Si è chiusa domenica 14 settembre la mostra Beatles ’68, in programma allo Spazio Oberdan dal 17 giugno scorso, curata da Umberto Buttafava e Enzo Gentile e organizzata dalla Provincia di Milano.
L’occasione è ovviamente la ricorrenza del quarantesimo anniversario dell’anno della Contestazione, che rappresenta insieme anche un bivio fondamentale della storia del gruppo di Liverpool, tra apice della popolarità e anticamera dello scioglimento. Nel disegnare un percorso narrativo e divulgativo, i Fab Four vengono raccontati partendo da una sorta di quadrilatero che aiuti a fotografare le loro gesta, i prodromi della fine e gli avvenimenti dei tempi. I quattro punti cardinali del ’68 beatlesiano vengono così precisati:
- il doppio lp omonimo, meglio conosciuto come White Album;
- il viaggio in India, alla corte del guru indiano Maharishi Mahesh Yogi;
- il rapporto con il cinema (dal documentario Magical Mystery Tour presentato alla fine di dicembre ’67 fino al film di animazione Yellow Submarine);
- l’inizio di tutte le carriere soliste e dei progetti individuali.
Per ciascuno di questi aspetti della vita del gruppo sono create delle aree specifiche, con materiali pensati per appassionati e nostalgici: spartiti, acetati, rarità autografate e un’ampia selezione di immagini (tratte da giornali, riviste, libri e 45 giri, cover, manifesti, locandine) e altri gadget.
All’interno di questa mostra, che sicuramente ha accontentato i beatlesiani d’Italia, viene spontaneo chiedersi quale ruolo possa giocare la Storia e, in particolare, un anno-spartiacque come è stato il ’68. L’allestimento spaziale (curato da Nicola Marras), da sempre portatore di senso e mappa di orientamento concettuale del visitatore, ci viene forse in aiuto, ponendo la storia dei Beatles e la Storia di una rivoluzione mancata una di fronte all’altra. La Primavera di Praga si trova così guardare in faccia i gadget di Yellow Submarine, senza apparenti punti di contatto e comunicazione. Gli eventi italiani e internazionali sono infatti confinati in uno spazio ideologicamente separato e fisicamente distinto, condensati in poche immagini-simbolo (le barricate del maggio parigino, il pugno alzato di Smith e Carlos alle Olimpiadi di Città del Messico, i carri armati dell’Armata Rossa che invadono Praga, la tragica uccisione di Martin Luther King, la guerra in Vietnam). I due percorsi corrono dunque su binari paralleli, anche se ad accomunarli c’è la forte tensione ad abbracciare il futuro, musicale e storico-politico, in una continuità difficile da sciogliere. Una doppia onda lunga, quella della Contestazione e del mccartneyismo.
(19 settembre 2008) Alessandra Favazzo
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