<div align="right">Davide Boero</div>
<div align="right"><b>Chitarre e lucchetti. Il cinema adolescente da Morandi a Moccia</b></div>
<div align="right">Le Mani</div>
<div align="right">136 pagine</div>
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<div>Divenuto negli ultimi anni uno dei target preferiti del mercato cinematografico italiano, il pubblico giovane ha conosciuto nel primo scorcio di questo secolo un numero notevole di storie e personaggi nei quali il suo bisogno di identificazione ha trovato ampia soddisfazione. Pur non costituendo una vera e propria novità (già negli anni ottanta l’industria dell’audiovisivo aveva concepito prodotti come <b>Chewingum</b>, I ragazzi della terza C o <b>Sapore di mare</b>), lo sviluppo del cinema adolescenziale richiama l’attenzione verso di sé per il suo aspetto quantitativo e, soprattutto, per la sua dimensione intermediale. A fronte di tal numero e tale complessità, <b>Chitarre e lucchetti</b> tenta di tracciare una mappa di orientamento che segni le coordinate antropologiche di questo cinema negli ultimi dieci anni.</div>
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<div>Il libro, compiendo un salto a ritroso di quarant’anni, individua nel film <b>In ginocchio da te</b> il testo che codifica un immaginario adolescenziale che perdura sino a oggi: la passeggiata mano nella mano, le promesse di eternità, la distanza tra gli amanti diventano veri e propri <i>topoi</i> che si ripresenteranno nella produzione successiva da <b>Una lacrima sul viso</b> (1966) a <b>Iago</b> (2009). Dopo aver individuato dunque l’antenato dei teen movie contemporanei, il libro procede per grandi motivi (il primo bacio, la prima volta, il viaggio, il dis-impegno politico) soffermandosi soprattutto sui titoli che hanno conosciuto più fortuna al botteghino. Non vengono tralasciati però sguardi “minoritari” sull’adolescenza, che tentano di smarcarsi dal cinema e dalla letteratura (nella produzione teen odierna i due ambiti sono inscindibili) di <b>Federico Moccia</b>: da Melissa P. (2005) passando per Jimmy della collina (2006), si giunge al paradosso del recente <b>Albakiara</b>, che, di fatto, uscito come film vietato ai minori di quattordici anni, esclude dal proprio pubblico una parte dell’universo che rappresenta.</div>
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<div>Un universo, quello dei <b>teen movie</b>, segnato dunque da contraddizioni: se il cinema adolescente spesso fa propria la messa in scena del processo di crescita, della metamorfosi, non di meno esso non fa che recuperare costantemente i moduli del passato limitandosi a proporre stancamente commedie sentimentali dai caratteri standardizzati, a presentare infine un numero assai ristretto di attori (Silvio Muccino, <b>Riccardo Scamarcio</b>, Cristiana Capotondi e <b>Nicolas Vaporidis</b> su tutti). Questa immobilità si compensa con una sorta di “dinamismo” intermediale: televisione, siti internet, blog (visitatissimo è quello di Moccia) permettono di intercettare e coinvolgere un pubblico adolescenziale ormai ipertecnologizzato e guidarlo attraverso un circuito che passa anche attraverso l’ambito editoriale.</div>
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<div>Corredato da una bibliografia che riporta i romanzi coinvolti nel processo di rappresentazione audiovisiva degli adolescenti, <b>Chitarre e lucchetti</b> descrive un cinema che si è reso sempre più complesso negli anni e che si trova al centro di molteplici e differenti tensioni, non ultima – come già accennato – quella tra permanenza e trasformazione. Davvero esemplare in tal senso è un film come <b>Notte prima degli esami</b>, influenzato da un effetto nostalgia di ascendenza vanziniana ma proiettato verso un mutamento delle forme del genere.</div>
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<div><b>L’AUTORE</b></div>
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<div><b>Davide Boero</b>, laureato con una tesi su Il cinema di Jacques Tati, è docente nella scuola secondaria. Ha collaborato a diverse riviste «Film D.O.C.», «LG Argomenti».</div>
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(4 luglio 2009)                                                                   Andrea Favazzo<br />
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