Ancora una volta “cambiamento”, ancora una volta “tecnologia” e in particolare tecnologia applicata al web. Nell’articolo
I media elettronici e il nuovo totemismo tecnologico pubblicato il 13 gennaio 2008, facevamo riferimento al pensiero di De Kerckhove su quale è il ruolo della tecnologia oggi, quali cambianti questa ha introdotto nella nostra vita, quali sono le condizioni della sua affermazione e le conseguenze legate al suo consumo. Questa volta prendiamo le mosse da un libro altamente illuminante, intitolato
Cultura Convergente, scritto da Henry Jenkins, direttore del Corporative Media Studies Program al Mit di Boston. In questo caso per
cultura convergente non si intende l’interazione e l’utilizzo di un’ampia gamma di funzioni diverse inglobate nello stesso dispositivo tecnologico (per la quale salta alla mente l’esempio dell’iPhone), bensì la convergenza, in questo caso, è riferita al modo di operare della cultura, anzi delle diverse culture, e di come queste trovino nei vari media tanti
binari diversi sui quali viaggiare, stessi binari per diverse culture. E' proprio in questo modo che i diversi prodotti del web (immagini, storie, video, informazioni, ecc.) tornano a noi disponibili nel momento in cui li cerchiamo, indifferentemente dalla tecnologia che utilizziamo. Ma perché si parla di diverse culture, alla fine convergenti negli stessi binari? Si parla di diverse culture perché diverse sono le fonti, i mezzi, i contesti che le producono; possiamo infatti distinguere una produzione commerciale, le cui decisioni sono prese nelle sfarzose
meeting room delle grande aziende, e una produzione amatoriale, per la quale è sufficiente la cameretta di un teenager. Entrambe queste produzioni tengono ad entrare in contatto tra di loro, appunto a convergere. È molto evidente questo fenomeno in un sito come YouTube nel quale convivono sia produzioni commerciali come spezzoni di film, video musicali, ecc., sia produzioni amatoriali come cortometraggi, telegiornali e così via. Un altro esempio è il sito Digg, un sito definito
social news, del quale abbiamo già parlato nell’articolo
Riformare l’informazione? Qualcuno ci prova…, su Digg possiamo trovare sia articoli del Wall Street Journal, sia articoli di persone che non svolgono regolarmente un’attività giornalistica. Altri esempi li illustreremo più avanti, ora ci serve capire quale è la causa di questa convergenza culturale, cosa provoca la commistione di produzioni commerciali e amatoriali? È il
Web 2.0. La nuova tecnologia, introdotta nel 2006, dà la possibilità agli utenti della rete di interagire attivamente con essa generando dei contenuti, questi contenuti sono uno strumento importantissimo per le aziende che si avvalgono di tecnologia Web 2.0, finendo addirittura per utilizzare tale materiale per incrementare la loro produzione commerciale, incrementando di conseguenza i loro guadagni senza il minimo sforzo. Per rifarci ancora una volta a De Kerckhove, citiamo nuovamente il fenomeno Harry Potter: in principio furono una serie di libri, divenuti bestseller, oggi possiamo trovare perfino le matite con su gli episodi del maghetto; ma a tutto questo si affianca un altro mondo, il mondo della produzione amatoriale nel quale troviamo migliaia di storie appassionanti riferite ai libri, ancora, video musicali di giovani band che fanno musica ispirandosi a quella popolare tipica dei motivi della Scuola di Magia di Hogwarts. Tutto questo materiale è disponibile su YouTube, sui podcast, su MySpace e su migliaia di siti dedicati al fenomeno Harry Potter. Lo stesso fenomeno è accaduto per alcune fiction Usa di carattere fantascientifico, come per esempio Lost, Heroes, The 4400 ed altre ancora. Tutto ciò dimostra come YouTube sia diventato oggi un terreno di reclutamento di talenti, un luogo per sperimentazioni dal basso che influenzano i contenuti dei mass media, così come hanno un impatto commerciale sui media. Un altro caso emblematico che evidenzia la convergenza di culture è il sentimento delle aziende negli ultimi anni, in ambito marketing, di perdita di controllo dei loro
marchi; questo sentimento è dovuto al fatto che sempre più spesso questi marchi vengono successivamente elaborati e riproposti da parte del pubblico e dallo stesso diffusi attraverso i media in modo più veloce ed efficace. Quello che stà succedendo è un profondo cambiamento dell’idea di business basata sulla capacità che i consumatori hanno di far girare le informazioni e di diffonderle in maniera più ampia, le aziende devono adeguarsi a queste nuove regole per continuare la loro espansione, incoraggiando la produzione amatoriale. Tutto ciò porterà ad un nuovo sistema culturale e a una nuova economia. In questa nuova fase, il bisogno maggiore, che a parere di Jenkins ci terrà impegnati per una decina di anni, è quello di comprendere i valori di entrambe le parti (produttori e consumatori) e su questi fissare delle regole giuste volte a regolare questa nuova economia.
- Henry Jenkins (2007). Cultura convergente. Apogeo
- Henry Jenkins (2008). Generatore Remix, L’espresso, n.52