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Il Cinema italiano visto da Milano (2 di 6)

Nella seconda giornata del concorso, arriviamo allo Spazio Oberdan con un po’ di anticipo, giusto quelle due ore in più che ci permettono di assistere alle proiezioni della raccolta di cortometraggi di Simone Massi, uno degli animatori artigianali, italiani usciti dalla scuola di Urbino, presente in sala a spiegare il suo lavoro. Articolato in una serie di cortometraggi, dalla struttura onirica e prevalentemente in bianco e nero, Simone Massi presenta 10 anni di lavoro rappresentati da circa 30 minuti di cortometraggi. ComunicaMente spera di avere nuovamente occasione di tornare a parlare di questo artista italiano, in modo più approfondito.
Subito dopo Simone Massi viene proiettata una rassegna di cortometraggi con Pulcinella di Gianini e Luzzati, un omaggio al grande Emanuele Luzzati, il giorno dopo il primo anniversario dalla sua scomparsa.
Tornando nel vivo del concorso il secondo film ad essere proiettato è “Ossidiana” per la regia di Silvana Maja.
 
TRAMA: film biografico che parte dalla vicenda di Maria Palliggiano, un’artista Napoletana che in seguito ad una serie di plagi e pressioni da parte di ambienti familiari/professionali (in parte coincidenti), nonostante un talento notevole, non riesce a conciliare il suo essere artista e madre allo stesso tempo, in uno stridere che la porta al suicidio nel 1969 a 36 anni.
 
CRITICA: il film si avvale di valide interpretazioni di Teresa Saponangelo e Renato Carpentieri, che riescono a dare un notevole spessore alle personalità dei propri personaggi, non c’è un’appropriata espressività ai sentimenti che gli stessi provano nella diagesi.
La scelta di Silvana Maja è estremamente interessante, scegliere un soggetto che nonostante tutto non c’è l’ha fatta ad emergere non è una scelta facile da trovare nel cinema, molto più facile è trovare il contrario. Nonostante il fallimento di questo soggetto il film non invita a rinunciare a nulla, e racconta il dramma di una donna, che stretta tra una società troppo rispetto a lei, ed una vena artistica insopprimibile, resta schiacciata. In contrasto con la drammaticità degli eventi raccontanti, il film è pieno di colori, e di ritmi, che riescono a trasmettere anche l’arte di questa donna, celebrandola non solo come vittima o martire di convenzioni sociali e persone, ma soprattutto, come artista.
A chi interessino vicende simili una figura analoga già raccontata dal cinema è quella di Frida Kahlo, ripresa nell’omonimo film Frida.
 
Voto: 7,5

(05 febbraio 2008)                                                                                                   Giacomo Cracco

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