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I media elettronici e il nuovo totemismo tecnologico
 Nell’epoca in cui viviamo, più che mai, è diventato usuale parlare di cambiamento, in tutte le sue accezioni temporali, quindi sia di quelli già avvenuti, quelli in atto e quelli che avverranno in futuro. Anzi, addirittura oserei dire che la parola “cambiamento” è diventata quasi un luogo comune e, senza esagerare alcune volte, è vittima di veri e propri abusi linguistici. Tuttavia, credo sia facile ammettere che dei profondi cambiamenti abbiano segnato e continuino a segnare la nostra epoca, da almeno venticinque anni a questa parte, con una rapidità ed efficacia superiore al passato. Per condurre e rendere ancora più interessante questa riflessione, non posso non fare riferimento ad un illuminante articolo di Derrick de Kerckhove e Vincenzo Susca, apparso nel numero 52 del newsmagazine L’espresso, il 3 gennaio 2008 e intitolato: “Tecnologia fa rima con magia”.
De Kerckhove, studioso della Rete e delle dinamiche sociali create dai nuovi media, svolge un’acuta riflessione su qual è il ruolo della tecnologia oggi, quali cambianti questa ha introdotto nella nostra vita, quali sono le condizioni della sua affermazione e le conseguenze legate alla sua diffusione o meglio al suo consumo.
In principio fu la tecnica, la magia e la religione: legati tra loro, essi permettevano la congiunzione tra il più alto grado di esperienza mistica con la massima espressione dell’agire tecnologico e di arte occulta. Il totemismo, pratica religiosa tramite la quale gruppi di veneratori entravano in contatto con le divinità adorate, rappresenta il punto d’incontro, il nodo di congiunzione dei tre ambiti. Ma in seguito ci fu lo strappo: il processo di civilizzazione, comprendente soprattutto la modernità occidentale e la sua tecnologia, lese la validità del trittico, aspirando a territori dell’esistenza ben più razionali.
La tecnologia si impone così sugli altri due fattori, diventa per l’uomo il mezzo per potersi imporre sulla natura e a farne le spese sono sia la religione, calamitata fuori dall’anima della tribù e istituzionalizzata nei libri; sia la magia che viene considerata “religione delle masse o nebbia della coscienza”. Tuttavia, proprio nell’apice del cambiamento di questa epoca, è ben visibile la sua fine, il suo eclissarsi. Quello che Marshall McLuhan aveva notato nella diffusione sociale dei media elettronici, considerati come l’agente di deflagrazione della cultura moderna del suo ordine politico, sociale, identitatrio ed economico. Infatti, per quanto la tecnologia venga concepita e sviluppata nei laboratori tecnico-scientifici, con determinate intenzioni da parte dei suoi creatori, essa finisce poi per divenire l’oggetto dell’appropriazione sociale. Ed è questa l’origine di quella fine, insita nello splendore della stessa epoca. È importante la parabola di internet che de Kerckhove porta come esempio di quanto fin ora detto: internet fu concepito come uno strumento di utilizzo militare e accademico ma la sua manipolazione sociale lo ha trasformato in un luogo dove si sperimentano collaborazioni, connessioni e intelligenze sensibili dotate di forti connotazioni antimoderne (non razionali, non ideologiche, separate dalle elite, impertinenti nei confronti della legge). In questo luogo virtuale, la società reale si fraziona in tante tribù differenti, “ognuna delle quali è dotata di un proprio ordine etico che travalica la morale universale, i suoi strumenti e i suoi paradigmi”, ci si congiunge alla propria tribù condividendo: informazioni, simboli, suoni e affetti.
De Kerckhove prosegue parlando di un vero e proprio cambiamento antropologico: ciò che prima si esprimeva in termini di “resistenza”, per esempio la resistenza allo stesso cambiamento, oggi si traduce in “creazione” e “ricreazione”. Ciò è possibile nel momento in cui i nuovi media consentono da una parte la creazione di linguaggi diversi e di altrettanti ordini simbolici, a partire dalla loro grammatica di base; dall’altra la messa in comune, la connessione, di cybernauti che creano le loro tribù. La conseguenza di tale passaggio è lo stravolgimento delle “mappe di potere” e della tecnologia stessa. In questo contesto la tecnologia smette di essere l’arte dello sviluppo scientifico e diventa “tecnomagia”, ovvero un nuovo totem attorno al quale le tribù post moderne godono della sua misticità, che De Kerckhove descrive come: “pura vibrazione attorno al proprio corpo comunitario e fuga dall’io verso qualcosa di più grande da sé… un patto in cui l’emozione, gli affetti e i simboli condivisi si pongono come le nuove matrici dell’essere-insieme, come i presupposti di ogni fusione collettiva”; tutto ciò significa la sconfitta del contratto razionale e astratto sul quale si basava precedentemente un legame. Sono proprio questi nuovi linguaggi e ordini simbolici, ponti levatoio verso il raggiungimento del desiderio di congiungersi alla propria tribù, che ci permettono di comprendere i fiumi di parole e di emoticon che scorrono nelle chat line e nei telefonini, dove ritroviamo, guarda caso, proprio quello stimolo che muove la vita sociale e alimenta il desiderio di congiungersi ad altro da sé. “Congiungere”, o meglio “connettere”, è questa la parola chiave, diventata il simbolo, la base, il motivo, della nascita delle nuove tribù; tutto a discapito dei contenuti, tant’è vero che De Kerckhove non si ritrova più nella gloriosa affermazione del suo Maestro: “The medium is the message”. Si sente in dovere di adattarla all’epoca in cui viviamo, e la trasforma in: “The body is the message” (il corpo è il messaggio). È un esempio lo sviluppo della piattaforma Web 2.0, con l’obbiettivo di mettere l’utente sempre più nelle condizioni di interagire, di congiungersi, ponendo in secondo piano il vettore contenutistico. Siamo inconsapevoli protagonisti di un cambiamento culturale di vasta portata, rivoluzionario: “Da una parte estendiamo il nostro sistema nervoso centrale al di fuori del nostro cervello – nelle memorie digitali, negli schermi audiovisivi, nei depositi di informazione on line – e dall’altra lo riassorbiamo in modo espanso nella nostra pelle tramite i dispositivi portatili… Ciò avviene in modo al tempo stesso naturale e inconscio” e continua “Sappiamo come ripescare i dettagli della nostra esistenza su un palmare ma ignoriamo il processo tramite cui ciò è reso possibile”. Stà proprio in questi termini la differenza tra tecnologia e tecnomagia: mentre nella prima c’è un nesso di causa ed effetti, quindi tra sforzo prodotto e risultato ottenuto; nella tecnomagia viene meno il principio meccanico-funzionale, risultato fondamentale nel primo caso. De Kerckhove, procedendo nella sua analisi si spinge oltre nel discorso della “magificazione”, al di là della sua declinazione “tecnomagica”, egli vede nell’aumento delle cure omeopatiche e nel crescente successo di film come “Harry Potter” e il “Signore degli Anelli” un’altrettanta crescente crisi della religione e così prosegue “Oltre ad essere tutti cyborg, diventiamo inconsapevolmente tanti piccoli maghi di un mondo reincantato, in cui siamo al tempo stesso soggetti e oggetti di nuove possessioni, dipendenze e sacrifici… Consumo e comunicazione si sostituiscono a religione e politica contribuendo, in questa cultura postmoderna, a integrare pezzi di società che per molti anni i sistemi socio-culturali hanno marginalizzato”. Chi è al di fuori di una delle tante nuove tribù non può capire, non può gioire, difficilmente potrà cogliere i suoi risultati; è così che quella tecnologia inizialmente sviluppata per scopi scientifici e militari, con l’obiettivo di risolvere problemi comuni, ha invece assunto le sembianze di una “tecnomagia” che si pone invece lo scopo di connettere soggettività sociali attorno “vibrazioni emotive” e a “piacere info-estetici”. Lo stesso Pierre Musso, nel suo nuovo libro “L’ideologia delle reti” (Apogeo, 2007), afferma “la tecnica è il totem della società postmoderna, il nuovo oggetto di culto e il suo riferimento simbolico di base”. Così De Kerckhove conclude la sua riflessione su questa importante e illuminate riflessione sui cambiamenti introdotti dai media elettronici dicendo, in riferimento alla “tecnica”: “Essa è un portale dove l’immaginario si fa oggettivo e pressa sul mondo affinché l’universo fisico entri in congiunzione e assuma le sembianze di quello invisibile”.

(13 gennaio 2008)                                                                                                   Benedetto Vacca

Le fonti:
- Derrick de Kerckhove e Vincenzo Susca (2008), Tecnologia fa rima con magia, L'espresso, n. 52

 


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