<div>È da qualche settimana nelle librerie l’ottavo numero della rivista <b>Link. Idee per la televisione</b>. Ad alimentare la <i>cover story</i> di quest’ultima uscita sono, come d’abitudine, saggi e interventi di autori televisivi, studiosi di media, giornalisti e produttori che si interrogano circa i legami tra l’<b>attuale crisi economica</b> e lo stato delle cose dell’universo televisivo. La situazione turbolenta che stanno attraversando i mercati internazionali – concordano pressoché tutti gli autori di questo volume – si rivela in fondo un’occasione per ripensare ogni aspetto dell’industria televisiva e un’opportunità per la “scatola parlante” di accelerare positivi processi di rinnovamento.</div>
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<div>Gli scritti raccolti si soffermano su aspetti circostanziati della crisi e spesso tentano di avanzare delle possibili soluzioni, o comunque si esercitano nel disegnare le caratteristiche che la televisione del futuro dovrà privilegiare per mantenere un <b>ruolo di primo piano nello scenario mediatico</b>. Ed è così che <b>Peppino Ortoleva</b>, dopo aver individuato i punti caldi della questione, suggerisce il ripensamento del sistema dell’informazione e dei media, oppure Gregorio Paolini, che individua nello sfruttamento delle tecnologie digitali (accompagnato da un approccio <i>indie</i>) la possibilità di battere nuove vie non solo produttive; o, infine, <b>Carlo Freccero</b>, che racconta la sua esperienza nel percorso di progettazione di Rai4. Nella Cover Story viene poi preso in esame lo stato di salute di ambiti al crocevia tra economia e comunicazione: il mercato pubblicitario, <strong>l’andamento della spesa da parte dei privati per i contenuti audiovisivi</strong>, le problematiche e le sfide legate all’attività di comunicazione da parte delle banche.</div>
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<div>Anche questo numero dal titolo leniniano si avvale di una varietà di voci che descrivono l’<b>odierno panorama televisivo</b> e i mutamenti che lo coinvolgono sia dal punto di vista dell’offerta (è il caso di Bucknasty, il quale si sofferma sulle trasformazioni delle sitcom americane negli ultimi anni) sia delle modalità produttive in generale. Il web da una parte e il <b>mondo dei videogames</b> dall’altra lasciano infatti intravedere nuove possibilità di promozione e distribuzione dei prodotti TV che aprono a inedite strategie di <b>coinvolgimento e fidelizzazione dello spettatore</b> e a scenari transmediali in cui il genere televisivo (Matteo Bittanti, nel suo saggio, affronta le vicende del quiz show) entra in una definitiva fase di rimediazione videoludica. A chiudere idealmente il volume troviamo infine la stimolante riflessione di <b>Francesco Casetti</b>, il quale, a fronte delle trasformazioni qui accennate, si interroga sull’identità dei post-media, ribadendone la loro natura “sensuale”, negoziale e sociale.</div>
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<div>(1 febbraio 2010)                                                          Andrea Favazzo<br />
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