La perdita di distanza nel cinema contemporaneo

I film della contemporaneità guardano più a se stessi che a quello che avviene al di fuori del set, come dice Buccheri, “parlano del proprio parlare” e nel farlo riescono a creare maggiore partecipazione da parte del pubblico in quanto sono film che “si fanno da sé e che fanno fare qualcosa allo spettatore”. Continua »

Il cinema della resistenza di John Hughes

L’età dell’oro dei teen movies negli Stati Uniti coincide, non a caso, con gli anni della presidenza reaganiana. L’addomesticamento della nuova generazione nata dalle ceneri del baby boom e della contestazione costituiva un issue che non poteva restare indifferente al progetto politico della nuova destra americana. Continua »

Tutto su di me

P. Almodovar, F. Strauss
Tutto su di me
Lindau, Fuoricollana
248 pagine

 

Tra le ultime novità che il catalogo Lindau offre troviamo questo Tutto su di me, un volume che riunisce le interviste che il critico francese Frédéric Strauss ha raccolto dalla voce di Almodovar dal 1994 a oggi. Continua »

La filosofia matrixiana

La trilogia di Matrix, ormai entrata nell’immaginario collettivo, presenta numerosi spunti per una riflessione di carattere filosofico. Come è già stato rilevato da centinaia di pubblicazioni, interventi, convegni e articoli di alto profilo, le tematiche di fondo presenti nei tre film, ma soprattutto nel primo della saga, hanno importanti ed evidenti richiami filosofici. Senza soffermarci sulla trama, pensiamo conosciuta ai più, appare evidente come il richiamo ad una dimensione in cui l’uomo prigioniero scambia le immagini riflesse per realtà sia un chiaro riferimento al mito della caverna di cui Platone parla nella Repubblica: gli uomini sono schiavi delle illusioni e per raggiungere la conoscenza devono spezzare le catene delle passioni e dei sensi e contemplare la luce del sole. Quando Neo è liberato è come accecato dalla luce del sole platonico della verità. Altrettanto chiara è la citazione di Cartesio: nelle Meditationes (precisamente la sesta) Cartesio, tramite il metodo del dubbio iperbolico, giunge ad ipotizzare che la realtà sensoriale potrebbe essere il frutto di un genio maligno ingannatore. Nel Novecento Hilary Putnam riprende questa suggestione e la utilizza nel campo della filosofia della mente come ipotesi di lavoro ed esperimento mentale: uno scienziato malvagio potrebbe aver condotto un esperimento in cui noi non siamo altro che cervelli in una vasca di coltura e quindi tutte le nostre sensazioni sarebbero artificiali. Difficile sarebbe per noi, e secondo alcuni impossibile, uscire da questa dimensione e dimostrare la presenza di due realtà. Invece in Matrix, Neo e gli altri protagonisti hanno avuto il privilegio di accedere al risveglio dall’inganno.
Il nome di colui che risveglia Neo è Morpheus, cioè Morfeo, il dio greco dei sogni, che nella filosofia greca rappresentavano uno stato di coscienza superiore. Si ricordi Arthur Schopenhauer, che sosteneva come convivano un mondo di fenomeni, che sperimentiamo, e, da esso celato, un mondo di noumeni, ovvero verità nascoste dietro la rappresentazione.
Il tema del risveglio è poi tipico delle filosofie e delle religioni orientali: Neo è l’illuminato, e Matrix è una fitta rete di piaceri totalmente illusoria, il Samsara Buddista. Neo si libera attraverso lo Yoga e la meditazione, emancipandosi dal destino di reincarnazione e raggiunge la consapevolezza del Nirvana. Evidenti sembrano poi le interpretazioni evangeliche: Neo è l’anagramma di ONE, il prescelto, l’uno; Trinity è forse già nel nome un segno del dogma cristiano; inoltre Cypher potrebbe rappresentare Giuda. Infine in Matrix si hanno precisi riferimenti alle opere di Lewis Carrol, come Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio, che contengono spesso rompicapi matematici, logici e filosofici: il Bianconiglio è presente in varie scene cruciali per indicare il senso di incredulità di fronte ad un universo fittizio che si intreccia con la nostra realtà. La cosa evidente è che in Matrix si assiste ad una inversione, come se Alice scoprisse che l’Inghilterra sia una invenzione della regina di cuori.
In conclusione, come dimenticare il detto delfico “Conosci te stesso” che troneggia sulla porta dell’oracolo: un ammonimento sempre valido, vero e utile. Concludendo possiamo affermare che nei film della saga di Matrix sono innumerevoli gli argomenti filosofici, e non è stata nostra intenzione esaurirli tutti: si è solo cercato di indicare gli spunti di riflessione più evidenti.

(20 novembre 2007)                                                       Fabrizio Maida

FONTI:
Dentro la matrice. Filosofia, scienza e spiritualità in Matrix, a cura di Massimiliano Cappuccio. Edizioni Albo Versorio, Milano, 2004.

 

L’universo umano nei film di Pedro Almodovar

I film di Pedro Almodovar hanno suscitato, soprattutto in questi ultimi anni, un grande interesse (e grandi dibattiti) da parte della critica.
Giovanni Rizzoni, critico e specialista di Almodovar, individua tre fasi di sviluppo dei suoi film:
1.     dall’esordio al successo internazionale (con La legge del desiderio e soprattutto con Donne sull’orlo di una crisi di nervi, del 1988);
2.     la fase del sublime (con i film Tutto su mia madre e Parla con lei del 2002);
3.     infine la fase cosiddetta manieristica, con gli ultimi due film (La mala educación e Volver del 2006).
Nel percorso tracciato dai film emergono elementi comuni della poetica di Almodovar e della sua visione del mondo: sia in Parla con lei che in Donne sull’orlo di una crisi di nervi i personaggi non riescono a comunicare (nel primo film la protagonista è in coma e nel secondo l’attrice Pepa, rincorre tra i messaggi della segreteria il suo amato Ivan), inoltre questa incomunicabilità avviene tra sessi opposti, come se uomini e donne fossero portatori di ideali troppo diversi e contrastanti tra di loro. Continua »

Il cinema su ComunicaMente

Afferrare, spostare, ingrandire, ordinare un insieme caotico di immagini su di uno schermo trasparente: è ciò che compie John Anderton in una delle prime sequenze di Minority Report di Steven Spielberg: Continua »

Arancia Meccanica: dalla carta alla celluloide

Il romanzo: A Clockwork Orange di Anthony Burgess, dal quale è tratto il film: Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, indica il libero arbitrio come il più grande valore e diritto che l’uomo deve possedere e praticare per potersi definire tale. Continua »

Comunicare la fame attraverso il cinema

Se negli anni sessanta cineasti come Glauber Rocha e Carlos Diegues riuscirono a imporre all’attenzione internazionale la lotta brasiliana contro i suoi retaggi colonialisti grazie all’elaborazione dell’estetica della famee a film come Deus e o Diablo na Terra do Sol(Il dio nero e il diavolo biondo, 1964), vale la pena valutare l’apporto all’agenda sociale di due film come Noticias de uma Guerra Particular(1998) di Joao Salles e Katia Lund (un documentario) e soprattutto Cidade de Deus(City of God, 2002), diretto da Fernando Meirelles e co-diretto da Katia Lund (film di fiction basato su un fatto di cronaca).I due film sono profondamente legati tra loro: in parte condividono lo stesso regista e scrittore (Paulo Lins) ed esplorano lo stesso soggetto: la violenza e lo spaccio di droga nelle favelas.Di contro, le loro differenze non risiedono solo nello stile della loro forma, essendo l’uno documentario basato su interviste e l’altro si presenta come film narrativo dal ritmo veloce, ma anche nel giudizio dato loro da pubblico e critica. Per valutare il contributo di questi film all’agenda sociale, dobbiamo tenere a mente i punti di partenza, le ragioni che stanno dietro questi film e cosa effettivamente è stato raggiunto in base alle politiche di marketing, diffusione a livello internazionale e risposte del pubblico.I due film si inseriscono in un genere già consolidato nel cinema brasiliano, il genere favela, ma se ne discostano sia per i contenuti (Cidade de Deus è basato su una storia vera) sia per le azioni sociali che la produzione voleva mettere in moto: un dibattito mondiale sulla drammatica situazione degli slums. Cidade de Deus ha sbancato il botteghino in Brasile e ha catturato il pubblico di tutto il mondo per il suo stile patinato alla MTV, la sua violenza e la performance degli attori. A questo proposito molti critici hanno dibattuto sull’effetto che questa attrattiva da blockbuster ha avuto sulla sua agenda sociale.Fernando Meirelles ha comunque affermato che il film non era stato pensato per un pubblico internazionale ma per mettere a conoscenza il pubblico brasiliano e creare un dibattito politico, per essere accolto come film sociale, ma il suo stile (dal notevole appealper il pubblico) ha creato dei problemi.Quando la Miramax ha comprato e distribuito il film, in effetti, il suo intento politico è sembrato svanire per attrarre un pubblico più consumistico. Il film divenne d’improvviso un action movie, anche perché gran parte dei critici e del pubblico occidentale, abituati alla violenza di Hollywood, non sono stati in grado di separare divertimento visivo e contesto effettivo del film.Nel saggio “TheBrazilian GoodFellas: City of Godas a Gangster Film” il critico Miranda Shaw sembra eludere le scelte di marketing da parte della Miramax, avvicinando il lavoro di Meirelles ai film di Rocha.In realtà, se la violenza in Rocha è solamente simbolica, Meirelles adotta la violenza esplicita dei film hollywoodiani, inavvertitamente glamorizzandolae creando stereotipi nel tentativo di porla in un contesto sociale e politico.Il bombardamento di immagini di Cidade de Deusdetermina una perdita nella capacità di guardare e pensare in modo autonomo: la mancanza di vuoto tra le immagini non lascia nessuno spazio alla riflessione personale. La cosmesi della famedi Meirelles commercializza e sfrutta la povertà, non andando a indagare le ragioni politiche e sociali oltre la cultura della violenza stessa, né andando a mostrare alcuna alternativa al crimine commesso negli slums. Questo è ciò che permette la rappresentazione distorta che nel film si fa della gente delle favelas.
(30 luglio 2007)                                                                  Cecilia Frugiuele
Le fonti:Cook Pam, “The Cinema Book”, 1985, 2nd Ed., British Film Institute, London. 

Dennison Stephanie, Shaw Lisa, “Popular Cinema in Brazil”, 2004, Manchester University Press, Manchester.Nagib Lucia, “The New Brazilian Cinema”, 2003, IB Tauris, Oxford.Muir Stephanie, “Studying City of God”, 2005, Auteur Publishing, Cambridge.Johnson Randall, “Stam Robert, Brazilian Cinema”, 1995, Columbia University Press, USA.Kristin Thompson, David Bordwell, “Film History, and introduction”, 1994, McGrawHill, New York.Xavier Ismail, “Angels with Dirty Faces”, Sight and Sound, March 2003, BFI, London.Vieira, Else R.P, “City of God in Several Voice”, 2005, CCCP, Nottingham