Se negli anni sessanta cineasti come Glauber Rocha e Carlos Diegues riuscirono a imporre all’attenzione internazionale la lotta brasiliana contro i suoi retaggi colonialisti grazie all’elaborazione dell’estetica della famee a film come Deus e o Diablo na Terra do Sol(Il dio nero e il diavolo biondo, 1964), vale la pena valutare l’apporto all’agenda sociale di due film come Noticias de uma Guerra Particular(1998) di Joao Salles e Katia Lund (un documentario) e soprattutto Cidade de Deus(City of God, 2002), diretto da Fernando Meirelles e co-diretto da Katia Lund (film di fiction basato su un fatto di cronaca).
I due film sono profondamente legati tra loro: in parte condividono lo stesso regista e scrittore (Paulo Lins) ed esplorano lo stesso soggetto: la violenza e lo spaccio di droga nelle favelas.
Di contro, le loro differenze non risiedono solo nello stile della loro forma, essendo l’uno documentario basato su interviste e l’altro si presenta come film narrativo dal ritmo veloce, ma anche nel giudizio dato loro da pubblico e critica. Per valutare il contributo di questi film all’agenda sociale, dobbiamo tenere a mente i punti di partenza, le ragioni che stanno dietro questi film e cosa effettivamente è stato raggiunto in base alle politiche di marketing, diffusione a livello internazionale e risposte del pubblico.
I due film si inseriscono in un genere già consolidato nel cinema brasiliano, il genere favela, ma se ne discostano sia per i contenuti (Cidade de Deus è basato su una storia vera) sia per le azioni sociali che la produzione voleva mettere in moto: un dibattito mondiale sulla drammatica situazione degli slums.
Cidade de Deus ha sbancato il botteghino in Brasile e ha catturato il pubblico di tutto il mondo per il suo stile patinato alla MTV, la sua violenza e la performance degli attori. A questo proposito molti critici hanno dibattuto sull’effetto che questa attrattiva da blockbuster ha avuto sulla sua agenda sociale.
Fernando Meirelles ha comunque affermato che il film non era stato pensato per un pubblico internazionale ma per mettere a conoscenza il pubblico brasiliano e creare un dibattito politico, per essere accolto come film sociale, ma il suo stile (dal notevole appealper il pubblico) ha creato dei problemi.
Quando la Miramax ha comprato e distribuito il film, in effetti, il suo intento politico è sembrato svanire per attrarre un pubblico più consumistico. Il film divenne d’improvviso un action movie, anche perché gran parte dei critici e del pubblico occidentale, abituati alla violenza di Hollywood, non sono stati in grado di separare divertimento visivo e contesto effettivo del film.
Nel saggio “TheBrazilian GoodFellas: City of Godas a Gangster Film” il critico Miranda Shaw sembra eludere le scelte di marketing da parte della Miramax, avvicinando il lavoro di Meirelles ai film di Rocha.
In realtà, se la violenza in Rocha è solamente simbolica, Meirelles adotta la violenza esplicita dei film hollywoodiani, inavvertitamente glamorizzandolae creando stereotipi nel tentativo di porla in un contesto sociale e politico.
Il bombardamento di immagini di Cidade de Deusdetermina una perdita nella capacità di guardare e pensare in modo autonomo: la mancanza di vuoto tra le immagini non lascia nessuno spazio alla riflessione personale. La cosmesi della famedi Meirelles commercializza e sfrutta la povertà, non andando a indagare le ragioni politiche e sociali oltre la cultura della violenza stessa, né andando a mostrare alcuna alternativa al crimine commesso negli slums. Questo è ciò che permette la rappresentazione distorta che nel film si fa della gente delle favelas.
(30 luglio 2007) Cecilia Frugiuele
Le fonti:
- Cook Pam, “The Cinema Book”, 1985, 2nd Ed., British Film Institute, London.
- Dennison Stephanie, Shaw Lisa, “Popular Cinema in Brazil”, 2004, Manchester University Press, Manchester.
- Nagib Lucia, “The New Brazilian Cinema”, 2003, IB Tauris, Oxford.
- Muir Stephanie, “Studying City of God”, 2005, Auteur Publishing, Cambridge.
- Johnson Randall, “Stam Robert, Brazilian Cinema”, 1995, Columbia University Press, USA.
- Kristin Thompson, David Bordwell, “Film History, and introduction”, 1994, McGrawHill, New York.
- Xavier Ismail, “Angels with Dirty Faces”, Sight and Sound, March 2003, BFI, London.
- Vieira, Else R.P, “City of God in Several Voice”, 2005, CCCP, Nottingham