Stragi di stato, incidenti inspiegabili, attentati e omicidi insoluti dell’Italia del Dopoguerra.
Queste e altre storie inquietanti sono al centro dei “Misteri d’Italia” (Einaudi, 2002) e dei “Nuovi misteri d’Italia” (Einaudi, 2004) di Carlo Lucarelli, scrittore e saggista parmense, nome di spicco del giallo-noir nostrano. I due volumi, pubblicati entrambi nella collana Stile Libero, riprendono e rielaborano materiali e casi proposti dall’autore in due dei nove cicli televisivi di “Blu notte”, il programma di Rai Tre condotto dallo stesso Lucarelli dedicato a crimini e delitti irrisolti che hanno insanguinato il recente passato del nostro Paese.
Tuttavia nel presentare le vicende e gli intrighi della torbida realtà post-bellica italiana, Lucarelli si misura continuamente con i moduli e gli stilemi propri della detective story, ricostruendo fatti e responsabilità in una forma che potremmo definire narrativo-documentaristica.
In primo luogo la suspence, meccanismo che regola il calibrato racconto dell’autore, e che svela i retroscena e le “verità nascoste” solo dopo un lungo muoversi tra depistaggi, indizi devianti e false testimonianze. Poi, i colpi di scena, quelli capaci di imprimere una svolta alle indagini, scagionando i primi indiziati e incastrandone di nuovi anche solo col semplice riesame di una prova. E ancora, l’attenzione per i personaggi, a volte “guardie” a volte “ladri”, ma anche semplici cittadini che hanno avuto la sventura di capitare “nel posto sbagliato al momento sbagliato” (è il caso delle vittime di stragi come quelle di Ustica, di Bologna e di molte altre). Di ognuno lo scrittore racconta qualcosa, anche solo un frammento di vita, cosicché il lettore si possa identificare e affezionare a lui come farebbe con gli eroi e le eroine dei romanzi.
Tra i personaggi spicca, al centro dell’intreccio, il protagonista: il suo assassinio è spesso motore di un’inchiesta, che, come in un romanzo poliziesco, passa sempre e comunque per la ricostruzione delle sue ultime ore di vita, del suo milieu sociale e delle sue frequentazioni più o mene segrete; per citare il commissario De Vincenzi, nato dalla penna del giallista Augusto De Angelis, si potrebbe dire che spesso il fulcro delle storie è proprio “il mistero del cuore umano”.
Lucarelli non si limita però a ricondurre fatti reali a meccanismi e topoi classici del giallo, ma compie questa operazione “a carte scoperte”, con numerosi ed espliciti rimandi letterari e cinematografici. Grisham e i suoi legal thriller, Camilleri, McBain, Airport ’77, Puzo, Ellroy, La Piovra sono solo alcuni dei riferimenti evocati nei racconti, in un continuo gioco di parallelismi tra realtà e fiction che sottolinea come, in taluni casi, la prima possa risultare più inverosimile e misteriosa anche della migliore invenzione letteraria.
(29 febbraio 2008) Alessandra Favazzo
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