La trilogia di Matrix, ormai entrata nell’immaginario collettivo, presenta numerosi spunti per una riflessione di carattere filosofico. Come è già stato rilevato da centinaia di pubblicazioni, interventi, convegni e articoli di alto profilo, le tematiche di fondo presenti nei tre film, ma soprattutto nel primo della saga, hanno importanti ed evidenti richiami filosofici. Senza soffermarci sulla trama, pensiamo conosciuta ai più, appare evidente come il richiamo ad una dimensione in cui l’uomo prigioniero scambia le immagini riflesse per realtà sia un chiaro riferimento al mito della caverna di cui Platone parla nella Repubblica: gli uomini sono schiavi delle illusioni e per raggiungere la conoscenza devono spezzare le catene delle passioni e dei sensi e contemplare la luce del sole. Quando Neo è liberato è come accecato dalla luce del sole platonico della verità. Altrettanto chiara è la citazione di Cartesio: nelle Meditationes (precisamente la sesta) Cartesio, tramite il metodo del dubbio iperbolico, giunge ad ipotizzare che la realtà sensoriale potrebbe essere il frutto di un genio maligno ingannatore. Nel Novecento Hilary Putnam riprende questa suggestione e la utilizza nel campo della filosofia della mente come ipotesi di lavoro ed esperimento mentale: uno scienziato malvagio potrebbe aver condotto un esperimento in cui noi non siamo altro che cervelli in una vasca di coltura e quindi tutte le nostre sensazioni sarebbero artificiali. Difficile sarebbe per noi, e secondo alcuni impossibile, uscire da questa dimensione e dimostrare la presenza di due realtà. Invece in Matrix, Neo e gli altri protagonisti hanno avuto il privilegio di accedere al risveglio dall’inganno.
Il nome di colui che risveglia Neo è Morpheus, cioè Morfeo, il dio greco dei sogni, che nella filosofia greca rappresentavano uno stato di coscienza superiore. Si ricordi Arthur Schopenhauer, che sosteneva come convivano un mondo di fenomeni, che sperimentiamo, e, da esso celato, un mondo di noumeni, ovvero verità nascoste dietro la rappresentazione.
Il tema del risveglio è poi tipico delle filosofie e delle religioni orientali: Neo è l’illuminato, e Matrix è una fitta rete di piaceri totalmente illusoria, il Samsara Buddista. Neo si libera attraverso lo Yoga e la meditazione, emancipandosi dal destino di reincarnazione e raggiunge la consapevolezza del Nirvana. Evidenti sembrano poi le interpretazioni evangeliche: Neo è l’anagramma di ONE, il prescelto, l’uno; Trinity è forse già nel nome un segno del dogma cristiano; inoltre Cypher potrebbe rappresentare Giuda. Infine in Matrix si hanno precisi riferimenti alle opere di Lewis Carrol, come Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio, che contengono spesso rompicapi matematici, logici e filosofici: il Bianconiglio è presente in varie scene cruciali per indicare il senso di incredulità di fronte ad un universo fittizio che si intreccia con la nostra realtà. La cosa evidente è che in Matrix si assiste ad una inversione, come se Alice scoprisse che l’Inghilterra sia una invenzione della regina di cuori.
In conclusione, come dimenticare il detto delfico “Conosci te stesso” che troneggia sulla porta dell’oracolo: un ammonimento sempre valido, vero e utile. Concludendo possiamo affermare che nei film della saga di Matrix sono innumerevoli gli argomenti filosofici, e non è stata nostra intenzione esaurirli tutti: si è solo cercato di indicare gli spunti di riflessione più evidenti.
(20 novembre 2007) Fabrizio Maida
FONTI:
Dentro la matrice. Filosofia, scienza e spiritualità in Matrix, a cura di Massimiliano Cappuccio. Edizioni Albo Versorio, Milano, 2004.
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