V.Zagarrio (a cura di)
Quentin Tarantino
elementi Marsilio
160 pagine
Quello che il regista-divo di Knoxville è riuscito a creare attorno a sé ha pochi eguali, nel cinema di questi ultimi anni: costruire una mitologia intorno alla sua fama e al suo personaggio; impresa – questa – che ha diviso al proprio interno il mondo del pubblico cinematografico, della critica e degli addetti ai lavori ogniqualvolta chiamato a giudicare la sua opera di cineasta.
Il merito di questo volume edito da Marsilio e curato da Vito Zagarrio è quello di tralasciare questo aspetto “cultuale” e di affrontare l’opera tarantiniana con ottica analitica, guardando ai modi della rappresentazione e alla riproduzione di un immaginario epocale, ricercandone infine le marche autoriali. Se il saggio composto dal curatore inquadra i tratti caratteristici del suo cinema (ibridazione di generi e di forme della cultura di massa, citazionismo sistematico, manierismo), il resto del libro passa in rassegna in modo approfondito ogni titolo: una filmografia che si fa vero e proprio videostore, mondo in cui i personaggi “passano” da film a film e costruito perché lo spettatore ricerchi la citazione e, riconoscendola, tragga piacere.
Pulp Fiction– vero e proprio “mito d’oggi” – sarebbe dunque solamente un film-trivial pursuit? In realtà, come spiega Roy Menarini nel capitolo dedicato a Kill Bill, le cose si complicano nel momento in cui il dittico della vendetta si propone di legittimare culturalmente i fan del cinema bis e allo stesso tempo ricerca proprio nel cinema di genere la validità dei suoi archetipi. Tale atteggiamento slega dunque l’opera di Tarantino dalla pratica del citazionismo ludico propria del postmoderno per avvicinarla a quella di Godard, un nome che non a caso torna in tutti i saggi di questo volume collettivo. In questa prospettiva il western di Leone e Ford, il cinema gangster di Hong Kong e l’horror e il poliziottesco italiano (ma anche l’esibizione della matericità della pellicola in Grindhouse) diventano momenti di verità ripresi in ottica di cinema moderno.
Le 160 pagine di Quentin Tarantino descrivono – avvalendosi anche di un buon apparato biografico e filmografico – la complessità di un cineasta (attore, regista, produttore e sceneggiatore) che non è solo “ladro di cinema”, ma soprattutto interprete delle forme della cultura contemporanea.
IL CURATORE
Vito Zagarrio insegna cinema e televisione all’Università di Roma 3. È anche filmmaker (al suo attivo alcuni lungometraggi e molti documentari), fondatore e direttore artistico di festival cinematografici. Con Marsilio ha pubblicato vari volumi, tra cui si segnalano
Cinema italiano anni novanta (1998 e 2001), il volume XIII della
Storia del cinema italiano, oltre a curatele sui fratelli Taviani, Scola, Argento, lo studio system hollywoodiano, il “nuovissimo” cinema italiano.
(6 aprile 2009) Andrea Favazzo
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