Il mondo di internet sembra realizzare la profezia di Marshall McLuhan che vedeva il mondo come villaggio globale: lo fa mediante le tecnologie telematiche, potenti ed efficaci strumenti di comunicazione. Soltanto una concezione ingenua può ritenere che le tecnologie siano artefatti e appendici dell’uomo, statici e privi di significatività teorica e culturale. In genere si pensa al medium come ad un mero strumento che trasferisce i dati in modo oggettivo: trasporta in uno spazio intermedio, che va a collocarsi tra un individuo e l’altro, in un movimento che porta da un emittente ad un destinatario. Si pensa che i dati dell’informazione risultino sempre gli stessi, qualunque sia il medium.
Le cose in realtà non sembrano stare così: utilizzando modalità diverse di espressione, le operazioni tecnologiche modificano di volta in volta la forma della comunicazione e quest’ultima interagisce con lo stesso contenuto. Inoltre ogni nuovo medium rende possibili dei processi mentali inconcepibili con i vecchi strumenti di comunicazione, dando così importanza a ciò che accade nella nostra mente: si crea così la possibilità per noi di creare nuovi modi di pensare e nuovi modi di cercare risposte a problemi che in precedenza erano inconcepibili (il medium manipola la mente).
La nostra mente è caratterizzata da schemi di rappresentazione: per millenni ci siamo serviti della scrittura alfabetica, quale medium privilegiato di comunicazione. Ora la tecnologia elettronica induce a pensare ad una trasformazione antropologica, in quanto sarebbe in atto una ristrutturazione del pensiero: è indubbio che il processo di trasformazione è notevole, proprio per la velocità di trasmissione e di propagazione del messaggio e per la pervasività del medium elettronico.
Portando l’attenzione sulla specificità dello strumento di comunicazione elettronico esso è multimediale e provvisto di struttura ipertestuale. L’ipertestualità è il carattere che distingue la struttura del medium internet; rischiando una definizione possiamo dire che l’ipertesto è la topografia della realtà virtuale, il luogo proprio e privilegiato della comunicazione che si propone mediante scrittura elettronica.
L’ipertesto multimediale è una particolare scrittura che, a differenza di quella alfabetica del libro stampato, non viene disposto in sequenza lineare; si tratta di un testo la cui ricezione impegna come soggetti attivi, piuttosto che passivi: l’ipertesto è una composizione strutturata in una serie di brani (topics) che sono legati tra loro da collegamenti (links).
Va rilevato come la figura dell’autore possa venire ignorata e come l’attenzione venga posta sul lettore, cui spetta il compito di scegliere tra diversi itinerari, che sono virtualmente configurati nella struttura ipertestuale.
Possiamo porci ora degli interrogativi. Può il pensiero avere cittadinanza nella rete? Si può fare filosofia facendo perno sui caratteri propri del web? Il medium elettronico (Internet), con le specifiche caratteristiche dell’ipertestualità, permette la comunicazione del pensiero on-line e la creazione di pensiero tramite la Rete?
Il fatto che oggi la filosofia presente in internet risulti di scarso rilievo (sia che si tratti di siti come di portali) non è indicativo dell’impossibilità di una sua collocazione nella Rete: conferma forse l’idea hegeliana di una nottola di Minerva che scende solo alla sera, quando tutto è già accaduto, a giochi ormai fatti.
Cercando di rispondere ai precedenti interrogativi, non preme sapere se internet possa essere utilizzato per disporre di una biblioteca universale virtuale; non si vuole sapere se mediante pc si possano compiere raffinate operazioni di codifica e di lemmatizzazione; non ci preme sapere come programmi sofisticati, che destrutturano e organizzano il testo in database, possano fornirci elementi di ricerca. Ciò lo si dà per certo e scontato.
Ciò che noi ci chiediamo è se l’ipertesto sia uno strumento idoneo per fare filosofia.
Così come un’indagine che voglia dirsi autenticamente teoretica parte da una riflessione filologico-linguistica e storiografica, così un’analisi sulla produzione di pensiero filosofico sul web deve partire dai mezzi tecnici a disposizione.
(16 settembre 2007) Fabrizio Maida
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