Il film blockbuster - ComunicaMente
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<p align="right">Marco Cucco<o:p></o:p></p>
<p align="right"><b style="">Il film blockbuster<o:p></o:p>   </b></p>
<p align="right">Carocci<o:p></o:p></p>
<p align="right">116 pagine<o:p></o:p></p>
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<p>Limitarsi a definire “americanate” (o, peggio ancora, “baracconate”) film come <b style="">Guerre stellari</b>, <b style="">Independence Day</b> o il più recente <b style="">2012</b> spesso e volentieri blocca sul nascere la nostra curiosità di indagare più in profondità su prodotti filmici che, al di là delle apparenze, nascondono una loro peculiare complessità.<o:p></o:p></p>
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<p>Un buon antidoto contro questo tipo di “sindrome del pregiudizio” viene offerto dal libro di Marco Cucco edito da Carocci. Le 116 pagine infatti propongono elementi e strumenti per interpretare il ruolo che i blockbuster americani hanno ricoperto negli ultimi quaranta anni. Al di là dell’utilissima ricostruzione storica, il libro individua le caratteristiche produttive e distributive e le componenti semantiche più significative dei film ad alto costo – facendo interagire quest’oggetto di analisi con le <b style="">componenti politiche, sociali ed economiche</b> – per riconoscerli infine come appartenenti a un genere a sé stante. I film in questione formano infatti un gruppo di testi immediatamente riconoscibili e generano nel pubblico costanti orizzonti di aspettative (tra le caratteristiche comuni, la <b style="">semplicità narrativa</b>, la capacità di scatenare nel fruitore una gioia infantile legata alla meraviglia e alla scoperta, la proposta di un messaggio universale, l’<b style="">alto coinvolgimento emotivo</b>). Tuttavia questa smaccata semplicità – ideale per intercettare un pubblico vasto ed eterogeneo – non riesce a celarne gli aspetti più complessi, i quali emergono quando si legge il blockbuster come “testo aperto”. Questa definizione si applica a due occorrenze che lo riguardano: da una parte la sua narrazione è più dinamica e meno stringente rispetto a film del periodo classico, dall’altra esso (dagli anni Ottanta a oggi) si pone come inizio di un percorso di consumo che concerne altri prodotti appartenenti a mercati ancillari (merchandising, serie tv derivate, colonne sonore).<o:p></o:p></p>
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<p>Una doppia natura, questa, che <b style="">Il film blockbuster </b>ricostruisce in modo sintetico ma accurato e chiaro, avvalendosi anche di tabelle e classifiche che contribuiscono ulteriormente a definire il grado di incisività che questo tipo di produzioni hanno nel mercato mondiale e permettono il confronto con un <b style="">cinema europeo</b> che, solo in anni recenti, ha tentato, pur con mille difficoltà, di cimentarsi in creazioni di film ad alto costo (tra i titoli da ricordare <b style="">Il nemico alle porte</b>, <b style="">Il pianista</b> e <b style="">Asterix e Obelix: Missione Cleopatra</b>) e di avventurarsi in coproduzioni tra Paesi interni all’Unione o collaborando con le Major hollywoodiane.<o:p></o:p></p>
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<p><b style="">L’AUTORE<o:p></o:p>   </b></p>
<p><b style="">Marco Cucco</b> è ricercatore presso l’Istituto Media e Giornalismo (IMEG) dell’Università della Svizzera Italiana. I suoi interessi di studio riguardano la storia e l’economia del cinema, con particolare attenzione al sistema hollywoodiano e alla relativa produzione filmica.<o:p></o:p></p>
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<p>(31 maggio 2010)&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Andrea Favazzo<o:p></o:p></p>
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Il film blockbuster

Marco Cucco

Il film blockbuster

Carocci

116 pagine

 

Limitarsi a definire “americanate” (o, peggio ancora, “baracconate”) film come Guerre stellari, Independence Day o il più recente 2012 spesso e volentieri blocca sul nascere la nostra curiosità di indagare più in profondità su prodotti filmici che, al di là delle apparenze, nascondono una loro peculiare complessità.

 

Un buon antidoto contro questo tipo di “sindrome del pregiudizio” viene offerto dal libro di Marco Cucco edito da Carocci. Le 116 pagine infatti propongono elementi e strumenti per interpretare il ruolo che i blockbuster americani hanno ricoperto negli ultimi quaranta anni. Al di là dell’utilissima ricostruzione storica, il libro individua le caratteristiche produttive e distributive e le componenti semantiche più significative dei film ad alto costo – facendo interagire quest’oggetto di analisi con le componenti politiche, sociali ed economiche – per riconoscerli infine come appartenenti a un genere a sé stante. I film in questione formano infatti un gruppo di testi immediatamente riconoscibili e generano nel pubblico costanti orizzonti di aspettative (tra le caratteristiche comuni, la semplicità narrativa, la capacità di scatenare nel fruitore una gioia infantile legata alla meraviglia e alla scoperta, la proposta di un messaggio universale, l’alto coinvolgimento emotivo). Tuttavia questa smaccata semplicità – ideale per intercettare un pubblico vasto ed eterogeneo – non riesce a celarne gli aspetti più complessi, i quali emergono quando si legge il blockbuster come “testo aperto”. Questa definizione si applica a due occorrenze che lo riguardano: da una parte la sua narrazione è più dinamica e meno stringente rispetto a film del periodo classico, dall’altra esso (dagli anni Ottanta a oggi) si pone come inizio di un percorso di consumo che concerne altri prodotti appartenenti a mercati ancillari (merchandising, serie tv derivate, colonne sonore).

 

Una doppia natura, questa, che Il film blockbuster ricostruisce in modo sintetico ma accurato e chiaro, avvalendosi anche di tabelle e classifiche che contribuiscono ulteriormente a definire il grado di incisività che questo tipo di produzioni hanno nel mercato mondiale e permettono il confronto con un cinema europeo che, solo in anni recenti, ha tentato, pur con mille difficoltà, di cimentarsi in creazioni di film ad alto costo (tra i titoli da ricordare Il nemico alle porte, Il pianista e Asterix e Obelix: Missione Cleopatra) e di avventurarsi in coproduzioni tra Paesi interni all’Unione o collaborando con le Major hollywoodiane.

 

 

L’AUTORE

Marco Cucco è ricercatore presso l’Istituto Media e Giornalismo (IMEG) dell’Università della Svizzera Italiana. I suoi interessi di studio riguardano la storia e l’economia del cinema, con particolare attenzione al sistema hollywoodiano e alla relativa produzione filmica.

 

(31 maggio 2010)                                                           Andrea Favazzo

   

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