B.Balázs, a cura di L.Quaresima
L’uomo visibile
Lindau
416 pagine
A più di ottant’anni dalla sua pubblicazione, uno dei più importanti saggi di teoria del cinema vede la luce in traduzione italiana. Introdotto da un robusto saggio dello studioso Leonardo Quaresima, L’uomo visibile nell’edizione Lindau è accompagnato da un’antologia di altri scritti del teorico ungherese nonché da pagine che riportano alcune delle reazioni critiche al momento della sua pubblicazione nel 1924.
L’uscita di questo volume si presenta come un’importante occasione per rileggere uno dei primi testi che affrontano lo studio del linguaggio cinematografico: Balázs, spettatore di una macchina che solo da pochi anni cessa di essere solo tecnica riproduttiva a fini spettacolari per diventare arte, è infatti tra i primi intellettuali ad avvertire la necessità di costruirne fondamenta “scientifiche” che vadano in direzione di una vera e propria estetica del cinema.
In questo senso L’uomo visibile si inserisce benissimo nel dibattito teorico del suo tempo (dato che promuove una legittimazione artistica del mezzo e allo stesso tempo vuole coniugare teoria e prassi) anche nell’opporre il cinema alle altre arti e, in particolare, alla letteratura come arte della parola scritta. Se quest’ultima ha dato forma alla cultura della modernità, il cinema – strumento ottico – è in grado di ripristinare la visibilità dell’uomo, di restituire la fisionomia di tutte le cose scoprendone il volto. Entrata come settima nel gruppo delle arti, il cinema trova così la sua essenza nel Primo Piano, nella sua capacità di farsi lente d’ingrandimento e sottolineare i particolari del mondo che va a esplorare.
Probabilmente per via della sua non sistematicità, L’uomo visibile è stato a lungo trascurato dalla comunità degli studiosi (importante è stato invece il recente recupero operato da Casetti in L’occhio del Novecento). L’edizione di Lindau non offre tanto la possibilità di rileggere un reperto che riflette su quello che è stato il cinema del secolo scorso, quanto piuttosto rappresenta un’occasione per l’appassionato di impadronirsi di uno dei capisaldi del pensiero sul cinema e per lo studioso di farlo rientrare nel vivo dell’odierno dibattito teorico.
L’AUTORE
Béla Balázs (1884-1949) nato in Ungheria, è vissuto anche a Vienna, Berlino, Mosca (dopo l’avvento del nazismo), prima di tornare in patria nel dopoguerra. Ha una formazione filosofica (è stato allievo di Bergson e Simmel) ed è stato legato a Lukács da un lungo sodalizio. Tra gli altri suoi libri teorici:
Estetica del film (1930) e
Il film, evoluzione ed essenza di un’arte nuova (1948), tradotti in Italia negli anni ’50. Il cinema occupa per altro solo una parte delle sue molteplici attività: ha scritto drammi, romanzi, novelle, fiabe, raccolte di poesie, libretti per opere liriche (per Bartók), testi per la radio, romanzi per ragazzi. Nella Germania di Weimar è stato uno degli autori di Piscator e ha fondato e diretto un gruppo teatrale agit-prop.
(3 settembre 2008) Andrea Favazzo
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