ComunicaMente: Il secolo dei media
Peppino Ortoleva

Il secolo dei media

il Saggiatore

336 pagine

 

In un’epoca in cui i media hanno raggiunto una pervasività tale da entrare nella nostra quotidianità, uno dei rischi che si possa correre è quello di considerarli veri e propri oggetti “naturali”: per tutto il Novecento i mezzi di comunicazione hanno infatti rappresentato l’asse portante del sistema sociale, hanno ridefinito miti e riti, pratiche quotidiane. Date queste premesse, saper leggere le odierne realtà sociali, tecnologiche e comunicative significa necessariamente inquadrarle in quella che è l’eredità del processo di sviluppo che hanno conosciuto i media nel secolo scorso.

 

Partendo da tali presupposti, questa interessante pubblicazione del Saggiatore propone un’articolata rassegna su alcuni degli aspetti meno evidenti della comunicazione novecentesca, descrivendone soprattutto i processi di sviluppo (non solo tecnologici) e la capacità di modificare il paesaggio visivo, sonoro e cognitivo degli uomini. In un’ottica principalmente storica (ma con un occhio di riguardo per le teorie di Marshall McLuhan), Ortoleva si interroga sull’apparente inesauribilità della domanda di comunicazione derivante dai mutamenti urbani, tecnologici e sociali degli ultimi 150 anni ed esplora il rapporto tra i media e la caduta di alcuni tabù (la perdita del valore della parola data e del giuramento e l’esibizione spettacolare del sesso, che ha di fatto permesso la penetrazione di una logica di mercato nella sfera erotica).

 

Tuttavia lo sviluppo del panorama mediatico che ha caratterizzato il Novecento ha conosciuto anche aspetti che sono rimasti invariati nel tempo: ne sono esempi il concetto stesso di “media” (forse anche per lo scarso interesse dei teorici nel definirlo approfonditamente), la rappresentazione del mondo sottoforma di notizie (termine, quest’ultimo, entrato in crisi con il successo di Internet e, in particolare, del fenomeno dei blog) e la parola “canzone” (che si riferisce a quel prodotto fruibile indifferentemente tramite giradischi, radio a transistor, walkman o lettori mp3). Mutamento e permanenza finiscono così per diventare i termini entro cui leggere i processi e le implicazioni dello sviluppo dei media; processi e implicazioni che Ortoleva descrive evitando toni apocalittici e prendendo le distanze dalla teoria funzionalista, sostenendone al contrario la natura non lineare e negoziale.

 

(2 marzo 2009)                                                                                                                    Andrea Favazzo

 




 

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Il secolo dei media
Peppino Ortoleva
Il secolo dei media
il Saggiatore
336 pagine
 
In un’epoca in cui i media hanno raggiunto una pervasività tale da entrare nella nostra quotidianità, uno dei rischi che si possa correre è quello di considerarli veri e propri oggetti “naturali”: per tutto il Novecento i mezzi di comunicazione hanno infatti rappresentato l’asse portante del sistema sociale, hanno ridefinito miti e riti, pratiche quotidiane. Date queste premesse, saper leggere le odierne realtà sociali, tecnologiche e comunicative significa necessariamente inquadrarle in quella che è l’eredità del processo di sviluppo che hanno conosciuto i media nel secolo scorso.
 
Partendo da tali presupposti, questa interessante pubblicazione del Saggiatore propone un’articolata rassegna su alcuni degli aspetti meno evidenti della comunicazione novecentesca, descrivendone soprattutto i processi di sviluppo (non solo tecnologici) e la capacità di modificare il paesaggio visivo, sonoro e cognitivo degli uomini. In un’ottica principalmente storica (ma con un occhio di riguardo per le teorie di Marshall McLuhan), Ortoleva si interroga sull’apparente inesauribilità della domanda di comunicazione derivante dai mutamenti urbani, tecnologici e sociali degli ultimi 150 anni ed esplora il rapporto tra i media e la caduta di alcuni tabù (la perdita del valore della parola data e del giuramento e l’esibizione spettacolare del sesso, che ha di fatto permesso la penetrazione di una logica di mercato nella sfera erotica).
 
Tuttavia lo sviluppo del panorama mediatico che ha caratterizzato il Novecento ha conosciuto anche aspetti che sono rimasti invariati nel tempo: ne sono esempi il concetto stesso di “media” (forse anche per lo scarso interesse dei teorici nel definirlo approfonditamente), la rappresentazione del mondo sottoforma di notizie (termine, quest’ultimo, entrato in crisi con il successo di Internet e, in particolare, del fenomeno dei blog) e la parola “canzone” (che si riferisce a quel prodotto fruibile indifferentemente tramite giradischi, radio a transistor, walkman o lettori mp3). Mutamento e permanenza finiscono così per diventare i termini entro cui leggere i processi e le implicazioni dello sviluppo dei media; processi e implicazioni che Ortoleva descrive evitando toni apocalittici e prendendo le distanze dalla teoria funzionalista, sostenendone al contrario la natura non lineare e negoziale.
 
(2 marzo 2009)                                                                                                                    Andrea Favazzo
 

 
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