<div align="right">Roger Silverstone</div>
<div align="right"><b>Mediapolis</b></div>
<div align="right">Vita e Pensiero</div>
<div align="right">324 pagine</div>
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<div>È da poche settimane nelle librerie di tutta Italia, un importante saggio che esce a tre anni dalla scomparsa dell’autore – uno degli studiosi di <strong>media </strong>più importanti e riconosciuti.</div>
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<div>In questo elaborato e appassionato saggio, Silverstone descrive il complesso rapporto tra i media e il futuro dell’umanità. In questo disegno ambizioso, tuttavia, lo studioso inglese, facendo propri alcuni degli snodi del pensiero etico e politico di <b>Hannah Arendt</b>, non si limita a fare il punto sullo stato in cui versa quel grande spazio pubblico (reale e insieme simbolico) che è la Mediapolis, ma suggerisce, avanza <i>modeste </i>proposte <b>per un uso (e una produzione) consapevole e competente dei media</b>.</div>
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<div>Proprio perché i mezzi di comunicazione di massa sono tra i principali fautori di quello che – secondo la fortunata espressione – è chiamato <b>villaggio globale</b>, essi si presentano come spazio composito di interazione con l’Altro, portandolo nella nostra quotidianità e determinandone l’identità. Date tali premesse, Silverstone pone al centro del suo discorso le problematiche etiche interne alla Mediapolis: le immagini mediatiche del disastro provocato dall’<b>uragano Katrina</b>, le stragi del World Trade Center e di Beslan, delle torture nel <b>carcere di Abu Ghraib</b> pongono infatti importanti interrogativi sulle modalità di rappresentazione che i media mettono in atto rispetto a questi eventi tragici.</div>
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<div>Lungi dal muovere una critica distruttiva al sistema dei media, lo studioso auspica la diffusione di un’etica globale, che veda produttori e fruitori chiamati alle proprie responsabilità: una proposta lungimirante affinché si imponga una cultura più morale e una <strong>cittadinanza mediatica più consapevole, informata e attiva</strong>.</div>
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<div>Mediapolis si rivela essere un saggio necessario che getta le propria fondamenta nell’attualità e nelle più cogenti questioni offerte dalla <b>diffusione dei new media</b> (l’annullamento delle distanze tra gli attori della comunicazione e il contemporaneo sorgere di nuove forme di autoisolamento, quello scambio di ruolo tra produttore e fruitore che Internet ha favorito) e nelle emergenze che Silverstone lega a due temi-chiave della sua riflessione: distanza e fiducia. Se infatti quel progetto atto alla costruzione di una Mediapolis più civile passa attraverso la <i>buona distanza</i> (la presa di coscienza che l’Altro – percepito attraverso le rappresentazioni mediatiche - è il diverso e il simile a noi), è solo grazie a una diffusa <b>fiducia critica nei confronti dei media</b> che esso potrà concepire uno spazio politico/mediatico più giusto.</div>
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L’AUTORE</b></div>
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<div><b>Roger Silverstone</b> è stato uno dei pionieri dello studio dei media inglese e mondiale. Professore di Media and Communications alla London School of Economics and Political Science, si è distinto per il suo originale punto di vista sulle comunicazioni, occupandosi principalmente del mondo in cui i media rappresentano il mondo, influendo sulle persone, sulla loro vite di tutti i giorni, sulla loro immaginazione, sulla loro memoria, sulle relazioni che instaurano con gli altri. Tra i suoi libri, sono stati tradotti in italiano <i>Televisione e vita quotidiana</i> e <i>Perché studiare i media?</i> <br />
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(7 ottobre 2009)                                                          Andrea Favazzo</div>
 
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