In un’epoca in cui si teorizza la fine del nuovo come valore e l’impossibilità di procedere oltre una certa fase, il citazionismo e la pratica del rifacimento si caratterizzano come le componenti ideologicamente fondamentali dell’estetica postmoderna. In un’epoca in cui i mezzi di produzione diventano mezzi di ri-produzione e vi è un continuo ritorno al passato; viene spontaneo chiedersi se vi è ancora originalità nei prodotti culturali d’oggi, se le opere contemporanee presentano ancora elementi di creatività.
La questione è complicata e innanzitutto bisogna fare delle precisazioni sulla pratica del citazionismo e del remake. Bisogna tener conto del fatto che un’industria come quella hollywoodiana non può non mettere in piedi contemporaneamente tutti i meccanismi che permettono di differenziare il prodotto, tentando di formulare standard che riducano i rischi d’impresa o i costi dell’innovazione. Dunque il cinema continuerà a fornire materia prima “semilavorata” secondo tutte le tecniche proprie a qualunque altro settore merceologico della produzione capitalistica dell’era della globalizzazione.
L’idea di creatività come atto unico e irrepetibile funzionava nell’epoca moderna, dal Rinascimento in avanti, ma con la rivoluzione industriale la concezione di creatività cambia. Ora ci troviamo di fronte ad una cultura commerciale e ripetitiva che punta ad una produzione seriale. Il cinema stesso, come dice Buccheri, ha accettato la logica ripetitiva del sistema arrivando addirittura ad esasperarla (ricalchi, seguiti, rifacimenti) ma non per questo non è in grado di dar vita a forme originali e creative; basta pensare alle strategie comunicative come la frammentazione delle immagini e della narrazione, il linguaggio energetico e veloce, i movimenti di macchina audaci, il montaggio discontinuo o le forme di montaggio miste. Tutti stili di scrittura audiovisiva che caratterizzano il cinema postmoderno e che portano anche alla ricreazione di un nuovo tipo di spettatore che sia in grado di seguire velocità e frammentazione della narrazione e di cogliere le varie citazioni.
Il cinema di oggi è infatti caratterizzato da un’estrema varietà di formati e da una tensione verso forme testuali aperte e flessibili, come il flusso televisivo e l’ipertesto informatico; si misura con i videogames, i videoclip, i cd-Rom, dialoga con la televisione e i new media ed è cioè un cinema capace di uscire dall’orizzonte cinematografico, di sperimentare nuove strade e di cercare anche uno stretto rapporto con il pubblico. Dunque il cinema contemporaneo è ben lontano dallo sfinimento espressivo, ma riesce ad elaborare una creatività in sintonia con lo spirito dei tempi e in grado di stimolare lo spettatore.
(6 aprile 2008) Sara Barnabeo
Le fonti:
- Vincenzo Buccheri, Sguardi sul Postmoderno. Il cinema contemporaneo: questioni, scenari, letture, ISU Università Cattolica, Milano, 2000
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