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Il Cinema italiano visto da Milano (3 di 6)

Prima delle proiezioni ufficiali della terza giornata di concorso, assistiamo alla proiezione fuori concorso di Come l’ombra dell’esordiente Marina Spada, uno dei più recenti prodotti milanesi legato produttivamente alla Scuola Civica di Cinema di Milano.
 
TRAMA: Claudia è una donna sulla trentina che conduce una vita solitaria in una Milano estiva e vuota. Ad un corso di lingua russa conosce Boris, professore di mezz’età. Presto lei si sente attratta dall’uomo che però rimanda le avance alla fine del corso, quando non sarà più suo professore.
Alla fine del corso Claudia ricomincia la storia con Boris da dove l’avevano lasciata, ma Boris con una scusa di lavoro è costretto ad allontanarsi, lasciando alle cure di Claudia, Olga, una nipote ventenne. Inizialmente pare debba essere solo per una settimana, ma una misteriosa svolta drammatica è dietro l’angolo…
 
CRITICA: L’intreccio è dalle buone premesse, i personaggi sono interessanti, ed alcune scelte registiche sembrano valide, ma presto il dramma si focalizza esageratamente sulla protagonista, con una caratterizzazione più stilistica che altro, dimenticandosi man mano degli altri personaggi, quasi abbandonati lungo il film, lasciando una serie di buchi e perplessità, fino ad un epilogo tanto drammatico quanto gratuito. Sul piano tecnico la regia è abbastanza valida, salvo qualche scena in fuori campo, o fuori campo parziale, che al di la delle intenzioni poteva riuscire meglio. Qualche problema più serio lo da la fotografia, al di là di alcuni interni illuminati con poco criterio, perdonabili in quanto rari, non si capisce troppo la scelta di girare quasi tutto in tele con piani di fuoco ravvicinati e sfondi troppo spesso sfocati a metà, troppo poco per essere narrativi e troppo per essere gradevoli. Sempre legato a questa scelta ci sono alcune sequenze, spesso con macchina fissa, dove notevoli sbalzi di fuoco a seguire i personaggi nei loro differenti cambi di piano di fuoco, risultano fastidiosi, quasi frastornanti. Le prove attoriali sono altalenanti, per tutti i personaggi principali. Buona la colonna sonora.
 
Voto: 6,5
 
A seguire, è la volta di Valzer ultimo film di Salvatore Maira. Già presentato e premiato a Venezia e a Tokyo, il film ora approda a Milano.
 
TRAMA: Assunta (una brava Valeria Solarino) fa la cameriera in un hotel di lusso nel centro di Torino, forse è il suo ultimo giorno in quell’hotel. Inaspettatamente appena giunta in hotel incontra un uomo, è il padre di una sua vecchia amica, è uscito dal carcere ed ora è alla ricerca di sua figlia.
Assunta, si è da lungo tempo sostituita all’amica nel rapporto epistolare con lo stesso, ed ora deve trovare le parole giuste per svelare quest’arcano e raccontare la storia dell’amica. Nello stesso tempo un gruppo di manager di calcio e televisioni si riuniscono per fare il punto della situazione dopo uno scandalo calcistico.
 
CRITICA: Salvatore Maira si presenta con un film decisamente di altissimo livello, svicolando tra stereotipi in cui è facile cadere ma senza cadervi. Snocciolando i drammi personali dei personaggi, protagonisti e di contorno, ci racconta del nostro tempo, dei nostri giovani e dei nostri vecchi, della nostra televisione, de Il Potere, del vuoto di valori riempito abilmente da qualcuno per cui altro non siamo se non spugne da spremere. Un’analisi tanto forte tanto disillusa, che salva “l’animo” della protagonista. Dal punto di vista tecnico il film è davvero sensazionale: si articola in due lunghissimi piani sequenza, uniti da un taglio verso la metà, mascherato e praticamente impercettibile. Nonostante questa scelta estremamente impegnativa, il film scorre in modo perfetto, tra flashback e presente diegetico, con un cast davvero sempre all’altezza, che recita in modo onesto rendendo il più possibile vivo ogni personaggio, anche i più surreali risultano sinceri, permettendo alla musica, un valzer che a più riprese accompagna il film, di fare l’ultimo passo decisivo, legando tutto il film, e l’altalenarsi tra un personaggio e l’altro con un flusso continuo. Il risultato è abbastanza sbalorditivo da impedire alle pochissime incoerenze temporali di infastidire lo spettatore. Un film di cui il cinema italiano aveva senz’altro bisogno.
 
Voto: 9

(07 febbraio 2008)                                                                                                           Giacomo Cracco

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