A distanza di trentadue anni dall’ultima riforma Rai, si ritorna a discutere su un nuovo disegno di legge per il rilancio del servizio pubblico radiotelevisivo, realizzato dal Ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni.
La proposta si basa su cinque punti fondamentali per far si che il rinnovamento avvenga nel modo più efficace:
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mettere la Rai in condizione di competere nella tv del futuro
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recuperare l’autonomia decisionale
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recuperare diversità dalla tv commerciale
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offrire un servizio basato sul pluralismo
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offrire un servizio di qualità in termini di innovazione tecnologica.
Le principali motivazioni che hanno ispirato il
disegno di legge sono rappresentate da un doppio rischio che la Rai corre: da una parte si teme una situazione di staticità a livello decisionale dovuta all’incrocio tra la tradizionale lottizzazione e l’attuale bipolarismo molto frammentato che rende il vertice Rai instabile. Dall’altra, le spinte di un’innovazione tecnologica che presuppone l’avvento di un sistema multipiattaforma (web, digitale e satellite) e multicanale rischiano di rendere sempre più oscura l’identità, la diversità e la riconoscibilità del servizio pubblico. Di conseguenza, diventerebbe più difficile giustificarne il finanziamento.
Tuttavia, la Rai si contraddistingue per alcune caratteristiche positivamente importanti che dovranno rappresentare lo zoccolo duro dal quale ripartire, fondamentali per il raggiungimento dei cinque obiettivi individuati.
Questi aspetti sono:
Per raggiungere i cinque obiettivi, il disegno di legge prevede di affidare la proprietà della Rai a una fondazione in grado di scegliere lestrategie e i vertici operativi.
La fondazione dovrà garantire nei confronti del Governo della qualità del servizio pubblico e della sua autonomia. Il consiglio della fondazione, affinché si definisca nel modo più autonomo dalla politica e dal potere economico, sarà composto da undici membri eletti da unapluralità di collegi: organo di rappresentanza parlamentare, Conferenza stato-regioni, cncu, cnel, crui.
Inoltre alla fondazione viene attribuito il compito di riorganizzare la Rai al fine di renderla meno dipendente dalla pubblicità e meno affine ai modelli della tv commerciale.
Per concludere, si riassumono i punti sui quali bisogna impegnarsi e fare in modo che la riforma agisca per il miglioramento della Rai.
Lavorare sulla differenziazione del servizio pubblico da quello offerto dalla tv commerciale, ripristinando qui comportamenti imitativi da parte delle emittenti private che vedevano nella Rai un modello. Negli ultimi anni questo comportamento ha visto un inversione delle parti, con un grosso rischio di omologazione.
Ridurre la dipendenza finanziaria del servizio pubblico dai ricavi pubblicitari. E’ giusto riportare il finanziamento pubblico ad un livello più alto, come già accade nei servizi pubblici negli altri paesi europei. Solo in Italia esiste un peso finanziario pubblico equivalente a quello privato.
Recuperare un impegno strategico per l’innovazione. Rispetto ad altre aziende di comunicazione la Rai investe troppo poco nel proprio futuro. Questo è importante per non perdere gli ascolti nelle fasce più giovani. Il servizio pubblico deve essere multipiattaforma: nel digitale terrestre, nel satellite free to air e nel web. Nelle reti generaliste e in quelle tematiche.
Riacquistare autonomia contrariamente all’intreccio che caratterizza la Rai e i partiti, un male che rischia di mettere sempre più al centro l’invadenza dei partiti anziché le esperienze dei cittadini. Il pluralismo è una delle ragioni fondamentali di esistenza della Rai.
Funzionare con efficienza. Obiettivo che contrasta secondo il disegno di legge con la tradizionale lottizzazione che non permette stabilità dei vertici e possibilità di prendere decisioni strategiche.
(26 luglio 2007) Benedetto Vacca
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