Il cinema dopo il cinema - ComunicaMente
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<p align="right">&#160;Roy Menarini<o:p></o:p></p>
<p align="right"><b style="">Il cinema dopo il cinema<o:p></o:p>  </b></p>
<p align="right">Le Mani<o:p></o:p></p>
<p align="right">248 pagine (2 volumi)<o:p></o:p></p>
<p align="right"><o:p>&#160;</o:p></p>
<p>Libri pieni di nomi e di idee, questi due volumi dedicati rispettivamente al cinema americano e a quello italiano degli ultimi dieci anni. Compendiosi ma ricchi di suggestioni e spunti critici, i libri di Roy Menarini descrivono lo stato dell’arte di un <b style="">cinema ancora in grado di parlare di sé e del mondo</b>, di modellare istanze presenti nella società e al contempo di farsi modellare a sua volta. Ed è proprio in virtù di questa sua capacità che negli Stati Uniti questo si sia dimostrato dispositivo sensibile al grande trauma dell’11 Settembre (con film come <b style="">United 93</b>, <b style="">The Village</b> e <b style="">The Terminal</b>) chiamandolo direttamente in causa, oppure facendone risuonare gli echi o alludendone più o meno esplicitamente.<o:p></o:p></p>
<p><o:p>&#160;</o:p></p>
<p>Esponendo poi le sue dieci idee sul cinema americano, l’autore fa i conti con i destini dei generi e degli autori in un decennio che ha conosciuto il trionfo del fantastico (come macrogenere a cui Hollywood ha fatto costante riferimento) con serie di successo come <b style="">Harry Potter</b>, <b style="">Il signore degli anelli</b> e <b style="">I pirati dei Caraibi</b>, la crisi della fantascienza (probabilmente per motivi legati all’11/9) e che contemporaneamente ha escluso registi rinomati (come William Friedkin e Peter Bogdanovich), incoronato definitivamente nuove autorialità (Clint Eastwood e <b style="">Quentin Tarantino</b> su tutti) e messo infine in luce una new wave di cineasti-nerd irriverenti (<b style="">P.T. Anderson</b>, Michel Gondry, <b style="">Spike Jonze</b>).<o:p></o:p></p>
<p><o:p>&#160;</o:p></p>
<p>Se gli Stati Uniti hanno conosciuto un decennio (da Ground Zero all’elezione di Barack Obama) caratterizzato da turbolenze politiche, sociali ed economiche ma, al contempo, una situazione cinematografica tutto sommato vivace, lo stesso non può dirsi dell’Italia, un Paese il cui declino culturale è ormai innegabile. Il cinema nostrano si rivela infatti incapace di rappresentare efficacemente l’identità nazionale né, tanto meno, di <b style="">rappresentare il paese reale</b> (anche se ci sono autorevoli eccezioni come <b style="">Vincere</b> e <b style="">Gomorra</b>). Oltre a descrivere come alcuni registi hanno negoziato, in questi anni, la loro autorialità (Olmi, Moretti, Amelio, Bellocchio), Menarini descrive poi i “movimenti”&#160; e le varie declinazioni che assume quel vero macrogenere del cinema italiano rappresentato dalla commedia e riconosce infine nel cinema medio d’autore il vero fenomeno cinematografico del decennio che intercorre <b style="">tra il G8 di Genova e l’attentato nei confronti del premier Silvio Berlusconi</b>: un cinema, questo, caratterizzato dal bello stile, dall’impiego di una musica empatica, che si rivolge a un pubblico da salotto chic, adulto e istruito; un cinema (il cui più noto rappresentante è <b style="">Ferzan Özpetek</b>) che in questi anni ha assorbito il melodramma.<o:p></o:p></p>
<p><o:p>&#160;</o:p></p>
<p>Uno dei generi che in questo periodo ha invece conosciuto una nuova e produttiva vita è il documentario, che con film come Carlo Giuliani ragazzo, <b style="">Un’ora sola ti vorrei</b>, La fabbrica dei tedeschi e <b style="">Case sparse – Visioni di case che crollano</b> vanta un buon livello qualitativo.<o:p></o:p></p>
<p><o:p>&#160;</o:p></p>
<p>I due volumi che compongono <b style="">Il cinema dopo il cinema</b> in definitiva sintetizzano in poche pagine e con esemplare chiarezza espositiva i dieci anni che sono appena trascorsi sullo schermo e, muovendosi tra divulgazione accademica e critica cinematografica, aiutano a chiarire le dinamiche e le nuove fisionomie che offrono due tra le più apprezzate cinematografie.<o:p></o:p></p>
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<p><b style="">L’AUTORE<o:p></o:p>  </b></p>
<p><b style="">  <br />
Roy Menarini</b> insegna Storia del Cinema presso il Dams di Gorizia, Università di Udine. Ha scritto numerosi volumi sul cinema contemporaneo, tra cui <em>Il cinema di David Lynch</em>, <em>William Friedkin</em>, <em>Stanley</em> <em>Kubrick - Full Metal Jacket</em>, <em>Nanni Moretti - Bianca</em>, <em>Italiana Off</em>. Per Le Mani ha curato (con L. Gandini) <em>Hollywood 2000 I - Generi e temi e II - Autori</em>, scritto altri volumi, tra cui <em>James Cameron</em>, e dirige la rivista «Cinergie - Il cinema e le altre arti». È redattore di «Segnocinema» e «Close-Up».<br />
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(12 luglio 2010)&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Andrea Favazzo<o:p></o:p></p>
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Il cinema dopo il cinema

 Roy Menarini

Il cinema dopo il cinema

Le Mani

248 pagine (2 volumi)

 

Libri pieni di nomi e di idee, questi due volumi dedicati rispettivamente al cinema americano e a quello italiano degli ultimi dieci anni. Compendiosi ma ricchi di suggestioni e spunti critici, i libri di Roy Menarini descrivono lo stato dell’arte di un cinema ancora in grado di parlare di sé e del mondo, di modellare istanze presenti nella società e al contempo di farsi modellare a sua volta. Ed è proprio in virtù di questa sua capacità che negli Stati Uniti questo si sia dimostrato dispositivo sensibile al grande trauma dell’11 Settembre (con film come United 93, The Village e The Terminal) chiamandolo direttamente in causa, oppure facendone risuonare gli echi o alludendone più o meno esplicitamente.

 

Esponendo poi le sue dieci idee sul cinema americano, l’autore fa i conti con i destini dei generi e degli autori in un decennio che ha conosciuto il trionfo del fantastico (come macrogenere a cui Hollywood ha fatto costante riferimento) con serie di successo come Harry Potter, Il signore degli anelli e I pirati dei Caraibi, la crisi della fantascienza (probabilmente per motivi legati all’11/9) e che contemporaneamente ha escluso registi rinomati (come William Friedkin e Peter Bogdanovich), incoronato definitivamente nuove autorialità (Clint Eastwood e Quentin Tarantino su tutti) e messo infine in luce una new wave di cineasti-nerd irriverenti (P.T. Anderson, Michel Gondry, Spike Jonze).

 

Se gli Stati Uniti hanno conosciuto un decennio (da Ground Zero all’elezione di Barack Obama) caratterizzato da turbolenze politiche, sociali ed economiche ma, al contempo, una situazione cinematografica tutto sommato vivace, lo stesso non può dirsi dell’Italia, un Paese il cui declino culturale è ormai innegabile. Il cinema nostrano si rivela infatti incapace di rappresentare efficacemente l’identità nazionale né, tanto meno, di rappresentare il paese reale (anche se ci sono autorevoli eccezioni come Vincere e Gomorra). Oltre a descrivere come alcuni registi hanno negoziato, in questi anni, la loro autorialità (Olmi, Moretti, Amelio, Bellocchio), Menarini descrive poi i “movimenti”  e le varie declinazioni che assume quel vero macrogenere del cinema italiano rappresentato dalla commedia e riconosce infine nel cinema medio d’autore il vero fenomeno cinematografico del decennio che intercorre tra il G8 di Genova e l’attentato nei confronti del premier Silvio Berlusconi: un cinema, questo, caratterizzato dal bello stile, dall’impiego di una musica empatica, che si rivolge a un pubblico da salotto chic, adulto e istruito; un cinema (il cui più noto rappresentante è Ferzan Özpetek) che in questi anni ha assorbito il melodramma.

 

Uno dei generi che in questo periodo ha invece conosciuto una nuova e produttiva vita è il documentario, che con film come Carlo Giuliani ragazzo, Un’ora sola ti vorrei, La fabbrica dei tedeschi e Case sparse – Visioni di case che crollano vanta un buon livello qualitativo.

 

I due volumi che compongono Il cinema dopo il cinema in definitiva sintetizzano in poche pagine e con esemplare chiarezza espositiva i dieci anni che sono appena trascorsi sullo schermo e, muovendosi tra divulgazione accademica e critica cinematografica, aiutano a chiarire le dinamiche e le nuove fisionomie che offrono due tra le più apprezzate cinematografie.

 

   

L’AUTORE


Roy Menarini
insegna Storia del Cinema presso il Dams di Gorizia, Università di Udine. Ha scritto numerosi volumi sul cinema contemporaneo, tra cui Il cinema di David Lynch, William Friedkin, Stanley Kubrick - Full Metal Jacket, Nanni Moretti - Bianca, Italiana Off. Per Le Mani ha curato (con L. Gandini) Hollywood 2000 I - Generi e temi e II - Autori, scritto altri volumi, tra cui James Cameron, e dirige la rivista «Cinergie - Il cinema e le altre arti». È redattore di «Segnocinema» e «Close-Up».

(12 luglio 2010)                                                              Andrea Favazzo

   

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