ComunicaMente: Semiologia cinema rock
<div align="right">Giandomenico Curi</div>
<div align="right"><b>Semiologia cinema rock</b></div>
<div align="right">Anicia</div>
<div align="right">312 pagine</div>
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<div>Non solo un manuale sul linguaggio cinematografico, <strong>Semiologia cinema rock</strong> rilegge i concetti fondamentali della disciplina sviluppatasi assieme alla <b>Nouvelle Vague</b> riservandosi, allo stesso tempo, uno spazio dedicato a esplorazioni nei territori della musica rock e del suo rapporto con l’audiovisivo.</div>
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<div>Le dieci lezioni condotte da Giandomenico Curi si soffermano dunque su temi quali ad esempio la narrazione, il montaggio e l’autore cinematografico, affrontando le problematiche pregnanti dell’analisi testuale, ricorrendo sistematicamente alla presentazione di sequenze emblematiche di film o di citazioni tratte da dichiarazioni di <b>registi e sceneggiatori</b> chiamati in causa. Il rigore che richiederebbe l’esposizione di tali aspetti della disciplina viene tuttavia piacevolmente temperato sia dalle caratteristiche stesse dei capitoli, i quali seguono – per così dire – la forma-lezione, procedendo dunque per veloci spunti, sia dal tono del discorso complessivo, spesso appassionato, quando non ironico o polemico.</div>
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<div>Nel testo, come si diceva, ricorrono continuamente riferimenti alla dimensione sonora e musicale che permettono di mettere in luce le diverse funzioni che la musica svolge all’interno del discorso audiovisivo. Ed è in questo modo che si chiarisce come talvolta le immagini possano farsi corrispettivo visivo del rock: è il caso di <b>A Hard Day’s Night</b> e <b>Help</b>, film in cui i Beatles hanno tradotto su pellicola il loro universo fatto di irriverenza e di visioni psichedeliche. Di più, la stessa musica rock è stata in grado di dare spessore alle immagini. Ciò accade – secondo l’autore – per il corto di Martin Scorsese <b>Lezioni di vero</b> oppure per il nostalgico <b>Il grande freddo</b>, in cui le canzoni dei Rolling Stones (<b>You Can’t Always Get What You Want</b>), Procol Harum (<b>A Whiter Shade of Pale</b>) e di Marvin Gaye (<b>I Heard it Through the Grapevine</b>) non solo sono funzionali a evocare l’atmosfera di un’epoca ma costituiscono il collante vero e proprio dell’impianto narrativo del film di Lawrence Kasdan. Un capitolo intero è infine dedicato al rapporto che per tutta la loro carriera i <b>Pink Floyd</b> hanno coltivato con l’immagine (in movimento e non) in un percorso di ricerca che è culminato nel 1982 con la complessa operazione di <b>The Wall</b> (comprendente doppio disco, concerto e film), momento fondamentale della storia della <i>liaison </i>tra cinema e rock.</div>
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<div>Il testo di Giandomenico Curi propone in definitiva, attraverso l’insegnamento della disciplina semiotica una lettura consapevole e competente delle immagini, appoggiandosi ai numerosi e illuminanti esempi tratti dalla <b>storia del cinema</b>. Tuttavia lo scopo primariamente educativo del volume non inficia il piacere della lettura di un testo che, con toni anche partecipati e vivaci, aiuta a chiarire i modi con cui un film arriva a <b>produrre e a comunicare senso</b>.</div>
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<div><b>L’AUTORE</b></div>
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<div><b>Giandomenico Curi</b> è autore radiofonico e televisivo, saggista e regista, e da qualche anno docente universitario. Si occupa di cinema e musica. Tra i suoi libri sul cinema: <i>Il cinema francese della Nouvelle Vague</i>, <i>Cenere e diamanti: il cinema di A.Wajda</i>, <i>I frenetici: 50 anni di cinema e rock</i>. Per la musica: <i>Vorrei essere là: Cantautori in Italia</i>. Oltre a un centinaio di videoclip e altrettanti documentari, ha diretto due film musicali (<i>Ciao ma’</i> e <i>Lambada</i>) e la serie televisiva <i>Valentina</i>.<br />
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(31 dicembre 2009)&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;Andrea Favazzo</div>
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Semiologia cinema rock
Giandomenico Curi
Semiologia cinema rock
Anicia
312 pagine
 
Non solo un manuale sul linguaggio cinematografico, Semiologia cinema rock rilegge i concetti fondamentali della disciplina sviluppatasi assieme alla Nouvelle Vague riservandosi, allo stesso tempo, uno spazio dedicato a esplorazioni nei territori della musica rock e del suo rapporto con l’audiovisivo.
 
Le dieci lezioni condotte da Giandomenico Curi si soffermano dunque su temi quali ad esempio la narrazione, il montaggio e l’autore cinematografico, affrontando le problematiche pregnanti dell’analisi testuale, ricorrendo sistematicamente alla presentazione di sequenze emblematiche di film o di citazioni tratte da dichiarazioni di registi e sceneggiatori chiamati in causa. Il rigore che richiederebbe l’esposizione di tali aspetti della disciplina viene tuttavia piacevolmente temperato sia dalle caratteristiche stesse dei capitoli, i quali seguono – per così dire – la forma-lezione, procedendo dunque per veloci spunti, sia dal tono del discorso complessivo, spesso appassionato, quando non ironico o polemico.
 
Nel testo, come si diceva, ricorrono continuamente riferimenti alla dimensione sonora e musicale che permettono di mettere in luce le diverse funzioni che la musica svolge all’interno del discorso audiovisivo. Ed è in questo modo che si chiarisce come talvolta le immagini possano farsi corrispettivo visivo del rock: è il caso di A Hard Day’s Night e Help, film in cui i Beatles hanno tradotto su pellicola il loro universo fatto di irriverenza e di visioni psichedeliche. Di più, la stessa musica rock è stata in grado di dare spessore alle immagini. Ciò accade – secondo l’autore – per il corto di Martin Scorsese Lezioni di vero oppure per il nostalgico Il grande freddo, in cui le canzoni dei Rolling Stones (You Can’t Always Get What You Want), Procol Harum (A Whiter Shade of Pale) e di Marvin Gaye (I Heard it Through the Grapevine) non solo sono funzionali a evocare l’atmosfera di un’epoca ma costituiscono il collante vero e proprio dell’impianto narrativo del film di Lawrence Kasdan. Un capitolo intero è infine dedicato al rapporto che per tutta la loro carriera i Pink Floyd hanno coltivato con l’immagine (in movimento e non) in un percorso di ricerca che è culminato nel 1982 con la complessa operazione di The Wall (comprendente doppio disco, concerto e film), momento fondamentale della storia della liaison tra cinema e rock.
 
Il testo di Giandomenico Curi propone in definitiva, attraverso l’insegnamento della disciplina semiotica una lettura consapevole e competente delle immagini, appoggiandosi ai numerosi e illuminanti esempi tratti dalla storia del cinema. Tuttavia lo scopo primariamente educativo del volume non inficia il piacere della lettura di un testo che, con toni anche partecipati e vivaci, aiuta a chiarire i modi con cui un film arriva a produrre e a comunicare senso.
 
 
L’AUTORE
 
Giandomenico Curi è autore radiofonico e televisivo, saggista e regista, e da qualche anno docente universitario. Si occupa di cinema e musica. Tra i suoi libri sul cinema: Il cinema francese della Nouvelle Vague, Cenere e diamanti: il cinema di A.Wajda, I frenetici: 50 anni di cinema e rock. Per la musica: Vorrei essere là: Cantautori in Italia. Oltre a un centinaio di videoclip e altrettanti documentari, ha diretto due film musicali (Ciao ma’ e Lambada) e la serie televisiva Valentina.

(31 dicembre 2009)                                                       Andrea Favazzo
   

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