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L'universo umano nei film di Pedro Almodovar
I film di Pedro Almodovar hanno suscitato, soprattutto in questi ultimi anni, un grande interesse (e grandi dibattiti) da parte della critica.
Giovanni Rizzoni, critico e specialista di Almodovar, individua tre fasi di sviluppo dei suoi film:
 
1.     dall’esordio al successo internazionale (con La legge del desiderio e soprattutto con Donne sull’orlo di una crisi di nervi, del 1988);
2.     la fase del sublime (con i film Tutto su mia madre e Parla con lei del 2002);
3.     infine la fase cosiddetta manieristica, con gli ultimi due film (La mala educación e Volver del 2006).
 
Nel percorso tracciato dai film emergono elementi comuni della poetica di Almodovar e della sua visione del mondo: sia in Parla con lei che in Donne sull’orlo di una crisi di nervi i personaggi non riescono a comunicare (nel primo film la protagonista è in coma e nel secondo l’attrice Pepa, rincorre tra i messaggi della segreteria il suo amato Ivan), inoltre questa incomunicabilità avviene tra sessi opposti, come se uomini e donne fossero portatori di ideali troppo diversi e contrastanti tra di loro.
Il punto di contatto e, forse, di ritrovo tra queste due polarità (peraltro mai fisse, vista la straordinaria varietà di donne presenti nei film) sembra essere nel film Legami! (1990): si incarna nella pietà provocata dal personaggio di Ricky nei confronti di Marina (la donna che lui ha preso in ostaggio per farla diventare sua moglie). Marina alla fine si innamora del suo sequestratore (Ricky) proprio per la compassione che prova nei confronti di quell’uomo, che ha rischiato la vita per trovare la droga per lei.
 
Da questa reazione emerge in maniera chiara l’idea che Almodovar ha dell’uomo. Idea riconfermata dalla presenza e assenza di Lola in Tutto su mia madre (1999), film per eccellenza di elogio alle donne. In questo film la protagonista Manuela vive un’idea di maternità estremamente narcisista, che la porta ad allontanarsi da Barcellona, paese in cui vive Lola, dalla cui relazione era nato il figlio Esteban. Con la morte di quest’ultimo Manuela sarà costretta a ritornare in quella città, permettendole di ritrovare la sua amica Agrado e la maternità perduta, adottando il figlio di suor Rosa. L’incontro con Lola è fugace, secondario e le varie storie del film sono sviluppate solo da personaggi femminili, ai quali Almodovar conferisce la dignità e il potere di reggere un intero film.
 
Un universo altrettanto femminile è quello presente nel film Volver, in cui l’unico personaggio maschile (il marito di Raimunda) muore all’inizio, e che tra l’altro non vedremo mai.
Anche Volver è un film di storie tra donne, in questo caso di una famiglia di donne riunita e vivacizzata dal fantasma di Irene (madre di Raimunda e di Sole).
Proprio rappresentando un fantasma (e gli effetti comici che questo comporta) Almodovar ha detto di aver reso omaggio alla sua terra, la Mancha (paese originario delle due protagoniste) e alle sue credenze.
 
Accanto all’universo femminile, sempre ricco e vario nelle sue sfaccettature, compare nei film il mondo dei trans, di personaggi caratterizzati da una sessualità ibrida (come Lola in Tutto su mia madre) e di cui Almodovar cerca di chiarire alcuni aspetti, di mostrarne le motivazioni.
Ecco allora la denuncia presente in: La mala educación (2004), contro gli abusi nei collegi religiosi di cui lo stesso regista era stato vittima. La tecnica narrativa utilizzata è quella della mise-en-abyme, che all’inizio rende di difficile comprensione il distinguo tra la realtà e il film che si stà girando. Questo rispecchia il desiderio ricorrente di Almodovar di mostrare l’artificio, come già era avvenuto in Legami!, in cui compare il set cinematografico; e in Donne sull’orlo di una crisi di nervi, nel quale i due attori sono ripresi mentre doppiano un film.
La volontà di mostrare il retro delle creazioni artistiche rappresenta per Almodovar il desiderio di dipingere con colori vivaci una realtà umana complessa e ambigua, e ancora, il compito di scavare nell’interiorità dei personaggi, nelle loro pulsioni più nascoste.
E’ una continua ricerca di motivazioni e ricordi, che spesso sembrano dimenticati, quella che muove Almodovar a creare film forti, in cui non manca mai l’elemento kitsch. Ma è proprio dietro il colore più acceso, o dopo la scena più scabrosa, che viene alla luce l’amore del regista per gli uomini e per le donne e per l’universo umano in generale, le cui contraddizioni pochi registi oltre a lui sono riusciti a rappresentare in maniera così nuda, spesso sconcertante.
 
(23 settembre 2007)                                                       Valeria Di Terlizzi


Le fonti:
- Giovanni Rizzoni, Appunti per una introduzione ai film di Pedro Almodovar in "Dispensa di materiali per il corso di Letteratura Spagnola Contemporanea" presso Università degli Studi di Milano, di D.Manera;
- Rafaeli Escalada, El nacimento de la movida madrilena in "Cuadernos hispanoamericanos" N'36, pp 7-14;
- Alejandro Yarza, Iconografia religiosa y estetica camp en Atame, de Pedro Almodovar, in "Revista Canadiese de estudios Hispanicos", vol.XXII, 1.

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