Gli anni affollati. La cultura cinematografica italiana (1970-79) - ComunicaMente
<div align="right">Claudio Bisoni</div>
<div align="right"><b>Gli anni affollati</b></div>
<div align="right">Carocci</div>
<div align="right">223 pagine</div>
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<div>Raccontare gli anni ’70 italiani – descriverne i conflitti e il clima sociale e politico – è un’operazione che spesso si rivela essere molto complicata, rischiosa. Claudio Bisoni, in questa recentissima pubblicazione di Carocci, tenta di fare il quadro di ciò che è stata la cultura cinematografica in Italia in quell’arco di tempo. Tra sintetiche ma precise <b>ricostruzioni della cornice storica e sociale</b> e frequenti citazioni di scritti dell’epoca, i capitoli del volume descrivono un decennio di contraddizioni e di linee culturali emergenti. Una buona parte della critica cinematografica operante nel decennio preso in esame, infatti, se da un lato <b>condanna la censura</b> delle opere culturali e celebra la liberazione dell’espressione individuale, dall’altro rifiuta sistematicamente la rappresentazione cinematografica del corpo, della violenza e del piacere, finendo per ignorare interi generi (il cinema erotico, il poliziesco, il melodramma e l’horror).</div>
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<div>Se le pagine dedicate ai rapporti tra critica e clima storico permettono di apprezzare il contributo che questa ha apportato alla negoziazione sociale del gusto, la rassegna su alcuni articoli sulla Settima Arte firmati da intellettuali come <b>Alberto Moravia</b>, Ruggero Guarini, Giovanni Raboni e <b>Oreste Del Buono</b>, consente di individuare quattro sguardi differenti ma accomunati, in sede di giudizio estetico del film, dal ricorso continuo ai luoghi più comuni della qualità (il film d’autore è quasi sempre meglio del <b>film di genere</b>; è migliore un film in cui la violenza è mostrata in modo metaforico piuttosto che non diretto).</div>
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<div>Nonostante il perdurare di elementi tradizionali, gli anni ’70 vedono anche la fioritura di una nuova pubblicistica cinematografica: riviste come <b>Ombre Rosse</b>, Cinema Nuovo, Cineforum, <b>Filmcritica</b> hanno in questo periodo larga diffusione e contribuiscono ad alimentare il dibattito intorno a film controversi (<b>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto</b>, Morte a Venezia, Novecento e <b>Amarcord</b> su tutti) e a creare una vera e propria agenda-setting al cui capo c’è il tema del rapporto tra cinema e politica.</div>
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<div>In opposizione al canone estetico imposto dalla critica (specialistica e non) si diffondono nella seconda metà del decennio i <b>club-cinema</b>. Figli dell’amore passionale per il cinema e della fine della politicizzazione radicale che si impone negli ultimi ’70, questi circoli <b>incarnano una nuova cinefilia</b> (che conoscerà il suo apogeo con la rassegna di <b>Massenzio</b> a Roma) innamorata del cinema classico e attenta al modernismo teorico degli anni ’60 e ’70 (Gilles Deleuze, Jacques Derrida, Michel Foucault, <b>Roland Barthes</b>). Contro la vecchia politica culturale della sinistra italiana, club-cinema come <b>Filmstory</b>, Movie Club e Obraiz offrono al nuovo spettatore rassegne che mescolano l’alto (ciò che è culturalmente legittimato) e il basso (il cinema popolare) in nome della divulgazione del cinema e di una “ritualità forte e appagante”, giungendo nei casi migliori a trasformare la stessa città in medium aggregante.</div>
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<div>Complesso ma puntuale nei riferimenti e nel linguaggio, <b>Gli anni affollati</b> è un manuale utile a comprendere un decennio la cui cultura cinematografica spesso e volentieri si muove tra paradossi e tumulti, si ritrova ancora legata alla tradizione umanistica e talvolta scorge e rileva le forme del nuovo.</div>
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<div><b>L’AUTORE</b></div>
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<div><b>Claudio Bisoni</b> insegna Storia e metodologia della critica presso l’Università di Bologna. Si occupa dei rapporti tra critica, estetica e processi culturali. Tra le sue pubblicazioni: <i>Brian De Palma</i> (Recco, 2002), <i>Attraverso Mulholland Drive</i> (Pozzuolo del Friuli, 2004), L<i>a critica cinematografica. Metodo, storia e scrittura</i> (Bologna, 2006). Suoi saggi e articoli sono apparsi in volumi collettivi e su varie riviste, tra le quali “La valle dell’Eden”, “Fotogenia”, “Close Up”.<br />
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(18 novembre 2009)&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;Andrea Favazzo</div>
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Gli anni affollati. La cultura cinematografica italiana (1970-79)

Claudio Bisoni
Gli anni affollati
Carocci
223 pagine
 
Raccontare gli anni ’70 italiani – descriverne i conflitti e il clima sociale e politico – è un’operazione che spesso si rivela essere molto complicata, rischiosa. Claudio Bisoni, in questa recentissima pubblicazione di Carocci, tenta di fare il quadro di ciò che è stata la cultura cinematografica in Italia in quell’arco di tempo. Tra sintetiche ma precise ricostruzioni della cornice storica e sociale e frequenti citazioni di scritti dell’epoca, i capitoli del volume descrivono un decennio di contraddizioni e di linee culturali emergenti. Una buona parte della critica cinematografica operante nel decennio preso in esame, infatti, se da un lato condanna la censura delle opere culturali e celebra la liberazione dell’espressione individuale, dall’altro rifiuta sistematicamente la rappresentazione cinematografica del corpo, della violenza e del piacere, finendo per ignorare interi generi (il cinema erotico, il poliziesco, il melodramma e l’horror).
 
Se le pagine dedicate ai rapporti tra critica e clima storico permettono di apprezzare il contributo che questa ha apportato alla negoziazione sociale del gusto, la rassegna su alcuni articoli sulla Settima Arte firmati da intellettuali come Alberto Moravia, Ruggero Guarini, Giovanni Raboni e Oreste Del Buono, consente di individuare quattro sguardi differenti ma accomunati, in sede di giudizio estetico del film, dal ricorso continuo ai luoghi più comuni della qualità (il film d’autore è quasi sempre meglio del film di genere; è migliore un film in cui la violenza è mostrata in modo metaforico piuttosto che non diretto).
 
Nonostante il perdurare di elementi tradizionali, gli anni ’70 vedono anche la fioritura di una nuova pubblicistica cinematografica: riviste come Ombre Rosse, Cinema Nuovo, Cineforum, Filmcritica hanno in questo periodo larga diffusione e contribuiscono ad alimentare il dibattito intorno a film controversi (Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Morte a Venezia, Novecento e Amarcord su tutti) e a creare una vera e propria agenda-setting al cui capo c’è il tema del rapporto tra cinema e politica.
 
In opposizione al canone estetico imposto dalla critica (specialistica e non) si diffondono nella seconda metà del decennio i club-cinema. Figli dell’amore passionale per il cinema e della fine della politicizzazione radicale che si impone negli ultimi ’70, questi circoli incarnano una nuova cinefilia (che conoscerà il suo apogeo con la rassegna di Massenzio a Roma) innamorata del cinema classico e attenta al modernismo teorico degli anni ’60 e ’70 (Gilles Deleuze, Jacques Derrida, Michel Foucault, Roland Barthes). Contro la vecchia politica culturale della sinistra italiana, club-cinema come Filmstory, Movie Club e Obraiz offrono al nuovo spettatore rassegne che mescolano l’alto (ciò che è culturalmente legittimato) e il basso (il cinema popolare) in nome della divulgazione del cinema e di una “ritualità forte e appagante”, giungendo nei casi migliori a trasformare la stessa città in medium aggregante.
 
Complesso ma puntuale nei riferimenti e nel linguaggio, Gli anni affollati è un manuale utile a comprendere un decennio la cui cultura cinematografica spesso e volentieri si muove tra paradossi e tumulti, si ritrova ancora legata alla tradizione umanistica e talvolta scorge e rileva le forme del nuovo.
 
 
L’AUTORE
 
Claudio Bisoni insegna Storia e metodologia della critica presso l’Università di Bologna. Si occupa dei rapporti tra critica, estetica e processi culturali. Tra le sue pubblicazioni: Brian De Palma (Recco, 2002), Attraverso Mulholland Drive (Pozzuolo del Friuli, 2004), La critica cinematografica. Metodo, storia e scrittura (Bologna, 2006). Suoi saggi e articoli sono apparsi in volumi collettivi e su varie riviste, tra le quali “La valle dell’Eden”, “Fotogenia”, “Close Up”.

(18 novembre 2009)                                                          Andrea Favazzo
   

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