Frank Capra. Il cinema americano tra sogno e incubo - ComunicaMente
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<p align="right">Vito Zagarrio<o:p></o:p></p>
<p align="right"><b style="">Frank Capra. Il cinema americano tra sogno e incubo<o:p></o:p>   </b></p>
<p align="right">&#160;272 pagine<o:p></o:p></p>
<p align="right">&#160;saggi Marsilio<o:p></o:p></p>
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<p>Come il cinema spesso fa da qualche decennio a questa parte, a volte anche la critica e la saggistica cinematografica riprendono un autore (o una pellicola, nel caso dell’industria dell’audiovisivo) classico per rileggerlo e metterne in luce aspetti che nel tempo, agli occhi della critica e del pubblico, sono rimasti in secondo piano. È quanto ha fatto anche Vito Zagarrio in questa monografia edita da Marsilio e dedicata al regista di <b style="">Arsenico e vecchi merletti</b>. Adottando il metodo dell’analisi del film – filologica e filmologica (con qualche riferimento a Marx e Freud) – e prendendo in prestito il “paradigma indiziario” di <b style="">Carlo Ginzburg</b>, l’autore compie una controlettura dell’opera del regista italo-americano alla luce della storia del cinema e della società americana.<o:p></o:p></p>
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<p>In questa sorta di saggio/indagine si tenta di dar conto del lato oscuro del suo universo poetico-ideologico di Capra, di quegli elementi che costruiscono un rimosso nascosto dietro un’immagine del cinema del regista che si è fatta ormai vulgata; un cinema dunque che non è stato solo alfiere del populismo, della demagogia, di un’<b style="">ideologia mielosa e perbenista</b>, ma che si fa anche spietata lente d’ingrandimento delle contraddizioni della società statunitense, dei conflitti familiari e di classe, dei difficili <b style="">anni della Depressione</b>; un cinema, insomma, più problematico di quanto il suo stesso autore volesse far credere nelle sue interviste, dichiarazioni e carteggi.<o:p></o:p></p>
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<p>Partendo da singoli fotogrammi e da sequenze-chiave Zagarrio costruisce una mappa di un cinema in cui ricorrono ansie, inquietudini, ossessioni quali il suicidio (realizzato o solamente meditato), ritornano rappresentazioni che alludono alla natura contraddittoria del sistema capitalistico (è il caso del film <b style="">Quella certa cosa</b>), che inscenano catastrofi (<b style="">Luci del circo</b>) e che mettono alla berlina la stessa società dello spettacolo (<b style="">Il teatro di Minnie</b>). Attraverso l’analisi di spie, indizi, lapsus dell’opera capriana, l’indagine rileva pertanto una visione sostanzialmente pessimistica che si manifesta emblematicamente nei sottofinali dei film e nei finali positivi ma poco credibili. In questo senso, i cosiddetti <b style="">unhappy endings</b> e i climax drammatici – che preparano la risoluzione (spesso) positiva dell’intreccio ma al contempo “lasciano tracce di disperazione sociale” – rivelano la vera natura di questo cinema e ne rendono manifesta la complessità.<o:p></o:p></p>
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<p><b style="">L’AUTORE<o:p></o:p>   </b></p>
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<p><b style="">Vito Zagarrio</b> insegna Istituzioni di regia cinematografica e televisiva all'Università Roma Tre. Su Capra ha già pubblicato un «Castoro Cinema», curato un volume insieme a Robert Sklar, scritto numerosi saggi e organizzato retrospettive. Per i tipi di Marsilio ha scritto o curato vari volumi sul cinema italiano (anni trenta, anni novanta-duemila, l'opera dei Taviani, di Scola, di Argento) e americano (<i>studio system</i>, modi di produzione, rapporti tra cinema e televisione). Come filmmaker ha realizzato tre lungometraggi usciti in sala, oltre a corti, documentari, specials sul cinema e reportages tv.<o:p></o:p></p>
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<p>(18 febbraio 2010)&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Andrea Favazzo<o:p></o:p></p>
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Frank Capra. Il cinema americano tra sogno e incubo

Vito Zagarrio

Frank Capra. Il cinema americano tra sogno e incubo

 272 pagine

 saggi Marsilio

 

Come il cinema spesso fa da qualche decennio a questa parte, a volte anche la critica e la saggistica cinematografica riprendono un autore (o una pellicola, nel caso dell’industria dell’audiovisivo) classico per rileggerlo e metterne in luce aspetti che nel tempo, agli occhi della critica e del pubblico, sono rimasti in secondo piano. È quanto ha fatto anche Vito Zagarrio in questa monografia edita da Marsilio e dedicata al regista di Arsenico e vecchi merletti. Adottando il metodo dell’analisi del film – filologica e filmologica (con qualche riferimento a Marx e Freud) – e prendendo in prestito il “paradigma indiziario” di Carlo Ginzburg, l’autore compie una controlettura dell’opera del regista italo-americano alla luce della storia del cinema e della società americana.

 

In questa sorta di saggio/indagine si tenta di dar conto del lato oscuro del suo universo poetico-ideologico di Capra, di quegli elementi che costruiscono un rimosso nascosto dietro un’immagine del cinema del regista che si è fatta ormai vulgata; un cinema dunque che non è stato solo alfiere del populismo, della demagogia, di un’ideologia mielosa e perbenista, ma che si fa anche spietata lente d’ingrandimento delle contraddizioni della società statunitense, dei conflitti familiari e di classe, dei difficili anni della Depressione; un cinema, insomma, più problematico di quanto il suo stesso autore volesse far credere nelle sue interviste, dichiarazioni e carteggi.

 

Partendo da singoli fotogrammi e da sequenze-chiave Zagarrio costruisce una mappa di un cinema in cui ricorrono ansie, inquietudini, ossessioni quali il suicidio (realizzato o solamente meditato), ritornano rappresentazioni che alludono alla natura contraddittoria del sistema capitalistico (è il caso del film Quella certa cosa), che inscenano catastrofi (Luci del circo) e che mettono alla berlina la stessa società dello spettacolo (Il teatro di Minnie). Attraverso l’analisi di spie, indizi, lapsus dell’opera capriana, l’indagine rileva pertanto una visione sostanzialmente pessimistica che si manifesta emblematicamente nei sottofinali dei film e nei finali positivi ma poco credibili. In questo senso, i cosiddetti unhappy endings e i climax drammatici – che preparano la risoluzione (spesso) positiva dell’intreccio ma al contempo “lasciano tracce di disperazione sociale” – rivelano la vera natura di questo cinema e ne rendono manifesta la complessità.

 

 

L’AUTORE

 

Vito Zagarrio insegna Istituzioni di regia cinematografica e televisiva all'Università Roma Tre. Su Capra ha già pubblicato un «Castoro Cinema», curato un volume insieme a Robert Sklar, scritto numerosi saggi e organizzato retrospettive. Per i tipi di Marsilio ha scritto o curato vari volumi sul cinema italiano (anni trenta, anni novanta-duemila, l'opera dei Taviani, di Scola, di Argento) e americano (studio system, modi di produzione, rapporti tra cinema e televisione). Come filmmaker ha realizzato tre lungometraggi usciti in sala, oltre a corti, documentari, specials sul cinema e reportages tv.

 

(18 febbraio 2010)                                                         Andrea Favazzo

   

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