Il Cinebox: un mix di musica e televisione.
Quella rivoluzionaria macchina destinata a cambiare il mondo dell’intrattenimento, basata sull’unione tra musica e immagini, rimase una bomba inesplosa.
“Ho brevettato una macchina che rivoluzionerà il mondo dell’intrattenimento, è come un juke box che unisce la musica con la visione delle immagini del cantante e dell’orchestra”.
Furono queste le parole che Pietro Granelli, nel 1958, utilizzò per presentare alla Omi (Ottico Meccanica Italiana) la sua incredibile creatura: il Cinebox.
A distanza di un anno, a Roma, al Circolo della stampa, la stessa azienda annunciava la realizzazione dell’apparecchio.
Tutto sembrava presagire una rivoluzione dello spettacolo e un nuovo mercato legato a questo fenomeno, che coinvolgeva non solo il settore musicale e cine-televisivo, ma anche quello pubblicitario.
Nel giro di un anno, però, la storia del Cinebox cominciava a perdere quote di mercato e questo era dovuto in gran parte a due aspetti: da una parte la realizzazione del Cinebox in versione francese, lo Scopitone, dall’altra, gli accordi economici che i produttori francesi fecero con la mafia italo americana per venderne meglio i diritti in Usa.
Quest’ultimo aspetto diventa più chiaro se sottolineiamo l’ampia influenza che la mafia aveva nel mercato della musica leggera nel nuovo continente e la necessità di diversificare il business delle slot machine.
Non bastò nemmeno l’arricchimento della produzione artistica italiana con l’arrivo dei nuovi idoli della musica: Gianni Morandi e Bobby Solo, a questo punto la concorrenza dello Scopitone diventava troppo forte per il Cinebox, soprattutto nel mercato di maggiore espansione, quello americano.
Così negli anni Settanta si spegneva definitivamente l’affare del Cinebox portando con se le aspirazioni di rivoluzione cine-musicale.
Gli apparecchi già presenti sul mercato finirono per essere utilizzati come riproduttori di spot pubblicitari e filmati pornografici.
Per comprendere meglio la portata innovativa del Cinebox, bisogna contestualizzare l’evento al periodo storico in cui avvenne. Siamo alla fine degli anni Cinquanta, la musica aveva ormai assunto le dimensioni di un fenomeno di massa, il rock si diffondeva con una rapidità inaudita, in ogni bar era presente il juke box, Celentano e Mina spopolavano con il nuovo stile da urlatori che li contraddistingueva, Modugno incantava Sanremo con Volare e il Musichiere riempiva di musica le case di settimana in settimana.
Dal punto di vista artistico e manageriale, il Cinebox includeva nei suoi repertori alcuni degli artisti più in voga: da Carosone a Peppino di Capri, da Claudio Villa al duo Carla Boni - Gino Latilla e altri ancora. Allo stesso modo non tardarono ad arrivare gli accordi con le più importanti case discografiche italiane: Rca, Ricordi, Messaggerie Musicali e Curci, le quali si sarebbero impegnate nella realizzazione dei filmati da proiettare.
Particolarmente interessanti sono i video a colori di una giovanissima Mina che canta
Pesci rossi in un acquario virtuale, Domenico Modugno in
Vecchio frack, Renato Carosone e la sua orchestra alle prese con
Torero.
Tutta la produzione per Cinebox la potete consultare nel
repertorio.
Per un approfondimento sul Cinebox si consiglia la lettura del
libro: Da Carosone a Cosa Nostra, scritto da
Michele Bovi. Nel libro potrete trovare un ricchissimo archivio storico sul Cinebox con molte storie e fotografie.
Lo stesso Bovi è allestitore della mostra: Canzoni con vista – gli antenati del videoclip, in anteprima al Belvedere di San Leucio (CE) dall'1 al 30 settembre, ingresso gratuito.
(27 luglio 2007) Benedetto Vacca
Le Fonti
- Libro: Da Carosone a cosa Nostra. Gli antenati del videoclip di Michele Bovi.
- Mostra: Canzoni con vista - gli antenati del videoclip.
- Articolo: Storia del Cinebox la strana macchina "cinemusicale" di Edmondo Berselli (la Repubblica).
- Articolo: Come un baule di memorie di Gianni Valentino (la Repubblica).