ComunicaMente: Riformare l'informazione? Qualcuno ci prova...
Riformare l'informazione? Qualcuno ci prova...
 
 
Si chiama Digg, ed è il primo sito web che ha inaugurato il fenomeno definito social news, il suo nome è un derivato della parola inglese “dig” e in particolar modo, prende il suo più profondo significato da un’ espressione dello slang americano “I dig it” che significa “mi piace”. Il sito è stato fondato nel 2004, dall’americano Kevin Rose, ventiseienne di San Francisco e oggi registra circa 45 milioni di pagine viste e un milione di utenti.

Il funzionamento di Digg si divide in due fasi: nella prima, gli utenti del sito inviano link di notizie di attualità, video, immagini trovati su internet; nella seconda fase, gli utenti iscritti alla community hanno la possibilità di votare e commentare il materiale inviato, contribuendo a stabilire l’indice di apprezzamento di una notizia all’interno del sito stesso, avendo la possibilità di condividere quanto fatto con altri. Si stabilisce in questo modo quali siano le novità più importanti da leggere, da vedere e ascoltare, grazie ad un lavoro collettivo che permette di filtrare quel disordine informativo spesso presente in rete; non a caso queste tipologie di siti sono anche stati percepiti come dei laboratori di democrazia. Sarebbe impossibile negare l’impatto che tale filtro ha nella comunicazione delle notizie che si pone di fatti come sostituto di una redazione che compila un giornale. Infatti le notizie che un fruitore di Digg trova nella home page del sito, sono il frutto della di una votazione effettuata dagli iscritti alla community, che svolge la doppia funzione di proporre all’utente: da una parte la notizia, le storie o le immagini migliori a prescindere dalla fonte; dall’altra, la funzione è quella di andare incontro ad un esigenza del navigatore medio, legata all’ottimizzazione del tempo trascorso on line, non rendendolo più costretto ad aprire le singole home page dei giornali su inetrnet. Quest’ultima funzione si avvicina molto a quella svolta dai Feed Rss, con l’importante differenza che un sito di social news oltre ad aggregare le notizie, ne stabilisce le priorità.

Nick Thomas di Jupiter Research spiega – I siti di social news sono parte di quel fenomeno che sta decostruendo i siti web tradizionali e i media on line: gli utenti invece di leggere una notizia della Bbc sul sito della Bbc sempre più spesso la trovano su siti aggregatori. Tant’è vero che i grandi media sono già in movimento per cercare di mettere a disposizione degli utenti, quanto prima, le stesse funzioni dei siti di social news. È questo, il caso del Wall Street Journal che ha adottato le stesse funzioni di Digg, importandone le stesse icone, dando la possibilità al lettore di pubblicare non solo i link delle notizie gratuite presenti sul sito del Wall street Journal, ma anche quelle a pagamento, rendendole di fatto gratuite; ed è in questo caso che diventa emblematico quel pensiero che vede nelle notizie, il loro divenire “prodotto sociale”. E sempre a proposito di grandi media e di potenti editori, non a caso gira voce che sarà la News Corp. di Rupert Murdoch, la possibile acquirente di Digg e dello stesso Wall Street Journal.

Lo sviluppo dei siti di social news possiamo sicuramente considerarli come un mezzo tramite i quali correggere nel web quel disordine che molto spesso lo caratterizza, la metodologia di filtraggio intrapresa segna sicuramente la giusta direzione, per porre fine al caos, ma mostra ancora dei limiti tra i quali uno richiede una celere soluzione: oggi in Digg non è ancora possibile effettuare una misurazione sull’attendibilità della fonte, infatti si limita a misurare la popolarità di un link. Howard Rheingold, uno dei massimi esperti sui nuovi media, afferma in riferimento al filtro utilizzato da Digg – Questo sistema ha bisogno di evolvere. Tra l’altro è così facile da ingannare. E con qualche trucchetto è possibile fare andare ai primi posti di Digg notizie inattendibili. Sempre Rheingold, supportato da Dan Gillmor, uno dei massimi esperti del fenomeno “citizen journalism”, intervistato da “L’Espresso”, nota come il sito Newtrust, si stia muovendo nella giusta direzione per risolvere il problema di Digg. Infatti Newtrust, un sito no profit, permette ai suoi utenti non solo di votare la notizia, bensì di recensirla e commentare l’operato del giornalista in base a linee guida stabilite dal sito, ritenute i fondamentali del giornalismo: l’autore ha fonti attendibili? Ha usato un buon metodo per analizzare i fatti? Si è fatto tradire dalla parzialità dei giudizi? Questo sistema, secondo Gillmor, ha una duplice funzione: rendere il pubblico più critico nei confronti dell’informazione e costringere i media ad una maggiore obiettività. Soprattutto in un momento in cui i media tradizionali continuano a perdere la fiducia della gente, permettendo, proprio all’interno di questa crisi, lo sviluppo dei siti di social news. Non mancano altri esempi di siti concorrenti di Digg, che proseguono i loro sviluppi cercando di risolvere il problema del filtro delle notizie, con sistemi differenti da quelli di Newtrust; per esempio Propeller ha costituito una redazione con il compito di intervenire nelle mancanze della community, mentre altri come Reddit e Mixx propongono diversi livelli di personalizzazione della home page del sito, fino ad arrivare al nostrano Kipapa che ha introdotto un sistema di pagamento per gli utenti della community commisurato sul livello di popolarità del link inviato. Oltre a Kipapa, in Italia il sito di social news più importante è Oknotizie, di proprietà Telecom.     
 
(24 gennaio 2008)                                              Benedetto Vacca
 


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Si chiama Digg, ed è il primo sito web che ha inaugurato il fenomeno definito social news, il suo nome è un derivato della parola inglese “dig” e in particolar modo, prende il suo più profondo significato da un’ espressione dello slang americano “I dig it” che significa “mi piace”. Il sito è stato fondato nel 2004, dall’americano Kevin Rose, ventiseienne di San Francisco e oggi registra circa 45 milioni di pagine viste e un milione di utenti.

Il funzionamento di Digg si divide in due fasi: nella prima, gli utenti del sito inviano link di notizie di attualità, video, immagini trovati su internet; nella seconda fase, gli utenti iscritti alla community hanno la possibilità di votare e commentare il materiale inviato, contribuendo a stabilire l’indice di apprezzamento di una notizia all’interno del sito stesso, avendo la possibilità di condividere quanto fatto con altri. Si stabilisce in questo modo quali siano le novità più importanti da leggere, da vedere e ascoltare, grazie ad un lavoro collettivo che permette di filtrare quel disordine informativo spesso presente in rete; non a caso queste tipologie di siti sono anche stati percepiti come dei laboratori di democrazia. Sarebbe impossibile negare l’impatto che tale filtro ha nella comunicazione delle notizie che si pone di fatti come sostituto di una redazione che compila un giornale. Infatti le notizie che un fruitore di Digg trova nella home page del sito, sono il frutto della di una votazione effettuata dagli iscritti alla community, che svolge la doppia funzione di proporre all’utente: da una parte la notizia, le storie o le immagini migliori a prescindere dalla fonte; dall’altra, la funzione è quella di andare incontro ad un esigenza del navigatore medio, legata all’ottimizzazione del tempo trascorso on line, non rendendolo più costretto ad aprire le singole home page dei giornali su inetrnet. Quest’ultima funzione si avvicina molto a quella svolta dai Feed Rss, con l’importante differenza che un sito di social news oltre ad aggregare le notizie, ne stabilisce le priorità.

Nick Thomas di Jupiter Research spiega – I siti di social news sono parte di quel fenomeno che sta decostruendo i siti web tradizionali e i media on line: gli utenti invece di leggere una notizia della Bbc sul sito della Bbc sempre più spesso la trovano su siti aggregatori. Tant’è vero che i grandi media sono già in movimento per cercare di mettere a disposizione degli utenti, quanto prima, le stesse funzioni dei siti di social news. È questo, il caso del Wall Street Journal che ha adottato le stesse funzioni di Digg, importandone le stesse icone, dando la possibilità al lettore di pubblicare non solo i link delle notizie gratuite presenti sul sito del Wall street Journal, ma anche quelle a pagamento, rendendole di fatto gratuite; ed è in questo caso che diventa emblematico quel pensiero che vede nelle notizie, il loro divenire “prodotto sociale”. E sempre a proposito di grandi media e di potenti editori, non a caso gira voce che sarà la News Corp. di Rupert Murdoch, la possibile acquirente di Digg e dello stesso Wall Street Journal.

Lo sviluppo dei siti di social news possiamo sicuramente considerarli come un mezzo tramite i quali correggere nel web quel disordine che molto spesso lo caratterizza, la metodologia di filtraggio intrapresa segna sicuramente la giusta direzione, per porre fine al caos, ma mostra ancora dei limiti tra i quali uno richiede una celere soluzione: oggi in Digg non è ancora possibile effettuare una misurazione sull’attendibilità della fonte, infatti si limita a misurare la popolarità di un link. Howard Rheingold, uno dei massimi esperti sui nuovi media, afferma in riferimento al filtro utilizzato da Digg – Questo sistema ha bisogno di evolvere. Tra l’altro è così facile da ingannare. E con qualche trucchetto è possibile fare andare ai primi posti di Digg notizie inattendibili. Sempre Rheingold, supportato da Dan Gillmor, uno dei massimi esperti del fenomeno “citizen journalism”, intervistato da “L’Espresso”, nota come il sito Newtrust, si stia muovendo nella giusta direzione per risolvere il problema di Digg. Infatti Newtrust, un sito no profit, permette ai suoi utenti non solo di votare la notizia, bensì di recensirla e commentare l’operato del giornalista in base a linee guida stabilite dal sito, ritenute i fondamentali del giornalismo: l’autore ha fonti attendibili? Ha usato un buon metodo per analizzare i fatti? Si è fatto tradire dalla parzialità dei giudizi? Questo sistema, secondo Gillmor, ha una duplice funzione: rendere il pubblico più critico nei confronti dell’informazione e costringere i media ad una maggiore obiettività. Soprattutto in un momento in cui i media tradizionali continuano a perdere la fiducia della gente, permettendo, proprio all’interno di questa crisi, lo sviluppo dei siti di social news. Non mancano altri esempi di siti concorrenti di Digg, che proseguono i loro sviluppi cercando di risolvere il problema del filtro delle notizie, con sistemi differenti da quelli di Newtrust; per esempio Propeller ha costituito una redazione con il compito di intervenire nelle mancanze della community, mentre altri come Reddit e Mixx propongono diversi livelli di personalizzazione della home page del sito, fino ad arrivare al nostrano Kipapa che ha introdotto un sistema di pagamento per gli utenti della community commisurato sul livello di popolarità del link inviato. Oltre a Kipapa, in Italia il sito di social news più importante è Oknotizie, di proprietà Telecom.     
 
(24 gennaio 2008)                                              Benedetto Vacca
 


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