Gaia Borghesi, Scripta volant

Molti scrivono poesie, quasi nessunole legge. I giovani, poi, sono i maggiori frequentatori attivi di questo genere, che permette di esprimere lamenti e sospiri d’amore e di abbandono. È quindi con diffidenza che in genere ci si avvicina a un volume di poesia di un giovane poeta, di cui magari si apprezza l’impegno e la sincerità, ma che purtroppo poi pecca di ingegno e senso della parola. Continua »

Il pellegrinaggio di un lettore

Sono noti alle cronache i fatti dei paesi del Medioriente, tra i quali l’Iraq gioca un ruolo fondamentale. Ma meno note sono le sue voci letterarie e poetiche. Pare pertanto utile e significativo segnalare lo scrittore iracheno Jabbar Yassin Hussin Continua »

A 40 anni da Easy Rider

Sono passati 40 anni dal viaggio intrapreso da Billy (Dennis Hopper) e Wyatt (Peter Fonda) in sella ai loro choppers da Los Angeles verso New Orleans alla ricerca della libertà, un viaggio che si è scontrato con la cruda realtà ma che è continuato nell’immaginario collettivo dove si è trasformato in un vero e proprio fenomeno di costume. Continua »

Neil Jordan

M.Pollone, C.Taricano
Neil Jordan
il Castoro cinema
168 pagine

Delle nuove monografie sui registi di cinema, questa pubblicazione dedicata al regista di In compagnia dei lupi è senz’altro tra le più rilevanti. Matteo Pollone e Caterina Taricano ricostruiscono il percorso artistico di uno degli autori più eccentrici ed eclettici del nostro tempo, uno dei cineasti che ha più giocato con l’ambiguità dei segni e dei linguaggi sia operando in produzioni indipendenti (come nel recente Breakfast On Pluto) che in contesti hollywoodiani (uno su tutti, Intervista col vampiro). Continua »

Il cinema israeliano contemporaneo

G.Spagnoletti, M.G.De Bonis, A.Schweitzer (a cura di)
Il cinema israeliano contemporaneo
saggi Marsilio
272 pagine

Divenuto negli ultimi anni uno dei fenomeni audiovisivi più interessanti a livello internazionale, il cinema israeliano è riuscito a ottenere una discreta visibilità anche nel nostro Paese, proponendosi anche a un pubblico che non sia quella nicchia composta da cinefili, addetti ai lavori o militanti politici. Il recente successo di titoli come La sposa siriana di Eran Riklis e di Valzer con Bashir di Ari Folman ha finalmente destato un interesse più ampio intorno a un cinema perlopiù misconosciuto – quando non ignorato – anche dalla letteratura critica, la quale si è soffermata soprattutto (ed è proprio questo il caso italiano) sulla figura più importante di questa cinematografia, Amos Gitai.

Marsilio propone un volume – firmato dai più autorevoli critici e docenti universitari israeliani – che abbraccia l’ultimo decennio dello sviluppo di un cinema che è sì d’autore, ma che si radica come pochi altri nella cultura e nella società d’origine. Emblematico in questo senso è il fatto che il libro dedichi un intero capitolo esclusivamente alla cronologia degli eventi del conflitto arabo-israeliano: una conoscenza propedeutica per un cinema che sin dalla sua nascita si è accostato ai temi della guerra, dell’assedio e delle ripercussioni che questi hanno sulla vita della collettività e che negli ultimi anni ha messo in scena storie che toccano soprattutto la sfera individuale (una certa rappresentazione della donna israeliana, il mondo degli adolescenti, la vecchiaia, il conflitto individuo-società).

Lungi dal limitarsi a presentare le figure più carismatiche e più diffusamente riconosciute di questo cinema, il libro tenta di rendere conto della sua identità multiforme, soffermandosi sullo sguardo femminile, sul cinema gay, sul documentario e sull’animazione; Il cinema israeliano contemporaneo si pone come panoramica necessaria sulle estetiche e le dinamiche produttive di un cinema che, crescendo, è andato via via svincolandosi dalla politica e ha messo in discussione i valori sionistici, che ha riesaminato il ruolo della religione nel sistema politico e dato visibilità ai soggetti deboli della società.

Un capitolo intero è infine dedicato al cinema palestinese, attento ai rapporti tra passato e presente della popolazione (con un occhio di riguardo all’anno-chiave 1948) e alla ricomposizione del trauma della perdita; un cinema che – date le contingenze storiche, politiche e geografiche -, al pari di quello israeliano, si trova a negoziare continuamente la propria identità e quella della società. Ed è proprio il cinema israeliano che offre un esempio di elaborazione di istanze politiche e sociali attraverso il lavoro sui propri strumenti. Nei recenti Z32 di Avi Mograbi e Valzer con Bashir (entrambi, non a caso, sul conflitto mediorientale), infatti, due forme di cinema apparentemente opposte tra di loro come il documentario e l’animazione finiscono per incontrarsi e generare un genere ibrido quale la docu-animation, un nuovo e forte strumento di autoanalisi di un popolo.

(2 settembre 2009)                                                      Andrea Favazzo

 

Alberto Lattuada. Il cinema e i film

Adriano Aprà (a cura di)
Alberto Lattuada. Il cinema e i film
saggi Marsilio
376 pagine

A quattro anni dalla sua scomparsa, la casa editrice Marsilio dedica al regista milanese una corposa monografia volta a rileggere l’intera opera di uno degli autori più controversi del nostro cinema. Continua »

Estetica e cinema

Daniela Angelucci (a cura di)
Estetica e cinema
il Mulino Prismi
285 pagine

In un’epoca in cui la grande teoria del cinema si è definitivamente dissolta (dall’uscita di Immagine-tempo di Gilles Deleuze, per intenderci) la casa editrice il Mulino dà alle stampe un libro che propone un’antologia di testi che riflettono – assumendo l’estetica come paradigma di riferimento – su quello che è stato (secondo la definizione di Francesco Casetti) l’occhio del Novecento. Continua »

Michael Jackson: morte senza fine

Tra i diadochi che si sono affermati in seguito alla morte del Re e all’abdicazione dei baronetti del pop, la figura di Michael Jackson troneggia in primo piano. Se Elvis aveva avviato la contemporanea domesticazione del rock ‘n’ roll e del rhythm and blues, i Beatles avevano portato a compimento la reductio ad unum di tutti i generi nell’alveo del pop. Continua »

Chitarre e lucchetti. Il cinema adolescente da Morandi a Moccia

Davide Boero
Chitarre e lucchetti. Il cinema adolescente da Morandi a Moccia
Le Mani
136 pagine

Divenuto negli ultimi anni uno dei target preferiti del mercato cinematografico italiano, il pubblico giovane ha conosciuto nel primo scorcio di questo secolo un numero notevole di storie e personaggi nei quali il suo bisogno di identificazione ha trovato ampia soddisfazione. Pur non costituendo una vera e propria novità (già negli anni ottanta l’industria dell’audiovisivo aveva concepito prodotti come Chewingum, I ragazzi della terza C o Sapore di mare), lo sviluppo del cinema adolescenziale richiama l’attenzione verso di sé per il suo aspetto quantitativo e, soprattutto, per la sua dimensione intermediale. A fronte di tal numero e tale complessità, Chitarre e lucchetti tenta di tracciare una mappa di orientamento che segni le coordinate antropologiche di questo cinema negli ultimi dieci anni. Continua »

Il montaggio nella storia del cinema

Federico Vitella
Il montaggio nella storia del cinema
elementi Marsilio
200 pagine

Trascurato dalla saggistica storico-critica per la difficoltà a essere inquadrato come oggetto di indagine (può riguardare sia il taglio e cucito della pellicola, sia un’operazione retorica, sia un’azione concettuale più ampia), il montaggio costituisce in realtà uno degli elementi-chiave nel processo produttivo cinematografico, nonché nodo centrale nella rappresentazione filmica.

A fronte di questa carenza della saggistica, Federico Vitella, coniugando storia del cinema e analisi del film, appronta una storia delle forme di montaggio del ‘900, appoggiandosi sia alle più profonde riflessioni dei teorici (gli impressionisti francesi, l’avanguardia sovietica, André Bazin) che alla manualistica tecnica. Dall’alba del cinema, quando il controllo del montaggio spetta generalmente all’esercente, fino alla tecnica del montaggio digitale, il volume descrive l’evoluzione delle funzioni e delle forme di questo oggetto “invisibile”. Se nel cinema delle avanguardie storiche il montaggio diviene per la prima volta oggetto di riflessione teorica, è con il cinema classico che trova una sua sistematizzazione pratica nelle grammatiche filmiche a uso dei registi di questo periodo. Ed è proprio nell’industria hollywoodiana che, per fini produttivi, nasce una figura professionale – quella del montatore – che, aiutata dalla moviola, può compiere un lavoro più preciso in modo più rapido.

Se poi – come è noto – nei film della Hollywood classica il processo di scrittura del film tende a farsi invisibile per favorire l’identificazione con i personaggi, il cinema moderno (categoria entro la quale l’autore fa rientrare il Neorealismo, la Nouvelle Vague e la New Hollywood), seppur per ragioni e con modalità diverse (sia in nome di un rapporto più immediato con la realtà, sia in vista di un’estetica metalinguistica, sia solo per fini espressivi), mette in discussione il montaggio “invisibile”. Una linea, questa, che viene seguita ed esasperata infine dal cinema postmoderno, il cui montaggio ludico è funzionale a rendere più intensa l’esperienza cinematografica: il montaggio rapido e tecniche quali lo split-screen, utilizzate a fini non narrativi, diventano strumenti di un cinema che si rivolge più alla mente che al corpo dello spettatore, che gli chiede di godere delle forme e dei colori, di stringersi nei ritmi frenetici del montaggio; in definitiva, di immergersi nell’immagine.

 

L’AUTORE

Federico Vitella insegna Generi e tecniche del linguaggio radiotelevisivo presso l’Università dell’Aquila e Storia e critica del cinema presso l’Università di Firenze, dove svolge attività di ricerca. Ha pubblicato, con Luca Mazzei, Geometrie dello sguardo. Contributi allo studio dei formati nel cinema italiano(Carocci 2007).

(25 maggio 2009)                                                               Andrea Favazzo