Georges Méliès - ComunicaMente
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P.Cherchi Usai</div>
<div align="right"><b>Georges Méliès</b></div>
<div align="right">il Castoro Cinema</div>
<div align="right">171 pagine</div>
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<div>Inventore del trucco cinematografico, messaggero della modernità, anticipatore del cinema di fantascienza: Georges Méliès è stato soprattutto questo. Protagonista di un cinema idealmente opposto a quello dei coevi Lumière (capostipiti del “filone realistico”), il regista di <b>L’homme-orchestre</b> è stato infatti il primo cineasta a mostrare come tecnologia ed estetica unite assieme possano costruire il senso di meraviglia che si prova davanti a visioni strabilianti.</div>
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<div>Paolo Cherchi Usai ripercorre in 171 pagine l’avventura del padre del fantastico cinematografico collegandola al più ampio contesto storico, politico e sociale e, allo stesso tempo, entrando nello specifico dei film più rilevanti per sottolinearne i tratti peculiari: una <i>successful story </i>che culmina con il celeberrimo <b>Le voyage dans la Lune</b>, primo vero trionfo di pubblico che, capace di creare immagini-simbolo (il razzo che si conficca nell’occhio della Luna), diventerà una pietra miliare nell’ultracentenaria storia del cinema. <b>Scienza e immaginazione</b> diventano, in questo tragitto, le coordinate necessarie per orientare uno spettatore affamato soprattutto di immagini strabilianti e inedite.</div>
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<div>Con Méliès il cinema diventa dunque dispositivo che produce illusioni, <i>féerie</i>, mentre la fissità dell’inquadratura non è una semplice limitazione tecnica ma si fa cornice di un quadro estremamente dinamico che ospita delizie per gli occhi. Cinema, dunque: continuo movimento, sovrabbondanza di elementi all’interno del quadro, sovrabbondanza produttiva (Méliès dirige 520 film tra il 1896 e il 1912): caratteristiche che si dimostrano tuttavia inutili proprio quando la domanda di film a livello mondiale cresce vertiginosamente. Il pubblico del 1915, però, non chiede più storie che raccontino di conquiste del Polo (<b>A la conquête du Pole</b>), di turchi decapitati (<b>Le bourreau turc</b>) o visioni di scenografie raffinate e baroccheggianti: servono intrecci più avvincenti, vicende realistiche. Svanisce definitivamente la pura curiosità per la semplice immagine in movimento.</div>
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<div>Il prestidigitatore, illusionista e manipolatore del tempo Méliès – impossibilitato a rinnovare il suo stile – deve dunque lasciare il posto alla crescente industria (non solo hollywoodiana), e tuttavia, di tutta questa illusione, di questa elusione degli occhi resta nell’immaginario quell’occhio di Luna trafitto: punto di riferimento per il <b>cinema dell’irrealtà</b> a venire e vera e propria “dichiarazione d’indipendenza da un cinema che vuole riprodurre il vero”.</div>
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<div>La lettura di <b>Georges Méliès</b> è dunque un’occasione per approfondire la conoscenza del padre della moderna sci-fi e del cinema <i>tout court</i> e, grazie a una sezione filmografica che occupa metà del volume, ricostruire criticamente l’opera di un regista disordinatamente e felicemente prolifico.</div>
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<div style="text-align: justify"><b>L’AUTORE</b></div>
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<div style="text-align: justify"><b>Paolo Cherchi Usai </b>è cofondatore delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone e della Selznick School of Film Preservation alla George Eastman House (Rochester, New York). È direttore della rivista «Segnocinema» ed è autore di libri e saggi sulla storia del cinema, sulla cultura digitale e sul restauro dell’immagine in movimento. Fra le sue opere si segnalano <i>Prima di Caligari </i>(in collaborazione con Lorenzo Codelli, 1990); <em>Una passione infiammabile: guida allo studio del cinema muto</em> (edizione aggiornata, 2000). Direttore del National Film and Sound Archive of Australia dal 2004 al 2008, è oggi a capo della Haghefilm Foundation di Amsterdam.<br />
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(21 maggio 2009)&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;Andrea Favazzo</div>
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Georges Méliès

 
Paolo Cherchi Usai
Georges Méliès
il Castoro Cinema
171 pagine
 
Inventore del trucco cinematografico, messaggero della modernità, anticipatore del cinema di fantascienza: Georges Méliès è stato soprattutto questo. Protagonista di un cinema idealmente opposto a quello dei coevi Lumière (capostipiti del “filone realistico”), il regista di L’homme-orchestre è stato infatti il primo cineasta a mostrare come tecnologia ed estetica unite assieme possano costruire il senso di meraviglia che si prova davanti a visioni strabilianti.
 
Paolo Cherchi Usai ripercorre in 171 pagine l’avventura del padre del fantastico cinematografico collegandola al più ampio contesto storico, politico e sociale e, allo stesso tempo, entrando nello specifico dei film più rilevanti per sottolinearne i tratti peculiari: una successful story che culmina con il celeberrimo Le voyage dans la Lune, primo vero trionfo di pubblico che, capace di creare immagini-simbolo (il razzo che si conficca nell’occhio della Luna), diventerà una pietra miliare nell’ultracentenaria storia del cinema. Scienza e immaginazione diventano, in questo tragitto, le coordinate necessarie per orientare uno spettatore affamato soprattutto di immagini strabilianti e inedite.
 
Con Méliès il cinema diventa dunque dispositivo che produce illusioni, féerie, mentre la fissità dell’inquadratura non è una semplice limitazione tecnica ma si fa cornice di un quadro estremamente dinamico che ospita delizie per gli occhi. Cinema, dunque: continuo movimento, sovrabbondanza di elementi all’interno del quadro, sovrabbondanza produttiva (Méliès dirige 520 film tra il 1896 e il 1912): caratteristiche che si dimostrano tuttavia inutili proprio quando la domanda di film a livello mondiale cresce vertiginosamente. Il pubblico del 1915, però, non chiede più storie che raccontino di conquiste del Polo (A la conquête du Pole), di turchi decapitati (Le bourreau turc) o visioni di scenografie raffinate e baroccheggianti: servono intrecci più avvincenti, vicende realistiche. Svanisce definitivamente la pura curiosità per la semplice immagine in movimento.
 
Il prestidigitatore, illusionista e manipolatore del tempo Méliès – impossibilitato a rinnovare il suo stile – deve dunque lasciare il posto alla crescente industria (non solo hollywoodiana), e tuttavia, di tutta questa illusione, di questa elusione degli occhi resta nell’immaginario quell’occhio di Luna trafitto: punto di riferimento per il cinema dell’irrealtà a venire e vera e propria “dichiarazione d’indipendenza da un cinema che vuole riprodurre il vero”.
 
La lettura di Georges Méliès è dunque un’occasione per approfondire la conoscenza del padre della moderna sci-fi e del cinema tout court e, grazie a una sezione filmografica che occupa metà del volume, ricostruire criticamente l’opera di un regista disordinatamente e felicemente prolifico.
 

L’AUTORE
 
Paolo Cherchi Usai è cofondatore delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone e della Selznick School of Film Preservation alla George Eastman House (Rochester, New York). È direttore della rivista «Segnocinema» ed è autore di libri e saggi sulla storia del cinema, sulla cultura digitale e sul restauro dell’immagine in movimento. Fra le sue opere si segnalano Prima di Caligari (in collaborazione con Lorenzo Codelli, 1990); Una passione infiammabile: guida allo studio del cinema muto (edizione aggiornata, 2000). Direttore del National Film and Sound Archive of Australia dal 2004 al 2008, è oggi a capo della Haghefilm Foundation di Amsterdam.

(21 maggio 2009)                                                               Andrea Favazzo



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