Argento vivo - ComunicaMente
Vito Zagarrio (a cura di)

Argento vivo

saggi Marsilio

376 pagine

 

Si apre con l’evocazione di una decapitazione questa monografia edita da Marsilio, con quello che è un vero e proprio topos della “poetica” dell’autore di Suspiria e Inferno; un’immagine che rimanda alla perdita della ragione, del senno, l’abbandono della razionalità e l’approdo a un cinema dell’inconscio. Un cinema che presenta (forse a dispetto di quella che è l’opinione comune) molteplici dimensioni, letture, snodi. Argento vivo si pone perciò come ricognizione sull’opera di Dario Argento effettuata attraverso contributi critici di varia natura (sia interventi cinefili che brevi analisi testuali) volti a scandagliare un cinema che si muove – come suggerisce il sottotitolo – tra autorialità e genere. Se infatti esso appare come “un universo ben riconoscibile”, nondimeno si è trovato a intrattenere scambi di riferimenti, citazioni con il New Horror (non si dimentichi il sodalizio con Romero per Zombi e Due occhi diabolici) e a rappresentare la via italiana al thriller, diventando ben più che fonte di ispirazione per il cinema di paura che si è prodotto nel nostro Paese negli anni Settanta e Ottanta. Un esito – quello del cinema argentiano – che condivide con quello che aveva conosciuto nel decennio precedente Sergio Leone, non a caso suo maestro.

 

I numerosi saggi che compongono il volume delineano così un regista che è sì giunto alla dimensione del culto, ma che, presso la critica italiana, ha incontrato non poche difficoltà nel farsi riconoscere come autore: dapprima accolto con diffidenza e poi rivalutato negli anni Ottanta, oggi un buon numero di recensori riconosce nel suo cinema certi sintomi di una stanchezza compositiva e di un’eccessiva ricorrenza di temi, figure, leitmotive che sfocia nella ripetitività. Tuttavia la divisione della critica in merito al cinema di Dario Argento risulta tuttora evidente quando, all’interno di un saggio come quello di Giona A.Nazzaro, si legge che il regista di La terza Madre è a oggi l’unico italiano “a praticare un cinema ormai sbilenco, sghembo, profondamente anarchico”.

                                                       

A fronte di queste divergenze, il libro proposto da Marsilio (provvisto anche di un’ampia bio-biblio-filmografia) tenta di offrire al lettore uno sguardo multiprospettico all’oggetto-Argento, appassionato e analitico, teso a valorizzarne la complessità.

 

IL CURATORE

 

Vito Zagarrio, fiorentino, storico del cinema, critico e regista, è docente al DAMS di Roma. Ha curato numerosi volumi della collana “Nuovocinema” e ha scritto Cinema italiano anni ’90, edizione tascabile (2000) e Cinema e fascismo (2007).

 

(5 settembre 2008)                                                                                                         Andrea Favazzo





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Vito Zagarrio (a cura di)
Argento vivo
saggi Marsilio
376 pagine
 
Si apre con l’evocazione di una decapitazione questa monografia edita da Marsilio, con quello che è un vero e proprio topos della “poetica” dell’autore di Suspiria e Inferno; un’immagine che rimanda alla perdita della ragione, del senno, l’abbandono della razionalità e l’approdo a un cinema dell’inconscio. Un cinema che presenta (forse a dispetto di quella che è l’opinione comune) molteplici dimensioni, letture, snodi. Argento vivo si pone perciò come ricognizione sull’opera di Dario Argento effettuata attraverso contributi critici di varia natura (sia interventi cinefili che brevi analisi testuali) volti a scandagliare un cinema che si muove – come suggerisce il sottotitolo – tra autorialità e genere. Se infatti esso appare come “un universo ben riconoscibile”, nondimeno si è trovato a intrattenere scambi di riferimenti, citazioni con il New Horror (non si dimentichi il sodalizio con Romero per Zombi e Due occhi diabolici) e a rappresentare la via italiana al thriller, diventando ben più che fonte di ispirazione per il cinema di paura che si è prodotto nel nostro Paese negli anni Settanta e Ottanta. Un esito – quello del cinema argentiano – che condivide con quello che aveva conosciuto nel decennio precedente Sergio Leone, non a caso suo maestro.
 
I numerosi saggi che compongono il volume delineano così un regista che è sì giunto alla dimensione del culto, ma che, presso la critica italiana, ha incontrato non poche difficoltà nel farsi riconoscere come autore: dapprima accolto con diffidenza e poi rivalutato negli anni Ottanta, oggi un buon numero di recensori riconosce nel suo cinema certi sintomi di una stanchezza compositiva e di un’eccessiva ricorrenza di temi, figure, leitmotive che sfocia nella ripetitività. Tuttavia la divisione della critica in merito al cinema di Dario Argento risulta tuttora evidente quando, all’interno di un saggio come quello di Giona A.Nazzaro, si legge che il regista di La terza Madre è a oggi l’unico italiano “a praticare un cinema ormai sbilenco, sghembo, profondamente anarchico”.
                                                       
A fronte di queste divergenze, il libro proposto da Marsilio (provvisto anche di un’ampia bio-biblio-filmografia) tenta di offrire al lettore uno sguardo multiprospettico all’oggetto-Argento, appassionato e analitico, teso a valorizzarne la complessità.
 
IL CURATORE
 
Vito Zagarrio, fiorentino, storico del cinema, critico e regista, è docente al DAMS di Roma. Ha curato numerosi volumi della collana “Nuovocinema” e ha scritto Cinema italiano anni ’90, edizione tascabile (2000) e Cinema e fascismo (2007).
 
(5 ottobre 2008)                                                                Andrea Favazzo


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