ComunicaMente: Mazinga Nostalgia
Marco Pellitteri

Mazinga Nostalgia

Coniglio Editore

528 pagine

 

Dopo quasi dieci anni dall’ultima pubblicazione, torna sul mercato editoriale un libro-cult per gli appassionati di anime e manga. Mazinga Nostalgia, tuttavia, non si rivolge solamente agli otaku della prima ora o a coloro che, ormai trentenni, rimpiangono quei pomeriggi trascorsi davanti alla tv in compagnia di Candy Candy, Holly e Benji o Lamù: se a una prima lettura il volume si presenta come un’apologia del fumetto e (soprattutto) dell’animazione giapponese contro i loro detrattori (stampa, critica televisiva e comunità intellettuale su tutti), le pagine di Marco Pellitteri testimoniano un importante studio critico su una forma di comunicazione che – non solo in Italia – ha creato suo malgrado grande dibattito nei media e presso l’opinione pubblica. Se al momento della sua uscita Mazinga Nostalgia è stato in grado di raccogliere istanze e desideri di una generazione di appassionati, oggi il suo valore principale risiede soprattutto nel lavoro enciclopedico di suddivisione e catalogazione degli anime svolto dall’autore e dai suoi collaboratori: riportando le serie animate ai generi, ai linguaggi e ai codici espressivi che sono loro propri e contestualizzandole all’interno della storia giapponese, tale opera fissa finalmente dei punti cardinali all’interno di una cultura – per usare un’espressione di Jurij Lotman – estremamente “testualizzata”.

 

Se nella prima parte del saggio manga e anime vengono inseriti nel contesto che li ha partoriti – quello dell’industria culturale, dei prodotti seriali, dei romanzi d’appendice, dei “supereroi di massa” – la sezione centrale vede l’animazione nipponica in primo piano, ne ripercorre il difficile rapporto con la televisione e, più in generale, con la cultura italiana: se nel 1977 una serie come Vickie il vichingo (primo “invasore” giapponese dell’etere del nostro Paese) è passata quasi del tutto inosservata e l’anno successivo Heidi ha mosso solo qualche debole polemica, Atlas Ufo Robot (ribattezzato Goldrake) ha segnato una sorta di salto di paradigma: indignazione, critiche da parte della stampa “apocalittica”, dibattiti (anche parlamentari), monitoraggio da parte del Moige. Segnali della problematicità di questo rapporto sono – secondo l’autore – anche le pratiche di adattamento di questi prodotti al contesto italiano: in queste pagine (le più “militanti” dell’intero saggio) vengono ricordati i casi più evidenti in cui gli operatori italiani hanno avuto scarso rispetto verso il testo di origine: modifiche ai nomi dei personaggi, delle serie, soppressione di scene o episodi interi, alterazione dei dialoghi.

 

Fedele alla vena catalogatrice del volume è anche la “Mazingallery” finale: preceduta da 16 pagine di immagini a colori, l’ultima parte raccoglie infatti quaranta schede tecnico-critiche degli anime più rappresentativi sbarcati in Italia fino al 1990. Assai preziose nel fornire dati tecnici e dettagli sui credits, le schede raggruppano alcune serie accomunate dalle tematiche o dal genere: Gigi la trottola con C’era una volta... Pollon (presi insieme per similarità dei rispettivi eroi), Mimì e la nazionale di palla a volo con Mila & Shiro, due cuori nella pallavolo (accomunati dal genere e da un’etica del sacrificio a esso sottesa).

 

Mazinga Nostalgia è dunque un validissimo saggio mediologico, rivolto non solo a chi si strugge durante l’ascolto di melodie intonate dalla voce di Cristina D’Avena o dei Cavalieri del Re, quanto piuttosto a chi è intenzionato ad approfondire la conoscenza di uno dei fenomeni più significativi nel panorama mediatico e comunicativo.

 

 

L’AUTORE

 

Marco Pellitteri (Palermo, 1974), sociologo della comunicazione, svolge attività di ricerca con SciencesPo e il CERI di Parigi, l’università di Trento, l’Istituto IARD, l'AESVI. Scrive per riviste accademiche italiane e straniere. È autore dei volumi Sense of Comics. La grafica dei cinque sensi nel fumetto (Castelvecchi 1998), Conoscere l’animazione. Forme, linguaggi e pedagogie del cinema animato per ragazzi (Valore Scuola 2004), Il Drago e la Saetta. Modelli, strategie e identità dell'immaginario giapponese (Tunué 2008); e curatore del libro Anatomia di Pokémon. Cultura di massa ed estetica dell'effimero fra pedagogia e globalizzazione (SEAM 2002).

 

(20 dicembre 2008)                                                                                                         Andrea Favazzo

 




 

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Mazinga Nostalgia
Marco Pellitteri
Mazinga Nostalgia
Coniglio Editore
528 pagine
 
Dopo quasi dieci anni dall’ultima pubblicazione, torna sul mercato editoriale un libro-cult per gli appassionati di anime e manga. Mazinga Nostalgia, tuttavia, non si rivolge solamente agli otaku della prima ora o a coloro che, ormai trentenni, rimpiangono quei pomeriggi trascorsi davanti alla tv in compagnia di Candy Candy, Holly e Benji o Lamù: se a una prima lettura il volume si presenta come un’apologia del fumetto e (soprattutto) dell’animazione giapponese contro i loro detrattori (stampa, critica televisiva e comunità intellettuale su tutti), le pagine di Marco Pellitteri testimoniano un importante studio critico su una forma di comunicazione che – non solo in Italia – ha creato suo malgrado grande dibattito nei media e presso l’opinione pubblica. Se al momento della sua uscita Mazinga Nostalgia è stato in grado di raccogliere istanze e desideri di una generazione di appassionati, oggi il suo valore principale risiede soprattutto nel lavoro enciclopedico di suddivisione e catalogazione degli anime svolto dall’autore e dai suoi collaboratori: riportando le serie animate ai generi, ai linguaggi e ai codici espressivi che sono loro propri e contestualizzandole all’interno della storia giapponese, tale opera fissa finalmente dei punti cardinali all’interno di una cultura – per usare un’espressione di Jurij Lotman – estremamente “testualizzata”.
 
Se nella prima parte del saggio manga e anime vengono inseriti nel contesto che li ha partoriti – quello dell’industria culturale, dei prodotti seriali, dei romanzi d’appendice, dei “supereroi di massa” – la sezione centrale vede l’animazione nipponica in primo piano, ne ripercorre il difficile rapporto con la televisione e, più in generale, con la cultura italiana: se nel 1977 una serie come Vickie il vichingo (primo “invasore” giapponese dell’etere del nostro Paese) è passata quasi del tutto inosservata e l’anno successivo Heidi ha mosso solo qualche debole polemica, Atlas Ufo Robot (ribattezzato Goldrake) ha segnato una sorta di salto di paradigma: indignazione, critiche da parte della stampa “apocalittica”, dibattiti (anche parlamentari), monitoraggio da parte del Moige. Segnali della problematicità di questo rapporto sono – secondo l’autore – anche le pratiche di adattamento di questi prodotti al contesto italiano: in queste pagine (le più “militanti” dell’intero saggio) vengono ricordati i casi più evidenti in cui gli operatori italiani hanno avuto scarso rispetto verso il testo di origine: modifiche ai nomi dei personaggi, delle serie, soppressione di scene o episodi interi, alterazione dei dialoghi.
 
Fedele alla vena catalogatrice del volume è anche la “Mazingallery” finale: preceduta da 16 pagine di immagini a colori, l’ultima parte raccoglie infatti quaranta schede tecnico-critiche degli anime più rappresentativi sbarcati in Italia fino al 1990. Assai preziose nel fornire dati tecnici e dettagli sui credits, le schede raggruppano alcune serie accomunate dalle tematiche o dal genere: Gigi la trottola con C’era una volta... Pollon (presi insieme per similarità dei rispettivi eroi), Mimì e la nazionale di palla a volo con Mila & Shiro, due cuori nella pallavolo (accomunati dal genere e da un’etica del sacrificio a esso sottesa).
 
Mazinga Nostalgia è dunque un validissimo saggio mediologico, rivolto non solo a chi si strugge durante l’ascolto di melodie intonate dalla voce di Cristina D’Avena o dei Cavalieri del Re, quanto piuttosto a chi è intenzionato ad approfondire la conoscenza di uno dei fenomeni più significativi nel panorama mediatico e comunicativo.
 
 
L’AUTORE
 
Marco Pellitteri (Palermo, 1974), sociologo della comunicazione, svolge attività di ricerca con SciencesPo e il CERI di Parigi, l’università di Trento, l’Istituto IARD, l'AESVI. Scrive per riviste accademiche italiane e straniere. È autore dei volumi Sense of Comics. La grafica dei cinque sensi nel fumetto (Castelvecchi 1998), Conoscere l’animazione. Forme, linguaggi e pedagogie del cinema animato per ragazzi (Valore Scuola 2004), Il Drago e la Saetta. Modelli, strategie e identità dell'immaginario giapponese (Tunué 2008); e curatore del libro Anatomia di Pokémon. Cultura di massa ed estetica dell'effimero fra pedagogia e globalizzazione (SEAM 2002).
 
(20 dicembre 2008)                                                     Andrea Favazzo 
 

 
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