L’affermazione secondo cui il medium contribuirebbe a manipolare la mente del suo utilizzatore, trova ampio sviluppo nel libro di Derrick De Kerckhove “Brainframes. Mente, tecnologia, mercato” del 1993.
De Kerckhove, che si è occupato delle interazioni neuro-culturali fra tecnologia e corpo, media e cultura, arte e comunicazione, nonché allievo ed erede intellettuale di Marshall McLuhan, in questo saggio evidenzia la stretta relazione tra la mente umana e le nuove tecnologie dell’informazione.
Concetto ed elemento chiave di tutta l’argomentazione è l’idea che il brainframe, vale a dire una cornice cerebrale, è il modo in cui le tecnologie incorniciano il cervello umano in una struttura. Il frame è uno schema di rappresentazione, ma ampliandone il senso diventa una cornice o un telaio che inquadra le capacità di espressione.
Nella prima parte del libro, l’autore mette in luce come la scrittura riesce a creare un brainframe, nel senso di una strutturazione dovuta all’interazione tra un sistema biologico con caratteristiche morfologiche e funzionali date (differenze tra i due emisferi) ma profondamente plastiche, e un ambiente mutevole. Per esempio il fatto che la scrittura avvenga perlopiù da sinistra a destra, sembra derivare dal fatto che l’emisfero sinistro, deputato all’analisi sequenziale dei dati e alla percezione del campo visivo destro, induca il cervello a spostare l’attenzione sequenziale verso il lato destro. Non è un caso che nei paesi con scrittura alfabetica e vocalica il trascorrere del tempo è indicato con una riga orientata verso destra.
La tecnica della scrittura informa il mentale e crea un modello strutturale dell’organizzazione dei dati sensoriali.
L’interazione implica quindi una trasformazione.
Per De Kerckhove in un livello mentale profondo il brainframe dell’alfabetizzazione influenza il modo in cui organizziamo i nostri pensieri.
Se l’alfabetizzazione crea cornici mentali, è vero anche che oltre a cornici interne vi sono anche cornici esterne: schermi Tv, schermi del Pc, ecc.
Con una esposizione chiara l’autore ci mette dinanzi al fatto che vi sono frames di frames, cornici di cornici.
La Tv e il computer possiedono una forza ancora più potente della scrittura, perché tramite un telaio esterno modificano il nostro interno.
Lo schermo Tv è un brainframe prescrittivo perché incornicia le dimensioni di quello che c’è da vedere, focalizza l’occhio e l’attenzione. Tramite le tecniche dello zapping, della registrazione, della visione multi-canale lo spettatore può, dice De Kerckhove, recuperare una certa indipendenza, che è in ogni caso vincolata dal mezzo.
Lo schermo del Pc, sempre più momento multimediale, ha al suo interno mappe e maschere interattive che permettono di ampliare le stesse possibilità di utilizzo.
In questa rapida analisi si può terminare affermando che Tv e computer hanno creato, secondo l’autore, un tipo nuovo di comunicazione in cui vi è un interscambio tra il mondo esterno e il nostro io più profondo.
(02 ottobre 2007) Fabrizio Maida
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