<div align="right">Federico Vitella</div>
<div align="right"><b>Il montaggio nella storia del cinema</b></div>
<div align="right">elementi Marsilio</div>
<div align="right">200 pagine</div>
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<div>Trascurato dalla saggistica storico-critica per la difficoltà a essere inquadrato come oggetto di indagine (può riguardare sia il taglio e cucito della pellicola, sia un’operazione retorica, sia un’azione concettuale più ampia), il montaggio costituisce in realtà uno degli <b>elementi-chiave nel processo produttivo cinematografico</b>, nonché nodo centrale nella rappresentazione filmica.</div>
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<div>A fronte di questa carenza della saggistica, Federico Vitella, coniugando storia del cinema e analisi del film, appronta una storia delle forme di montaggio del ‘900, appoggiandosi sia alle più profonde riflessioni dei teorici (gli impressionisti francesi, l’avanguardia sovietica, <b>André Bazin</b>) che alla manualistica tecnica. Dall’alba del cinema, quando il controllo del montaggio spetta generalmente all’esercente, fino alla tecnica del montaggio digitale, il volume descrive l’evoluzione delle funzioni e delle forme di questo oggetto “invisibile”. Se nel cinema delle avanguardie storiche il montaggio diviene per la prima volta oggetto di riflessione teorica, è con il cinema classico che trova una sua sistematizzazione pratica nelle grammatiche filmiche a uso dei registi di questo periodo. Ed è proprio nell’<b>industria hollywoodiana</b> che, per fini produttivi, nasce una figura professionale – quella del montatore – che, aiutata dalla moviola, può compiere un lavoro più preciso in modo più rapido.</div>
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<div>Se poi – come è noto – nei film della Hollywood classica il processo di scrittura del film tende a farsi invisibile per favorire l’identificazione con i personaggi, il cinema moderno (categoria entro la quale l’autore fa rientrare il Neorealismo, la <b>Nouvelle Vague</b> e la New Hollywood), seppur per ragioni e con modalità diverse (sia in nome di un rapporto più immediato con la realtà, sia in vista di un’estetica metalinguistica, sia solo per fini espressivi), mette in discussione il montaggio “invisibile”. Una linea, questa, che viene seguita ed esasperata infine dal cinema postmoderno, il cui montaggio <i>ludico</i> è funzionale a rendere più intensa l’esperienza cinematografica: il <b>montaggio rapido</b> e tecniche quali lo split-screen, utilizzate a fini non narrativi, diventano strumenti di un cinema che si rivolge più alla mente che al corpo dello spettatore, che gli chiede di godere delle forme e dei colori, di stringersi nei ritmi frenetici del montaggio; in definitiva, di immergersi nell’immagine.</div>
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<div><b>L’AUTORE</b></div>
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<div><strong>Federico Vitella</strong> insegna Generi e tecniche del linguaggio radiotelevisivo presso l'Università dell'Aquila e Storia e critica del cinema presso l'Università di Firenze, dove svolge attività di ricerca. Ha pubblicato, con Luca Mazzei, <i>Geometrie dello sguardo. </i><em>Contributi allo studio dei formati nel cinema italiano</em>(Carocci 2007).</div>
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<div>(25 maggio 2009)                                                               Andrea Favazzo</div>
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