Afferrare, spostare, ingrandire, ordinare un insieme caotico di immagini su di uno schermo trasparente: è ciò che compie John Anderton in una delle prime sequenze di Minority Report di Steven Spielberg: decodifica luci e ombre in movimento, brandelli di una narrazione che si presentano in forma sconnessa.
Questo tipo di agire, a ben vedere, può essere accostato all’attività di scrivere di cinema e comunicazione su internet nei primi anni del secolo Ventunesimo. Nell’era in cui le immagini diventano numeri e i numeri diventano immagini, l’atto di guardare si fa sempre più problematico, un nodo su cui è sempre più facile slittare e trovarne il senso totalmente capovolto: dal guardare (atto sociale diffusamente esercitato nel Novecento – L’età dell’occhio, secondo La Polla) all’essere guardati. Seppur circondati da miliardi di immagini in movimento, siamo nel contempo spiati: nelle strade delle città, nelle metropolitane, nelle banche. Frammentazione, contraddittorietà, compresenza di opposti: queste sembrano essere le cifre della nostra epoca contemporanea.
ComunicaMente e la sua redazione di cinema non cercherà certo di sfuggire a questo stato di cose né si azzarderà a fronteggiare, a sfidare il cinema come blocco monolitico, forma forte del secolo appena trascorso, ma si accosterà con curiosità, proverà ad annusarlo, a tastarne la consistenza e a rendere conto della sua inevitabile frantumazione (del visibile, del diegetico, dell’iconico e del suo stesso linguaggio) e dispersione all’interno dell’universo mediatico. Cinema al cinema, cinema in TV, cinema sul cellulare: ComunicaMente tenterà di mimare la molteplicità e – spesso – la contraddittorietà delle occasioni di fruizione di film, adottando talvolta sguardi decentrati e obliqui, talvolta analitici, talvolta febbrili d’amore selvaggio, talvolta estremamente soggettivi e attenti al dettaglio, alla curiosità, alla novità. Similarmente alla “precognizione” di Youngblood, ComunicaMente si farà perciò occhio espanso, dilatato per accogliere differenti punti di vista, diverse prospettive da montare in un découpage spesso e volentieri non omogeneo ma comunque teso verso l’ambizione di costruire delle connessioni, dei rimandi, dei percorsi orientativi all’interno del territorio cinematografico seguendo sentieri talvolta discontinui e spezzati.
ComunicaMente “renderà perciò conto” del cinema, del suo essere ancora uno e un milione, del suo essere bigger than life e mostrarsi ai nostri occhi e, al contempo, della sua “capacità” di comprimersi e di torcersi o farsi infine seducente fantasma di luce e impossessarsi di noi.