L.Gandini, A.Bellavita (a cura di)
Ventuno per undici
Le Mani
242 pagine
Quali tracce ha lasciato la catastrofe dell’11 settembre nel cinema degli ultimi sette anni? A questa domanda provano a rispondere ventuno critici, ciascuno dei quali, analizzando un film, si è addentrato nei meandri di una delle questioni più pressanti all’interno del dibattito critico odierno.
I ventuno film presi in esame – seppur nella loro diversità – possono perciò essere letti come sintomi, ferite, segni di un ritorno del rimosso di un trauma che ha caratterizzato la recente storia americana e mondiale (il volume prende in considerazione anche il coreano The Host). Tuttavia, come puntualizza l’Introduzione, il problema della relazione tra l’evento-9/11 e la sua “rielaborazione” cinematografica è tutt’altro che facilmente risolto: lungi dal comportare un rapporto di causa-effetto, essa passa attraverso un terzo elemento, la dimensione del simbolico. Partendo da questo presupposto, Ventuno per undici propone un gruppo di film a loro modo esemplari per come rappresentano gli Stati Uniti dopo il crollo delle Twin Towers, dopo il tramonto dell’American Dream.
Film dello smarrimento che non raccontano l’evento in sé (divenuto spettacolo già dalle sue prime immagini televisive), quanto piuttosto ne cristallizzano il portato, elaborandolo in tematiche quali la colpa e la giustizia (Mystic River, La 25° ora), lo smarrimento (Gerry), l’ostilità dell’Altro (300, A History of Violence). Un cinema, quello sondato da questo volume, che tenta perciò di dire in modo postumo di un mondo disorientato, oppresso dalla colpa, senza punti di riferimento; e tuttavia lo fa cercando di cogliere forme chiare, definite, in mezzo a quella nuvola di polvere che si è innalzata a Manhattan nel 2001. Se infatti il crollo del World Trade Center ha comportato l’annullamento fisico dello skyline più “visto” al mondo, l’11 settembre e il suo spettacolo (due termini forse inscindibili) hanno contribuito a determinare un vero e proprio collasso dell’immaginario collettivo occidentale.
Ventuno film che nascono dunque postumi e che tuttavia rappresentano altrettante possibilità per il cinema contemporaneo di riappropriarsi di un ruolo che è stato suo almeno fino alla metà del secolo scorso, quello di “strumento indiziario” della realtà e dunque della capacità di dare senso a un mondo sempre più indecifrabile.
I CURATORI
Leonardo Gandini è nato a Bolzano. Professore associato di Storia e Critica del Cinema ed Estetica Cinematografica presso l’Università di Trento, è autore di volumi sul film noir, Billy Wilder, Brian De Palma, la regia cinematografica, e curatore – con Roy Menarini – di Hollywood 2000
Andrea Bellavita è ricercatore presso l’Università di Trento e insegna presso l’Università Cattolica di Milano. Collabora con la rivista «Segnocinema» e ha pubblicato saggi e monografie sul cinema contemporaneo, tra cui: Schermi perturbanti (2005) e Kim Ki-duk (2006)