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A 40 anni da Easy Rider (Prima parte)

Sono passati 40 anni dal viaggio intrapreso da Billy (Dennis Hopper) e Wyatt (Peter Fonda) in sella ai loro choppers da Los Angeles verso New Orleans alla ricerca della libertà, un viaggio che si è scontrato con la cruda realtà ma che è continuato nell’immaginario collettivo dove si è trasformato in un vero e proprio fenomeno di costume. Easy Rider è diventato un mito sempre presente a dimostrazione di come il cinema non solo sia in grado di cogliere la realtà del momento ma abbia anche la capacità di partecipare direttamente alla costruzione di un immaginario di massa, così che il viaggio iniziato da Billy e Wyatt è diventato una leggenda.
 
Questa pellicola diretta da Dennis Hopper, alla sua prima esperienza in regia, ci mostra le questioni-chiave di quel momento, un’America colma di contraddizioni e squilibri, nella quale la libertà a cui i giovani protagonisti della controcultura aspirano viene proposta come un’utopia. Il film tocca i temi cari alla gioventù della fine degli anni ’60 – l’affrancamento dai vincoli sociali, la droga come liberazione, la musica rock – tutto accompagnato dal motivo del viaggio da sempre presente nella cultura americana.
 
Gli anni Sessanta per gli Stati Uniti non rappresentano un momento semplice e tranquillo, molte le vicende che segnalano la fine di un idealismo di cui l’America si faceva portavoce. In quegli anni viene pubblicato il libro The Other America di Michael Harrington che mostrava che quasi 50 milioni di persone pativano la fame all’interno di un sistema che propagandava il benessere; sono anni segnati da omicidi: quello di Kennedy nel 1963 e quello di Malcom X due anni dopo, e poi quello di un altro Kennedy, Robert e di Martin Luther King (l’uomo che “aveva avuto un sogno”) e sono gli anni della guerra nel Vietnam. La disillusione travolgeva anche la controcultura, la Summer of Love del ’67 che avrebbe dovuto portare pace, amore e libertà, si concluse con un brusco ritorno alla realtà con l’uccisione, durante un concerto dei Rolling Stones, di un ragazzo da parte del servizio d’ordine. Questi gli Stati Uniti del periodo, è in questo clima che esce Easy Rider: in un paese dove sono solo possibili ribellioni ma non rivoluzioni, dove ogni gesto fuori dagli schemi risulta inutile e dove i miti giovanili si scontrano con una realtà avversa.
 
In Easy Rider ci troviamo di fronte a una società tradizionalista e conservatrice che si ritiene legata ai valori di libertà e democrazia ma che in realtà non ammette il diverso e i cambiamenti sociali. Attraverso i vari incontri che i due amici fanno durante il loro viaggio vengono in contatto con modi di vita alternativi ai loro alcuni apertamente ostili, altri semplicemente diversi; il loro è un incontro con differenti casi, ognuno dei quali risulta esemplare della condizione sociale alla fine dei Sixties, e soltanto la somma di essi dà un’immagine completa e non molto positiva degli Stati Uniti.
Già fin dal primo incontro che i due fanno con il proprietario di un motel si trovano a scontarsi con ostilità e intolleranza. L’ostilità in Easy Rider va crescendo man mano che i due amici si avvicinano alla loro meta: vengono arrestati per aver sfilato abusivamente, Billy viene insultato dal carceriere, e all’interno del ristorante, dove Billy e Wyatt, insieme a George Hanson si fermano per mangiare ci si trova chiaramente di fronte al confronto con la mentalità retriva del Deep South, prologo all’uccisione di George Hanson che, a sua volta, prelude all’uccisione di Billy e Wyatt da parte di due bifolchi sulla strada che porta alla Florida.
 
L’intolleranza verso il diverso segue in Easy Rider un andamento crescente, un climax che, partendo da elementi minimi, adatti a informare sulla situazione contestuale, giungono a vette di drammaticità sempre più gravi per concludersi con la morte dei due protagonisti. E’ un racconto amarissimo e crudele che denuncia lo squallore e la paura per il diverso, è un racconto sulla libertà che si rivela solo un sogno impossibile da raggiungere e porta Billy e Wyatt verso la morte. Il loro viaggio è destinato al fallimento e per tutta la sua durata offre indizi simbolici dell’impossibilità di vivere secondo gli ideali di libertà.
 
Il mondo di Easy Rider è un mondo che ha PAURA della LIBERTÀ, come dice George Hanson prima di morire: “hanno paura di quello che voi rappresentate… quello che rappresentate per loro è la libertà… quando vedono un individuo veramente libero allora hanno paura.”


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