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	<description>Associazione culturale di Comunicazione e Media</description>
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		<title>Gus Van Sant</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 12:06:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Barbara Grespi (a cura di) Gus Van Sant Elementi Marsilio 159 pagine È da poche settimane nelle librerie l’ultimo volume della collana “elementi” di Marsilio dedicato alla figura del regista di Belli e dannati e del recente L’amore che resta. Il libro, curato da Barbara Grespi, si caratterizza per la compattezza e la precisione nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><img class="alignleft" title="gus" src="http://www.interviewmagazine.com/files/2011/09/15/img-gus-van-sant_103419962558.jpg" alt="" width="221" height="296" />Barbara Grespi (a cura di)<br />
<strong>Gus Van Sant<br />
</strong>Elementi Marsilio<br />
159 pagine</p>
<p style="text-align: left;" align="right">È da poche settimane nelle librerie l’ultimo volume della collana “elementi” di Marsilio dedicato alla figura del regista di <strong>Belli e dannati </strong>e del recente <strong>L’amore che resta</strong>. Il libro, curato da Barbara Grespi, si caratterizza per la compattezza e la precisione nei riferimenti alla cinematografia di uno degli autori più eccentrici (e, all’apparenza, più schizofrenici) della contemporaneità.<span id="more-1054"></span></p>
<p>Mentre il saggio introduttivo si propone di mappare il <strong>cinema</strong> <strong>metamorfico</strong> di Van Sant nelle sue coordinate tematiche e figurali, individuandone tre fasi di evoluzione (che la stessa curatrice chiama <em>Gli abitanti della strada</em>, <em>Incontro con il padre</em> e <em>Via dall’America</em>) e individuando costanti e fratture all’interno di un <strong>progetto autoriale a prima vista paradossale</strong> ma che lascia trasparire una forte coerenza di fondo. Gli altri cinque scritti propongono poi delle analisi testuali di altrettanti film (Mala Noche, <strong>Da morire</strong>, Psycho, <strong>Elephant</strong> e <strong>Paranoid Park</strong>) che descrivono un cinema che lavora costantemente sull’immaginario (la cultura beat, il mondo queer, il western) e sull’immagine stessa (ad esempio, mettendo in relazione dialettica le sue diverse forme nel medesimo film: fotografia, video, super8, disegno), che è fuori e dentro Hollywood e che adotta la ripetizione come proprio principio creativo.</p>
<p>Adatto sia agli studenti delle scienze della comunicazione che agli appassionati e cultori dell’autore di <strong>Drugstore Cowboy</strong>, il libro curato da Barbara Grespi è in definitiva un buon <em>concentrato </em>teorico-analitico dell’opera del regista di Portland.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA CURATRICE</strong></p>
<p><strong>Barbara Grespi </strong>insegna Storia e critica del cinema all’Università degli studi di Bergamo e dal 2007 è selezionatore per il Festival del Cinema di Torino. Negli ultimi anni si è occupata di teoria e analisi dell’immagine, in particolare del rapporto fra cinema e fotografia de del motivo del corpo e del gesto nel film. Tra le sue pubblicazioni, <em>Marchi d’autore </em>(2000), <em>Howard Hawks </em>(2004), <em>Immagini e memoria </em>(2009), <em>Cinema e montaggio </em>(2010). Per Marsilio ha scritto saggi inclusi in diversi volumi della <em>Storia del cinema italiano </em>e ha collaborato al volume <em>Cary Grant </em>(a cura di Giaime Alonge e Giulia Carluccio).</p>
<p>(9 febbraio 2012)                                                                                                  Andrea Favazzo</p>
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		<title>Sociologia dei media digitali</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 11:50:41 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Comunicazione Mediatica]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[Davide Bennato Sociologia dei media digitali Laterza 192 pagine Prendendo le mosse dal dibattito tra detrattori ed entusiasti dei nuovi strumenti di internet – ennesima riedizione del dualismo echiano tra apocalittici e integrati – l’agile manuale di Bennato cerca in primo luogo di mettere ordine su un argomento di grande attualità, chiarendo quali sono e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><img class="alignleft" title="media" src="http://www.sitcommedia.tv/Gallery/Foto/media_homepage_6bba91eb-c781-4511-ae49-7ffc70631689.jpg" alt="" width="352" height="258" />Davide Bennato<br />
<strong>Sociologia dei media digitali<br />
</strong>Laterza<br />
192 pagine</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Prendendo le mosse dal dibattito tra detrattori ed entusiasti dei <strong>nuovi strumenti di internet</strong> – ennesima riedizione del dualismo echiano tra <strong>apocalittici e integrati</strong> – l’agile manuale di Bennato cerca in primo luogo di mettere ordine su un argomento di grande attualità, chiarendo quali sono e come funzionano le <strong>piattaforme del web partecipativo<span id="more-1050"></span></strong>, considerate dall’autore come particolari macrosistemi tecnici che sono stati in grado di scatenare un processo di riorganizzazione sociale, politica ed economica nella società contemporanea.</p>
<p>Blog, wiki e social media come <strong>YouTube</strong>, <strong>Twitter</strong> e <strong>Friendfeed</strong> sono accomunati da valori della cosiddetta Weltanschauung 2.0: <strong>coinvolgimento degli utenti</strong>, intelligenza collettiva, condivisione e remixabilità dei contenuti, componente social. Strumenti di comunicazione che hanno superato la semplice funzione di scambio di informazioni, arrivando a <strong>rivoluzionare le modalità di costruzione</strong> <strong>e</strong> <strong>mantenimento</strong> <strong>delle relazioni sociali </strong>di adolescenti e adulti.</p>
<p>Ripercorrendo i più recenti studi sulla materia, realizzati principalmente in area anglosassone, il volume mostra come i social network mettano in gioco aspetti fondamentali della vita di ciascun individuo, quali la <strong>rappresentazione di sé</strong>, la gestione dei rapporti tra pari e delle informazioni personali, i modelli di comportamento da seguire. Proprio in virtù dell’<strong>onnipresenza delle tecnologie digitali nel quotidiano</strong>, Bennato presenta la sua “modesta proposta”: una maggiore attenzione alla dimensione dei valori all’interno del rapporto tra tecnica e società, che sfoci in una nuova disciplina, la <strong>tecnoetica</strong>. La tecnologia infatti non si presenta come oggetto neutrale, a è insieme frutto di valori, veicolo di essi e forza che può modificare le convinzioni etiche diffuse. Bennato sottolinea quindi l’<strong>esigenza di norme deontologiche </strong>che guidino l’operato di ingegneri, designer e progettisti, affinché non si lascino affascinare dall’ottimismo tecnocratico all’insegna delle “magnifiche sorti e progressive”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’AUTORE</strong></p>
<p><strong>Davide Bennato </strong>insegna Sociologia dei media digitali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. Si occupa in particolare di culture tecnologiche, del consumo di contenuti online, della socializzazione tramite media digitali. È autore, tra l’altro, del volume <em>Le metafore del computer. La costruzione sociale dell’informatica</em> (Meltemi, 2002) e del saggio <em>Culture tecnologiche emergenti. Analisi di una comunità di wardrivers</em> in <em>Cultura in Italia. Nuovi media, vecchi media</em> (a cura di M. Santoro, il Mulino, 2007). Ha redatto la voce <em>La circolazione delle tecnologie</em> in <em>XXI Secolo</em> (Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani 2010). È inoltre autore del blog Tecnoetica.</p>
<p>(28 gennaio 2012)                                                                                          Alessandra Favazzo</p>
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		<title>Hayao Miyazaki</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 12:10:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Artistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Alessandro Bencivenni Hayao Miyazaki Le Mani 192 pagine Seguendo la scia del crescente successo che gli ultimi film di Miyazaki hanno conosciuto nel nostro Paese, la casa editrice Le Mani pubblica questa monografia dedicata al regista di Il castello errante di Howl; una pubblicazione che ne ripercorre a tappe la parabola artistica (e imprenditoriale) per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><img class="alignleft" title="miyazaki" src="http://www.lemanieditore.com/components/com_virtuemart/shop_image/product/HAYAO_MIYAZAKI.__4e5faa1bab495.jpg" alt="" width="183" height="274" />Alessandro Bencivenni<br />
<strong>Hayao Miyazaki<br />
</strong>Le Mani<br />
192 pagine</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Seguendo la scia del crescente successo che gli ultimi film di Miyazaki hanno conosciuto nel nostro Paese, la casa editrice Le Mani pubblica questa monografia dedicata al regista di <strong>Il castello errante di Howl</strong>; una pubblicazione che ne ripercorre a tappe la <strong>parabola artistica</strong> <span id="more-1042"></span>(e imprenditoriale) per riconoscerne finalmente le tracce autoriali. Temi, motivi e ricorrenze del cinema di Miyazaki sono spesso lette alla luce della biografia e del “pensiero” del regista giapponese e compongono un universo coerente e affascinante.</p>
<p style="text-align: left;">Il riconoscibile mondo animato di Miyazaki trova tuttavia le sue radici in un background culturale ibrido: l’autore di <strong>Principessa Mononoke</strong>, infatti, si muove da sempre tra il senso di appartenenza al Giappone, alla sua storia e alla sua identità (per come rilegge alcune storie e leggende legate alla tradizione popolare o per quanto nel suo cinema abbia così tanto peso la paura di un’<strong>apocalisse nucleare</strong>) e la fascinazione per l’Occidente (in particolare la <strong>letteratura anglosassone</strong>, l’Italia come paese “esotico” ed eroico, i paesaggi europei, l’ideologia marxista). È anche grazie a questa contaminazione che gli <em>anime</em> di Miyazaki (film per il cinema ma anche serie tv animate come <strong>Lupin III </strong>e <strong>Conan, il ragazzo del futuro</strong>) hanno saputo costruire mondi fantastici ma complessi e comunicare con un pubblico eterogeneo per fasce d’età.</p>
<p>Il libro di Alessandro Bencivenni – per la semplicità nella trattazione e l’alta chiarezza espositiva &#8211; si rivolge soprattutto a coloro che da poco si sono accostati al <strong>cinema di Miyazaki</strong> e vogliono orientarsi scoprendone gli elementi basilari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’AUTORE</strong></p>
<p><strong>Alessandro Bencivenni</strong>, sceneggiatore, vive e lavora a Roma. Dopo aver esordito nei fumetti con <em>Topolino,</em> è passato a scrivere per il cinema e la TV, collaborando con registi famosi:  dalla Wertmüller di <em>Io speriamo che me la cavo</em> a Monicelli di <em>Le rose del deserto</em>. Ha firmato molti successi popolari, dalla saga di <em>Fantozzi </em>alla serie televisiva di <em>Don Matteo</em>, fino ai più recenti cinepanettoni. Ma è anche uno studioso di cinema, autore di <em>Visconti </em>(il Castoro, Milano), <em>Greenaway, il cinema delle idee </em>e <em>Ricordare sognare sceneggiare </em>(Le Mani, Recco). Ha insegnato sceneggiatura all’Accademia dell’Immagine dell’Aquila, all’Università di Terni e alla LUISS.</p>
<p>(21 gennaio 2012)                                                  Andrea Favazzo</p>
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		<title>Eros, Cybersex, Neoporn</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 15:10:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Comunicazione Mediatica]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[Renato Stella Eros, Cybersex, Neoporn Franco Angeli 208 pagine Nel nutrito filone dei porn studies pubblicati negli ultimi mesi, merita una menzione particolare questo volume di ricerca pubblicato dal sociologo dei media Renato Stella, autore di L’osceno di massa (1991), uno dei primi saggi in lingua italiana a occuparsi dei consumi popolari di pornografia. Vent’anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right">Renato Stella<br />
<strong>Eros, Cybersex, Neoporn<br />
</strong>Franco Angeli<br />
208 pagine</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Nel nutrito filone dei <strong>porn studies</strong> pubblicati negli ultimi mesi, merita una menzione particolare questo volume di ricerca pubblicato dal sociologo dei media Renato Stella, autore di <strong>L’osceno di massa </strong>(1991), uno dei primi saggi in lingua italiana a occuparsi dei <strong>consumi popolari di pornografia</strong>. Vent’anni dopo, l’accademico si propone di rileggere il fenomeno dell’hardcore alla luce dei mutamenti sociali, tecnologici e culturali avvenuti in questo lasso di tempo.<span id="more-1039"></span></p>
<p>L’autore affronta il suo oggetto di studio a tutto tondo, analizzando il ruolo che la pornografia ha avuto nel modificare la <strong>cultura visiva contemporanea</strong> e l’immaginario collettivo, ricostruendo in sintesi le <strong>sex wars </strong>(battaglie che hanno visto contrapporsi un’intellighenzia pro-porn e una anti-porn) e soffermandosi sui fenomeni sorti grazie alla diffusione di internet: il <strong>cybersex</strong> (inteso come interazione sessuale tra due o più soggetti online) e il <strong>neoporn </strong>(porno amatoriale su internet) – appunto – rapportati tra loro e frequentemente con il porno industriale e le sue istanze produttive, estetiche e ideologiche. Il funzionamento dei due fenomeni viene infine mappato nell’ultima parte del libro, dedicata a una <strong>ricerca empirica</strong> che vuole sondare il terreno dei produttori/consumatori di pornografia utilizzando la tecnica dell’intervista <em>face to face </em>o via chat.</p>
<p>Ciò che viene proposta nelle 208 pagine è un’analisi scientifica (non esente in alcuni passaggi da spunti polemici) interessante e dettagliata su una realtà ormai più che sdoganata a livello di consumi ma che crea ancora imbarazzo (almeno in Italia) quando diventa oggetto di studio accademico o fa ancora discutere per i suoi <strong>presunti effetti liberatori</strong> o, al contrario, per il suo supposto e indimostrabile potere corruttivo dei costumi sociali. <strong>Eros, Cybersex, Neoporn</strong>,<strong> </strong>dal suo canto, tenta con successo di uscire dal fuoco delle sex wars per assumere un punto di vista che si può definire sensato, rigoroso e – proprio per meglio adattarsi alla complessità del suo argomento (per tutto ciò che implica, anche in termini etici) – ambiguo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’AUTORE</strong></p>
<p><strong>Renato Stella </strong>insegna Sociologia delle comunicazioni di massa presso l’Università di Padova. È autore di <em>Box populi </em>(Roma, 1999), <em>L’immagine della notizia </em>(Milano, 2004), <em>Media ed Etica </em>(Roma, 2008) e ha curato con P. Lalli e M. Morcellini il volume <em>Spazi comunicativi contemporanei </em>(Roma, 2008). Attualmente si occupa delle nuove forme di produzione e diffusione della cultura di massa.</p>
<p>(14 gennaio 2012)                                                          Andrea Favazzo</p>
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		<title>Ritratti in controcanto</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 12:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comunicamente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione Artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Marisa Ferrario Denna Ritratti in controcanto Nomos 157 pagine Ritratti in controcanto è una raccolta costituita da ritratti in versi di donne scrittrici o pittrici affiancati al &#8216;controcanto&#8217;, all&#8217;eco di Marisa Ferrario Denna, poetessa di Busto Arsizio che, finalmente, dopo un silenzio di quindici anni, ci regala un libro semplicemente bello, già considerandolo come oggetto: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><img class="alignleft" title="controcapnto" src="http://www.nomosedizioni.it/imgs/book-images/11NMS737/11NMS737_cover.jpg" alt="" width="190" height="270" />Marisa Ferrario Denna<br />
<strong>Ritratti in controcanto<br />
</strong>Nomos<br />
157 pagine</p>
<p style="text-align: left;" align="right"><strong>Ritratti in controcanto</strong><em> </em>è una raccolta costituita da ritratti in versi di donne scrittrici o pittrici affiancati al &#8216;controcanto&#8217;, all&#8217;eco di Marisa Ferrario Denna, poetessa di Busto Arsizio che, finalmente, dopo un silenzio di quindici anni, ci regala un libro semplicemente <em>bello</em>, già considerandolo come oggetto<span id="more-1035"></span>: la Nomos edizioni, casa editrice di recente apertura ma che ha al suo attivo numerosi libri di arte e saggistica varia, oltre che di <strong>poesia contemporanea</strong>, ha posto molta attenzione anche all&#8217;aspetto grafico, a partire dalla copertina &#8211; equilibratissima &#8211; bianca e turchese, fino alla scelta della carta e alla accuratezza nel lavoro di editing. Così godiamo di <strong>un libro ben fatto</strong>, oltre che intenso nel contenuto, che è oggi cosa rara e preziosa.</p>
<p><strong>Ritratti in controcanto</strong><em> </em>è un libro colto, per certi aspetti difficile. Marisa Ferrario Denna ha &#8216;dialogato&#8217; con trenta scrittrici della storia (dal &#8217;900 al &#8217;500, in prevalenza &#8217;900, per ovvie ragioni), un personaggio storico antico (Ipazia), nove donne del mito e venti pittrici (dal &#8217;500 al &#8217;900). <strong>Sessanta donne della storia e della leggenda</strong>, sessanta donne che hanno spesso pagato personalmente scelta dell&#8217;arte. Un libro quindi che, nel suo impianto geometrico, frutto di una mente solida e razionale come quella di  Marisa Ferrario Denna, filosofa di formazione, è anche molto attento alle coordinate storiche (dal &#8217;900 agli abissi del mito per risalire poi di nuovo al &#8217;900), che creano una struttura circolare, alla ricerca, forse, di un senso da dare alle cose. Un libro che implica, dunque, conoscenze storiche, letterarie, artistiche (alcune artiste come <strong>Lalla Romano</strong>, <strong>Emily Dickinson</strong>, Gaspara Stampa, Artemisia Gentileschi o <strong>Frida Kahlo</strong> sono note alla maggior parte del pubblico, ma altre come Renée Vivien, Louise Labé e parecchie pittrici sono nomi più vaghi se non addirittura sconosciuti) e che presuppone un impegno di lettura e una scrittura non semplicemente ripiegata sui propri sentimenti, come la buona tradizione lirica prevede, ma che si apre all&#8217;arte degli altri attraverso un&#8217;indagine conoscitiva, simbolo anche di una maturità umana e intellettuale.</p>
<p>È un libro che nasce &#8211; anche &#8211; da una profonda solitudine, <em>condicio sine qua non </em>per lo studio e la riflessione, da una <em>dolorosa </em>solitudine, direi, la quale però cerca continuamente, come è tipico del femminile, un dialogo, un&#8217;empatia, un ristoro al vuoto dei giorni. Questo è dunque un dialogo tra l&#8217;autrice e le &#8216;sue&#8217; donne, che lei interpreta, ma soprattutto <em>sente</em>, in modo a tratti davvero straordinario, frutto di uno studio molto approfondito che però &#8211; e qui è la magia e la forza della parola poetica di Marisa Ferrario Denna &#8211; ha saputo delineare in pochi versi il personaggio, con una capacità di sintesi che solo un&#8217;intelligenza particolare può generare (&#8220;Svetta l&#8217;aquila delle tue sopracciglia&#8221; è l&#8217;<em>incipit </em>Frida Kahlo; &#8220;Quante sigarette, Ingeborg? / Il fumo uccide Ingeborg&#8221; sono il secondo e terzo verso per la Bachmann; &#8220;Io voglio il biancospino / per me e per tutte quelle come me, / che sono rimaste per sempre / soltanto sorelle, ombre, / ombre e nient&#8217;altro / di ben più geniali &#8211; famosi &#8211; fratelli&#8221; è l&#8217;ultima strofa per Paolina Leopardi: e gli esempi potrebbero continuare). Questo <strong>dialogo col passato</strong>, con le proprie radici, rimanda all&#8217;annoso problema del rapporto arte/vita.  Marisa Ferrario Denna dimostra che la scelta dell&#8217;arte è sì una rinuncia alla vita, a volte, ma paradossalmente permette di entrare più dentro nella vita, in una ricerca delle sue <strong>trame profonde e sotterranee che</strong> <strong>sottostanno al quotidiano</strong> e apparentemente inutile andare dei giorni, dandogli un senso che gli animi sensibili alla poesia sentono più di altri. L&#8217;aveva già affermato Antonia Pozzi (presenza quasi obbligata nella galleria di poetesse di Marisa Ferrario Denna) ai primi del &#8217;900, riflettendo sul rapporto arte/vita nel <strong>Tonio Kröger</strong><em> </em>di Thomas Mann: &#8220;Il contrasto tra <em>Geist </em>e <em>Leben </em>non va inteso nel senso che l&#8217;artista è colui che <em>non arriva </em>alla vita, ma colui che va <em>oltre </em>la vita&#8221;. Anche in questo libro c&#8217;è quindi un tentativo quasi ossessivo di cercare nell&#8217;ordine seppur fittizio dell&#8217;arte il senso alla confusione e all&#8217;ingiustizia della vita. <em>Ordine </em>si intitola, non a caso, il testo di chiusura, che diventa chiave di lettura della raccolta: &#8220;e le ciabatte – vuote – ad aspettare, / diranno dell&#8217;inutile fatica / di volersi &#8211; dal disordine &#8211; salvare&#8221;. Poesia come difesa e protezione, ma anche <strong>poesia come conoscenza dell’oltre</strong>, <strong>ricerca di bellezza e armonia</strong>.</p>
<p>Si ritrova questo <strong>ordine anche nella scelta formale</strong>, che definirei &#8216;classica&#8217;: sono frequenti la rima, il verso regolare (con prevalenza di endecasillabi e novenari), il sonetto e la quartina, a dire non solo una competenza tecnica non indifferente (che è anche a volte gioco linguistico: la poesia per Anna Maria Ortese, ed esempio, è costituita quasi interamente dai titoli dei suoi libri combinati tra loro), ma &#8211; ancora una volta &#8211; il grande debito e la grande conoscenza dell&#8217;autrice verso il passato, un passato in cui si può trovare, talvolta, una risposta e che, tuttavia, è rivissuto in modo personale, come sa fare solo chi lo vive in modo autentico, mettendosi in gioco. <strong>Rivisitare il passato</strong>, tra l&#8217;altro, è una scelta quanto mai attuale e necessaria, un modo intelligente e meno narcisistico di fare poesia oggi, in cui si vive per lo più nella contemporaneità, quindi nell&#8217;inconsapevolezza di sé e degli altri.</p>
<p>Infine, questo è senza dubbio <strong>un libro al femminile</strong>, nel senso più alto del termine.  Marisa Ferrario Denna ci aveva già abituato ai ritratti densi ed empatici di donne o bambine della sua vita (<strong>Prima le donne e i bambini</strong><em> </em>è il bel titolo della prima sezione di <strong>Mal di luna</strong> del 1996), ma qui il respiro è più ampio e si diffonde nello spazio e nel tempo. Si potrebbe sentire una certa vena manichea, dove il femminile è assolutizzato in senso positivo come sopruso, sofferenza, fatica.  Ciò può essere vero, in parte, ma di fatto conferma lo sguardo di  Marisa Ferrario Denna che è sì, il suo, di sofferenza, e che arriva quasi ad una <strong>purezza di pascoliana memoria</strong> in cui l&#8217;amore verso il mondo delle donne porta a un&#8217;empatia verso gli aspetti altrettanto puri e sofferenti delle altre donne.  <em>Similis cum similibus&#8230;</em></p>
<p>Pur essendo questo un libro tutto al femminile, il <strong>conflitto</strong> <strong>interiore</strong>, il <strong>contrasto arte/vita</strong> col conseguente continuo e ossessionante lavorìo sulla propria opera, in una ricerca che tende quasi alla perfezione, non può non ricordarci un poeta &#8211; maschio &#8211; che è padre e archetipo della tradizione lirica italiana: Petrarca (<strong>La matita</strong>, il primo testo &#8211; metaletterario &#8211; di <strong>Ritratti in controcanto</strong>, riecheggia, tra l&#8217;altro, un sonetto di Cavalcanti, simile al maestro aretino per la vena inquieta e drammatica: &#8220;Noi siam le triste penne isbigottite,/le cesoiuzze e &#8216;l coltellin dolente/ch&#8217;avemo scritte dolorosamente/quelle parole che vo&#8217; avete udite&#8221;). Come Petrarca, che nel <strong>Secretum</strong><em> </em>viene invitato caldamente da Agostino, sulla scia di Seneca, a intraprendere l&#8217;unico viaggio utile, quello dentro di sé (&#8220;E gli uomini se ne vanno ad ammirare gli alti monti e i vasti flutti del mare e i grandi flussi dei fiumi e l&#8217;immensità dell&#8217;oceano e il corso delle stelle; e trascurano se stessi &#8211; <em>et relinquunt se ipsos</em>&#8220;), Marisa Ferrario Denna si inabissa, anche attraverso &#8216;le sue Laure&#8217;, nei meandri del suo sé, per uscirne, forse, vivificata e arricchita, o almeno consolata. Dalla poesia, prima di tutto, che diventa <strong>scelta quasi mistica e radicale</strong>. &#8220;T&#8217;ho barattato – amore – con parole&#8221;: questo verso dell&#8217;ascetica Cristina Campo (altra donna della galleria) potrebbe racchiudere il senso del libro. A dire che la vita vera è la parola poetica perché, per riprendere Petrarca, &#8220;quanto piace al mondo è breve sogno&#8221;.  Marisa Ferrario Denna ci ha donato <strong>un libro che è anche un sogno</strong>, una visione, un balsamo e un ristoro – sebbene forse fuggitivo – per la mente, il corpo, l&#8217;anima.</p>
<p>(11 gennaio 2012)                                                                           Paola Barni</p>
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		<title>Grattacieli e superuomini</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 16:20:57 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Artistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Federico Pagello Grattacieli e superuomini Le Mani 248 pagine Comics and the city. Dagli anni trenta, ovvero da quando i supereroi hanno fatto la loro comparsa tra le pagine dei fumetti targati Marvel, la dimensione urbana ha informato di sé l’immaginario collettivo attraverso strip e film, sempre legata a doppio filo con la figura dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><img class="alignleft" title="super" src="http://www.lemanieditore.com/components/com_virtuemart/shop_image/product/GRATTACIELI_E_SU_4d8083dcf2971.jpg" alt="" width="183" height="266" />Federico Pagello<br />
<strong>Grattacieli e superuomini<br />
</strong>Le Mani<br />
248 pagine</p>
<p><em>Comics and the city</em>. Dagli anni trenta, ovvero da quando i supereroi hanno fatto la loro comparsa tra le pagine dei fumetti targati Marvel, la dimensione urbana ha informato di sé l’immaginario collettivo attraverso <em>strip</em> e film, sempre legata a doppio filo con la figura dei protagonisti di questa <strong>nuova mitologia made in Usa</strong><em>. </em>Un connubio, quello tra supereroi e rappresentazione della metropoli nel cinema e nel fumetto, al centro dell’indagine del volume di Federico Pagello<span id="more-1031"></span>, che ripercorre le diverse tappe di questo incontro crossmediale, da <strong>Superman</strong> di Richard Donner (film del 1978 capostipite del genere supereroico) ai più vicini <strong>Iron Man</strong> 1 e 2 di Jon Fevreau. Alla base della rappresentazione di città di carta e immagini come Metropolis e Gotham City è il <strong>mito mediatico di New York</strong>, e in particolare di Manhattan, il suo inconfondibile skyline che l’ha resa la città <em>larger-than-life</em> per antonomasia.</p>
<p>Mentre nei primi capitoli della saga di Superman tra supereroe e spazio che lo ospita vi è una  sovrapposizione totale, simbolo di un’<strong>utopica armonia tra eroe,</strong> <strong>società e</strong> <strong>Stato</strong> propria del Sogno Americano, nelle più recenti pellicole del genere supereroico questa relazione si trasforma in radicale scissione e contrasto: il protagonista cerca infatti disperatamente di ricostruire la propria identità all’interno di uno spazio ormai a lui estraneo. Tra questi ultimi film un ruolo fondamentale spetta alla saga cinematografica dell’Uomo Pipistrello: se in <strong>Batman</strong> e <strong>Batman</strong> <strong>Returns</strong> di Tim Burton interni ed esterni contribuiscono, attraverso un lavoro molto sofisticato di set design in studio diretto dallo scenografo Anton Furst, alla formazione di un’immagine della città meta-cinematografica e inquietante, che riflette quella del suo <em>outlaw hero</em>, nei capitoli diretti da Christopher Nolan – <strong>Batman</strong> <strong>Begins</strong> e <strong>Il cavaliere oscuro</strong> – si intensificano i riferimenti al presente dell’<strong>America post 11 settembre</strong> e vengono predilette immagini reali girate soprattutto a Chicago, storica rivale della Grande Mela priva di ogni aura utopica.</p>
<p>(11 gennaio 2012)                                                             Alessandra Favazzo</p>
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		<title>Un olimpo di luce</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 19:34:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Artistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberto Campari Un Olimpo di luce Marsilio 176 pagine Da pochi mesi nelle librerie, questo saggio edito da Marsilio affronta sinteticamente uno degli aspetti essenziali del divismo cinematografico: la bellezza. Il cinema nel Novecento, infatti, è stato in grado di rendere nuovamente visibile lo splendore del corpo nella sua fisicità agli occhi dell’umanità e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right">Roberto Campari<br />
<strong>Un Olimpo di luce<br />
</strong>Marsilio<br />
176 pagine</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Da pochi mesi nelle librerie, questo saggio edito da Marsilio affronta sinteticamente uno degli aspetti essenziali del <strong>divismo</strong> <strong>cinematografico</strong>: la bellezza. <span id="more-1027"></span>Il cinema nel Novecento, infatti, è stato in grado di rendere nuovamente visibile lo splendore del corpo nella sua fisicità agli occhi dell’umanità e di creare <strong>una nuova mitologia</strong>, un nuovo Olimpo di semidei – le star – che ha plasmato l’immaginario mediale del secolo da poco trascorso.</p>
<p style="text-align: left;">Dopo una breve digressione storico-filosofica, l’autore passa in rassegna alcuni film che hanno messo a tema la bellezza (con particolare riguardo al cinema di <strong>Luchino</strong> <strong>Visconti</strong>, nel quale l’avvenenza fisica si lega ai temi della nostalgia e dell’autodistruzione) per poi soffermarsi su titoli in cui questa viene accostata a scenari del mondo antico: da <strong>Olympia</strong> di Leni Riefenstahl alle due <strong>Cleopatra</strong> di DeMille e Mankiewicz, sia il cinema europeo che quello americano hanno reso il loro tributo al <strong>culto del bello</strong> nel mondo greco-romano e in quello egizio.</p>
<p>L’ultima parte del libro è composta da un lungo elenco di divi e dive per cui la bellezza è stata un elemento determinante della loro carriera. Per ogni attore Roberto Campari elenca i film più significativi soffermandosi sulle trame e sull’ingresso e la <strong>presentazione della star</strong>. In particolare, questo secondo aspetto si configura come una strategia fondamentale (fatta di scelte dell’inquadratura, di montaggio e di luci e colori, di sguardi) per creare o potenziare <strong>l’aspetto mitico del divo</strong>. La lista comprende sia attori e attrici della Hollywood classica (tra gli altri, Rodolfo Valentino, <strong>Greta</strong> <strong>Garbo</strong>, Marlon Brando e <strong>Grace</strong> <strong>Kelly</strong>) sia divi che, sia pur cresciuti nel cinema europeo, sono diventati fenomeni internazionali (<strong>Brigitte</strong> <strong>Bardot</strong>, Sophia Loren, Alain Delon e <strong>Sean</strong> <strong>Connery</strong>): un Olimpo le cui caratteristiche si sono modificate con l’avvento del cinema moderno e che forse negli ultimi trent’anni – per una serie di cause di ordine culturale, tecnologico, generazionale, mediale – ha conosciuto il suo definitivo tramonto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’AUTORE</strong></p>
<p><strong>Roberto Campari </strong>è professore ordinario di storia e critica del cinema all’Università di Parma. Tra i suoi libri più recenti: <em>Il fantasma del bello. Iconologia del cinema italiano</em>, Marsilio 1997; <em>Il fascino discreto dell’Europa. Il vecchio continente nel cinema americano</em>, Marsilio 2001; <em>Cinema. Generi, tecniche, autori</em>, Mondadori 2002; <em>Film della memoria. Mondi perduti, ricordati e sognati</em>, Marsilio 2005; <em>Sogni in celluloide. Reale e immaginario nel cinema</em>, Marsilio 2008.</p>
<p>(21 dicembre 2011)                                                                          Andrea Favazzo</p>
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		<title>Il cinema americano attraverso i film</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 10:28:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comunicamente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Artistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Leonardo Gandini (a cura di) Il cinema americano attraverso i film Carocci 220 pagine Dodici sguardi per dodici film che, nella loro esemplarità, testimoniano della complessità delle pellicole made in USA. Un cinema, quello americano, che (come suggerirebbe la credenza comune) non si connota solo per la semplicità dei suoi prodotti, la leggibilità e linearità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><img class="alignleft" title="film" src="http://img3.libreriauniversitaria.it/BIT/096/9788843060962g.jpg" alt="" width="180" height="293" />Leonardo Gandini (a cura di)<br />
<strong>Il cinema americano attraverso i film<br />
</strong>Carocci<br />
220 pagine</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Dodici sguardi per dodici film che, nella loro esemplarità, testimoniano della complessità delle <strong>pellicole</strong> <strong>made</strong> <strong>in</strong> <strong>USA</strong>. Un cinema, quello americano, che (come suggerirebbe la credenza comune) non si connota solo per la semplicità dei suoi prodotti, la leggibilità e linearità nella narrazione dei film hollywoodiani, ma che è caratterizzato anche da un <strong>alto grado di ambiguità<span id="more-1002"></span></strong>, di complessità delle forme e ambivalenza dei contenuti (si noti per esempio le infinite e talvolta opposte letture sociopolitiche applicate a due film come <strong>L’invasione degli ultracorpi </strong>e <strong>La notte dei morti viventi</strong>).</p>
<p style="text-align: left;">Da <strong>Come vinsi la guerra </strong>di Clyde Bruckman e Buster Keaton a <strong>Inception </strong>di Christopher Nolan, passando per <strong>L’orgoglio degli Amberson </strong>di Orson Welles e <strong>Zelig </strong>di Woody Allen, le analisi descrivono un cinema che fin dalla sua nascita rappresenta un sensibile sismografo che rileva i <strong>sommovimenti</strong> <strong>sociali</strong>, <strong>culturali</strong>, <strong>politici</strong> ed <strong>estetici</strong> che hanno animato e animano tuttora gli Stati Uniti. Di più: il cinema americano – a conferma della sua ambiguità – applica la sua lente di ingrandimento a una realtà che esso stesso ha contribuito a plasmare: parlando del reale finisce col parlare di cinema (a tal proposito si veda il rapporto che un film come <strong>La conversazione </strong>intrattiene con il cinema di Antonioni).</p>
<p>Indirizzato a studenti e appassionati di cinema, il libro curato da Leonardo Gandini rappresenta una buona occasione per rileggere per capitoli la storia di un’arte e un’industria che <strong>ha</strong> <strong>segnato visivamente l’immaginario mondiale</strong> e che, a dispetto della facilità che ha avuto e ha nel raggiungere culture diverse, ha prodotto da sempre film che si prestano a molteplici interpretazioni.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>IL CURATORE</strong></p>
<p><strong>Leonardo Gandini </strong>insegna Storia del cinema presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Ha pubblicato e curato volumi sulla regia cinematografica, il film noir, il cinema hollywoodiano contemporaneo; è inoltre autore di monografie su Tod Browning, Billy Wilder, Brian De Palma e Quentin Tarantino.</p>
<p>(15 dicembre 2011)                                                                                  Andrea Favazzo</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nanni Moretti</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 11:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comunicamente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ispirazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Riflettere sull&#8217;incapacità nel difendersi da un linguaggio banale e l&#8217;importanza delle parole. - Io non lo so, però senz&#8217;altro lei ha un matrimonio alle spalle a pezzi. - Che dice? - Forse ho toccato un argomento che non&#8230; - No&#8230;no&#8230;è l&#8217;espressione. Non è l&#8217;argomento, non è l&#8217;argomento, non è l&#8217;argomento&#8230;è l&#8217;espressione. Matrimonio a pezzi. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Riflettere sull&#8217;incapacità nel difendersi da un linguaggio banale e l&#8217;importanza delle parole.</h3>
<p><img class="alignleft" title="palombella1" src="http://1.bp.blogspot.com/-7kfW-uHZD3U/TeUbWB4UQBI/AAAAAAAAARQ/UqpixFfZEIw/s1600/palombella-rossa-1989-03-g.jpg" alt="" width="529" height="316" />- Io non lo so, però senz&#8217;altro lei ha un matrimonio alle spalle a pezzi.<br />
- Che dice?<br />
- Forse ho toccato un argomento che non&#8230;<br />
- No&#8230;no&#8230;è l&#8217;espressione. Non è l&#8217;argomento, non è l&#8217;argomento, non è l&#8217;argomento&#8230;è l&#8217;espressione. Matrimonio a pezzi. Ma come parla&#8230;<span id="more-1010"></span><br />
- Preferisce rapporto in crisi ? Ma è così kitch&#8230;<br />
- Kitch! Dove le andate a prendere queste espressioni, dove le andate a prendere&#8230;<br />
- Io non sono alle prime armi!<br />
- Alle prime armi&#8230;ma come parla?<br />
- Anche se il mio ambiente è molto cheap…<br />
- Il suo ambiente è molto&#8230;?<br />
- È molto cheap,<br />
- (schiaffeggiandola) Ma come parla?<br />
- Senta, ma lei è fuori di testa!<br />
- E due.<strong> Come parla! Come parla! Le parole sono importanti. Come parla!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<address><em><em><br />
Intervista di Mariella Valentini in &#8216;</em>Palombella Rossa&#8217;, diretto e interpretato da Nanni Moretti, 1989.</em></address>
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		<title>Verità nascoste</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 16:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comunicamente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione Artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Elisa Poletto detto Feltrinon Verità nascoste LietoColle 78 pagine È uscito per la casa editrice LietoColle la seconda raccolta di liriche – dopo Scale di pezza – di Elisa Poletto, giovane poetessa milanese. Munita di un bagaglio filosofico che accoglie tanto il pensiero di Friedrich Nietzsche quanto il romanticismo tedesco, l’autrice tratteggia un viaggio dell’anima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><img class="alignleft" title="poletto" src="http://img4.libreriauniversitaria.it/BIT/578/9788878485785g.jpg" alt="" width="180" height="253" />Elisa Poletto detto Feltrinon<br />
<strong>Verità nascoste<br />
</strong>LietoColle<br />
78 pagine</p>
<p style="text-align: left;" align="right">È uscito per la casa editrice LietoColle la seconda raccolta di liriche – dopo <strong style="text-align: -webkit-auto;">Scale di pezza </strong>– di Elisa Poletto, giovane poetessa milanese.</p>
<p>Munita di un bagaglio filosofico che accoglie tanto il pensiero di <strong>Friedrich</strong> <strong>Nietzsche</strong> quanto il <strong>romanticismo</strong> <strong>tedesco</strong>, l’autrice tratteggia un viaggio dell’anima alla ricerca di una verità non riconducibile a un concetto logico, ma figlia delle sensazioni<span id="more-977"></span>, che si manifesta attraverso <strong>rivelazioni</strong> <strong>momentanee</strong> <strong>e</strong> <strong>improvvise</strong> tra le pieghe della realtà per un “sussurro dell’essere che si denuda”. Verità che fioriscono nei sogni e che devono essere raccolte in fondo all’oblio. Limoni montaliani, verrebbe da pensare.</p>
<p>Il viaggio suggerito in <strong>Verità nascoste </strong>è fatto anche di pause e deviazioni, incomprensioni, ma allo stesso è fondato su una determinazione che ricorda la <strong>ricerca di Dio</strong> del mistico o l’<strong>indagine</strong> <strong>scientifica</strong> del fisico, nelle quali il fenomeno è allo stesso tempo via d’accesso alla conoscenza e ostacolo che ostruisce lo sguardo rivolto verso il vero. L’occhio e l’anima non possono allora che <strong>tendere verso un oltre</strong> e voler trasmigrare.</p>
<p>Con un’interessante prefazione di Markus Ophälders, <strong>Verità nascoste </strong>è un libro per tutti coloro che vogliono – anche solo per pochi attimi – tenersi al riparo dal cicaleccio, della chiacchiera quotidiana (non solo dei media) e gustare in punta di lingua la parola distillata della poesia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’AUTRICE</strong></p>
<p><strong>Elisa Poletto detto Feltrinon </strong>nasce a Milano nel 1984, ma vive da sempre in un piccolo paese nel Parco Agricolo Sud di Milano. Laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, è iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Filosofiche presso lo stesso ateneo. La sua opera prima è <em>Scale di pezza </em>(LietoColle, 2007). A novembre 2009 espone suoi testi nell’ambito della mostra “Pittura e poesia” a cura dell’Associazione Amici dell’Arte e della Cultura presso l’ex convento dell’Annunciata di Abbiategrasso. Nel maggio 2010 compaiono suoi testi nel volume <em>L’ustione della poesia </em>(LietoColle, a cura di Anna Maria Farabbi) e nell’antologia <em>Corale per opera prima </em>(LietoColle).</p>
<p>(26 novembre 2011)                                                             Andrea Favazzo</p>
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