Flusso ininterrotto di immagini, medium-zero contenitore del nulla, nuovo focolare domestico, bardo della contemporaneità: nella storia della communication research la televisione ha ricevuto svariate definizioni. Amata e odiata, la “scatola parlante” è stata decisamente al centro dell’interesse di numerosi studi, interventi critici, polemiche, dibattiti politici; se n’è parlato e se ne parla molto, talvolta in modo infruttuoso.
All’interno di questo panorama si è inserita nel 1998 Link. Idee per la televisione; nata nell’ambito di ricerca e sviluppo del marketing di RTI, questa realtà editoriale (i suoi prodotti sono disponibili nelle librerie dal settembre 2002) tenta di offrire un punto di vista multidisciplinare sulla TV commerciale. A fronte dello scontro decennale che si combatte sul campo della ricerca mediologica tra apocalittici e integrati, questa collana creata da Mediaset ambisce infatti a far incontrare la ricerca accademica con le idee dei professionisti della comunicazione, degli addetti ai lavori, nella consapevolezza che, solo grazie a un sapere teorico-scientifico affiancato a uno tecnico-pratico, è possibile affrontare i mutamenti dello scenario mediatico.
Se il periodico Link studia un ambito specifico nell’orizzonte televisivo dal punto di vista del mercato e della tecnologia, la collana Ricerca affronta la TV tramite analisi di contenuto e prodotto e analisi sociologiche: un duplice orientamento che da un lato mette in luce i fattori produttivi legati al medium, dall’altro ne indaga la composizione dell’audience. I saggi e le interviste proposte puntualizzano e approfondiscono dunque i fenomeni più rilevanti del mondo televisivo degli ultimi anni: la televisione satellitare e digitale, il rapporto tra calcio e TV, le problematiche legate all’informazione, la capacità che hanno i serial americani di raccontare la contemporaneità.
Attraverso la pubblicazione del periodico e di una collana di libri dedicati alla comunicazione televisiva, Link. Idee per la televisione non si rivolge solamente a un pubblico “universitario” (professori e studenti) o ad appassionati ma, non limitandosi alla registrazione dell’esistente, allo studio dei meccanismi dell’universo-TV, propone modelli, idee utili per una televisione – quella del futuro immediato – che aspirerà sempre più a essere protagonista del processo di convergenza mediale. Ed è proprio in vista di questo obiettivo che diventa necessario per studiosi, comunicatori di professione e utenti concepire una TV “oltre la TV”, adottando uno sguardo laterale che rivolga il suo interesse alle opportunità offerte dal digitale e dal web.
(30 gennaio 2009) Andrea Favazzo
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